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«Questa
non è la storia delle Brigate Rosse. Non potrei essere io a
farla. È solo una parte di quanto ho vissuto e di come».
In questo
breve spaccato del prologo di “Compagna luna” è racchiuso
tutto il senso e lo spessore del libro di Barbara Balzerani.
Non ci troviamo di fronte ad un ‘com’eravamo’, tanto meno ad
uno dei numerosi tentativi di rimettere ordine nel passato
delle BR compiuto da altri. Per dirla alla Leopardi, questo
scritto è piuttosto la ‘storia di un’anima’, un percorso
interiore che parte dalle inquietudini dell’adolescenza per
attraversare poi altrettanti dubbi, dogmi veri e presunti,
paure e speranze, fino ad un drammatico approdo, quel ‘fine
pena: mai’ che sancisce lo stato giudiziario – e forse anche
umano – a cui la Balzerani pare destinata. La forma scelta
dalla scrittrice per raccontare e raccontarsi è quella del
monologo, attraverso due registri: uno, quello in corsivo,
rappresenta la voce più intima, quella del tempo interiore.
L’altro, trattato con una più formale terza persona, si
prende il difficile compito di parlare delle decisioni
prese, della vita nel contesto collettivo del ‘noi’, non
senza mantenere un atteggiamento pensoso e riflessivo verso
quel concetto di appartenenza a quegli ideali che
costituiscono il soggetto implicito del narrare.
In
“Compagna luna” non c’è una sola riga che non sia
problematica, non una sola parola che non racchiuda una
riflessione dolente ed irrisolta. Questo perché la sua
autrice si fa pienamente carico di tutte le sue identità:
ragazza arrabbiata ed avida di urgenti risposte, militante,
clandestina, fino a specchiarsi con tutte queste epoche
della propria esistenza nell’isola della detenzione. Isola
morale ancor prima che materiale.
Chi cerca
date e nomi in questo libro resterà deluso. Perché il tempo
della memoria, il flusso di coscienza su chi si è stati e
chi si è non può avere rigidi inquadramenti cronologici. In
certi tratti la prosa di Barbara Balzerani pare indirizzarsi
ad una catarsi, permane però il senso di una persona di
grande cultura letteraria e filosofica che, trovandosi a
ragionare su se stessa, emana una struggente impotenza. Si
noti però che mai la scrittrice cerca pietismo o
compassione, anzi: l’incedere narrativo è una via crucis
lucidissima che percorre tutte le tappe della strada
intrapresa e perpetuata attraverso l’appartenenza al
movimento studentesco prima, a Potere Operaio e alle BR poi.
E lucida la Balzerani lo è anche verso se stessa in quanto
acerba ragazza e poi donna consapevole. E’ forse questa
impassibile lucidità a porre paradossalmente l’accento ai
frangenti in cui il dramma avanza e la logica degli eventi
pare venir meno senza potervi porre attivamente rimedio.
Nel suo
libro “La peggio gioventù” Valerio Morucci scrive che
‘(…) Ha un dono Barbara. Anche lei sa scrivere, e bene. Da
invidiarla, per questo’ . Ed è vero: “Compagna luna” è
un’opera letteraria che ricorda, per questo suo doppio
registro ‘pensiero – azione’ un capolavoro di Elio Vittorini,
“Uomini e no” (1945), in cui sfera privata e necessità
politico – sociale avanzano di pari passo, pur restando ben
distinti nel carattere della scrittura. L’introspezione che
caratterizza il libro della Balzerani rifugge da tentativi
di retorica, mantenendosi cruda, essenziale e immediata nel
suo carico di tensione emotiva. Ecco perché probabilmente
questo libro piacerà più ai lettori di Proust che non agli
storici o ai giuristi.
Alessio Spina |