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Adriana Faranda,
nata a Tortorici il 7 Agosto del 1950, all'inizio degli anni Settanta entra
a far parte di Potere operaio. Con
Valerio Morucci,
Bruno Seghetti e
Germano Maccari nel 1973 costituisce il Lap
(Lotta Armata Potere Proletario). All'epoca del
sequestro di Aldo Moro nel 1978 è membro della
Direzione strategica delle Brigate Rosse. "Postina",
insieme con Valerio Morucci nei 55 giorni del
rapimento, il 17 marzo 1978, viene riconosciuta come
la persona che aveva acquistato un berretto da
aviatore simile a quello utilizzato dai
sequestratori di Aldo Moro in via Fani il giorno
precedente. Viene arrestata il 29 maggio 1979 in
casa di Giuliana Conforto, insieme a Morucci. E
sempre con quest'ultimo Adriana Faranda condivide
l'opposizione alla condanna a morte di Moro che la
porterà fuori dalle Br per confluire nei gruppi che
facevano capo alle riviste Metropoli e Pre-print,
collaborando con Franco Piperno, Oreste Scalzone,
Lanfranco Pace. Dopo l'arresto Adriana Faranda si
schiera nall'area cosiddetta della dissociazione.
Nel 1984 dichiara con Morucci in un’intervista a "Il
Corriere della Sera" che la ‘lotta armata’ è
fallita.
A
Roma, nell’aula della Corte d'Assise, Faranda
ricostruisce, per la prima volta, le varie fasi del
sequestro di Aldo Moro, collocando all’ottobre del
1977 la data in cui si decise di agire nei suoi
confronti. Nel 1990 invia al giudice competente per
l’inchiesta sul caso Moro il memoriale scritto
insieme a Valerio Morucci in cui si ricostruiscono
le fasi dell'agguato di via Fani in modo dettagliato
e si fanno i nomi dei brigatisti presenti sul posto.
Nel 1993 nel corso di un'altra deposizione, Adriana
Faranda rivela che il cosiddetto "quarto uomo",
presente nella prigione di via Montalcini, è Germano
Maccari, finito in prigione par altri fatti di
terrorismo, ma mai indagato per il caso Moro. Ha
scontato sedici anni di prigione ed è libera dal
1995.
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