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Il 22 marzo 1979 la DIGOS di Roma inviava
all'autorità giudiziaria, "per opportuna conoscenza, un
telex della Questura di Torino relativo all'arresto",
avvenuto il 17 marzo, "dei brigatisti rossi Acella Vincenzo
e Fiore Raffaele, sin allora ignoto capo della colonna
torinese delle BR, ed alla scoperta di ingente materiale di
natura ideologica, di armi, documenti falsi ed una macchina
da scrivere I.B.M. con testina rotante".
I due erano stati sorpresi in un bar sito in una zona
periferica del capoluogo piemontese con indosso una Beretta
calibro 7,65 e una pistola Browning con pallottola in canna.
A distanza di un chilometro, era stata rinvenuta una Fiat
128 con targhe non proprie, utilizzata come "covo mobile".
Si conclude così la la militanza attiva nelle
Bierre per Vincenzo Acella, nome noto per gli inquirenti che
poco tempo prima avevano emesso il mandato di cattura anche
contro Giuseppe Mattioli, le sorelle Carmela e Claudia
Cadeddu. L’accusa era di concorso in omicidio per
l’uccisione degli agenti Lanza e Porceddu, rivendicata da
una telefonata all’Ansa delle Brigate Rosse, e su tutti
incombeva anche l’accusa di partecipazione a banda armata.
Ma per il ricercato Vincenzo Acella e
Raffaele Fiore, sulla base del materiale trovato in loro
possesso, la DIGOS di Roma formulava una accusa come
corresponsabili dell'eccidio di via Fani e del sequestro
Moro: l'indicazione, per quanto riguarda Fiore, ha poi
trovato riscontro nelle dichiarazioni del brigatista pentito
Patrizio Peci.
Il 13 aprile del 1985 dalla corte d'Assise di
appello di Torino, per le azioni della colonna torinese
"Mara Cagol", verranno emessi 13 ergastoli contro Mario
Moretti, Rocco Micaletto, Raffaele Fiore, Angela Vai,
Vincenzo Acella, Cristoforo Piancone, Nadia Ponti, Silvana
Innocenzi, Maria Carla Brioschi, Franco Bonisoli, Lauro
Azzolini, Andrea Coi e Luca Nicolotti, confermati poi in
Cassazione.
Scheda a
cura di Antonio Melita |