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Sui
collegamenti internazionali del terrorismo italiano, e delle
Brigate Rosse in particolare, è stato detto e scritto molto.
Qui vogliamo proporre i contenuti di una analisi elaborata
dal nostro Servizio all'inizio degli anni '80, già
declassificata nella seconda metà degli anni '90 su
richiesta della Magistratura. Il quadro, tracciato
attraverso informazioni provenienti da tre diversi canali
(fonti informative, organismi di intelligence stranieri e
dichiarazioni dei primi "pentiti"), ha trovato significativi
riscontri nelle testimonianze fornite da alcuni leader
dell'organizzazione brigatista in sede processuale.
Le diverse
informazioni raccolte tra la fine degli anni '70 e l'inizio
degli anni '80 indicavano l'esistenza di una "struttura
internazionale" del terrorismo, con sede a Parigi, avente il
compito di coordinare le azioni dei vari gruppi eversivi
operanti in Europa (IRA, ETA, NAPAP, RAF), al fine di
inquadrarle in un unico processo di destabilizzazione
dell'Alleanza Atlantica e delle democrazie occidentali.
Nucleo
essenziale di questa "struttura" francese era l'Istituto
linguistico Hyperion, cui facevano capo cittadini francesi e
italiani.
L'Istituto
svolgeva anche opera di mediazione per l'organizzazione di
incontri tra terroristi italiani e stranieri (palestinesi,
tedeschi, irlandesi) che, per motivi di sicurezza, si
tenevano solitamente in territorio francese.
Tali
contatti, cui da parte italiana partecipavano brigatisti di
spicco quali Mario Moretti, Laura Braghetti, Vincenzo
Guagliardo e Giovanni Senzani, si sarebbero intensificati
dopo il sequestro e l'assassinio dell'On.le Aldo Moro.
Lo stesso
Mario Moretti ricordava, nel suo libro-intervista: "fummo
cercati dopo il sequestro Moro. Da tutti. La Raf, l'Eta, l'Olp,
alcuni compagni francesi. I contatti li stabilimmo a Parigi"
(1) .
Nell'estate
del 1978, venne organizzato un incontro a Parigi tra Mario
Moretti e un rappresentante dell'O.L.P. (di identità mai
rivelata, ma presumibilmente con il ruolo di "Ministro
dell'Interno" di quella organizzazione).
Diversi
erano gli obiettivi perseguiti da brigatisti e palestinesi.
In particolare, per le B.R. si trattava soprattutto di
ottenere armi ed esplosivi, assistenza per i latitanti
all'estero e accesso ai campi di addestramento in Libano.
Per l'O.L.P.,
invece, prioritaria era la possibilità di commissionare alle
B.R. attentati contro obiettivi israeliani ed ebraici in
Italia. Tale strategia rispondeva alla volontà dei
palestinesi di non violare l'impegno "informale" a non
operare direttamente su territorio italiano. Le B.R.,
inoltre, avrebbero dovuto custodire, in Italia, armi per
conto dei palestinesi (2) .
Il primo
risultato dell'incontro fu la consegna di un carico di armi
il cui trasporto, organizzato da Mario Moretti ed altri,
avvenne attraverso un valico alpino della Liguria
nell'estate del 1978.
Questo
carico comprendeva, tra l'altro, alcuni fucili mitragliatori
kalashnikov (uno dei quali venne usato in Piazza Nicosia
nell'attentato contro il Comitato Provinciale Romano della
D.C., mentre un altro venne rinvenuto nel covo di Via
Silvani a Roma nel gennaio 1982), un lanciagranate di
fabbricazione sovietica Rpg e una mitragliatrice.
Nel corso
degli incontri successivi, protrattisi fino all'arresto di
Mario Moretti (aprile 1981), era stato raggiunto una sorta
di accordo, che tra l'altro prevedeva:
-
l'assistenza ai brigatisti latitanti in Francia o in Angola;
- la
fornitura di armi da parte dell'O.L.P.;
- la
pianificazione, da parte delle B.R., di attentati contro
obiettivi israeliani (3) .
Punto
cruciale dell'accordo erano i campi palestinesi in Libano.
In particolare, fu stabilito che in caso di partecipazione
ai corsi di addestramento, i brigatisti non avrebbero
ricevuto alcuna assistenza dai palestinesi per il passaggio
delle frontiere.
Inoltre, i
loro documenti non avrebbero dovuto consentire di far
risalire all'O.L.P. la responsabilità della presenza degli
italiani (l'O.L.P. in effetti non vedeva di buon occhio la
richiesta delle Brigate Rosse di accesso ai campi
palestinesi per il timore di eventuali complicazioni con il
Governo italiano. Per lo stesso motivo i rappresentanti
dell'O.L.P. non accettarono mai di incontrare i brigatisti
in Italia).
Il progetto
di collaborazione tra Brigate Rosse e O.L.P sarebbe stato,
secondo fonti attendibili, particolarmente a cuore al
"Ministro dell'Interno" dell'O.L.P., in quanto egli
rappresentava una fazione marxista di minoranza in seno
all'organizzazione.
Il successo
di una eventuale campagna anti-israeliana, condotta su scala
europea dai vari gruppi terroristici con i quali egli era in
contatto, avrebbe indubbiamente accresciuto l'influenza
della sua corrente nell'ambito dell'organizzazione.
Mario
Moretti, in effetti, sostenne di aver avuto contatti con una
parte dell'O.L.P. "di tendenza comunista, che guardava molto
all'Europa. Per loro era importante che nei paesi dell'area
mediterranea si creasse una forte opposizione, armata se
possibile, per indebolire la morsa dell'imperialismo
americano in Medio Oriente" (4) .
Nell'estate
del '79 l'O.L.P. accettò di fornire alle B.R. un altro
carico di armi, che sarebbero state consegnate a Cipro e -
per motivi di copertura - tutte di produzione occidentale.
In effetti,
nel luglio-agosto del 1979 Mario Moretti, Riccardo Dura ed
altri due brigatisti si imbarcarono sul "Papagos", un
panfilo di proprietà di uno psichiatra di Ancona, e si
recarono a Cipro (questo secondo le nostre informazioni;
Moretti in realtà - vedasi box alla pagina seguente - parla
di una "tappa" a Cipro e di un prelievo sulle coste
libanesi).
Il carico
comprendeva, tra l'altro, circa 150 mitra Sterling (5) , una
decina di fucili Fal di fabbricazione belga e cinque/sei
quintali di esplosivo al plastico (trasportati nell'isola da
imbarcazioni palestinesi).
Il
materiale venne in parte distribuito alle varie Colonne
delle Brigate Rosse ed in parte occultato in depositi
situati in Sardegna e nelle vicinanze di Treviso (deposito
del "Montello").
Le armi che
sarebbero dovute restare a disposizione dell'O.L.P. erano
state contrassegnate con una "F" blu per indicare il
"Fronte".
Le armi
destinate a Roma vennero trasportate in treno nel novembre
del 1979 da Antonio Savasta e altri brigatisti e distribuite
nei covi di Via Silvani, Via Pesci, Via D'Andrea e Via
Tiburtina.
Nel
deposito del "Montello" (una buca profonda oltre due metri)
venne trovato, avvolto in giornali arabi, parte del
materiale trasportato col "Papagos" e cioè, fra l'altro,
caricatori e fucili Fal, otto mitra Sterling ed alcuni tubi
di gelatina.
Dopo
l'arresto di Mario Moretti, il Fronte delle Carceri (allora
capeggiato da Senzani) e le altre Colonne
dell'organizzazione, tentarono di acquisire il numero di
telefono dell'utenza parigina per entrare in contatto con la
rete francese.
Moretti, il
solo in possesso del numero, forse per il forte stress
emotivo successivo all'arresto (6) , non fu in grado di
richiamarlo alla memoria e il contatto con la Francia,
pertanto, si interruppe.
Nella
seconda metà del 1981, in seno alle Brigate Rosse inizia a
profilarsi la spaccatura tra l'ala "partitica" (il gruppo
Senzani) e l'ala "ortodossa" (Colonne di Roma, Genova,
Mestre).
I motivi di
tale, profondo, dissenso sono vari ed articolati ed
affondano le loro radici in problematiche di carattere
ideologico ed operativo (7) .
Tuttavia,
si è portati a ritenere che tra le varie cause della
scissione tra "partitici" e "militaristi" possa essere
inserita la differente valutazione, da parte dei due gruppi,
sulla opportunità di intrattenere legami con l'estero.
Illuminante, al riguardo, può essere considerato il
contenuto di un manoscritto, in possesso di Giovanni Senzani
al momento del suo arresto, nel quale erano contenute
indicazioni di estrema importanza.
Nello
scritto (redatto con frequenti annotazioni e sigle che a
tratti rendevano l'interpretazione difficoltosa),
l'estensore esprimeva l'opinione che il KGB fosse in grado
di "pilotare" l'attività delle maggiori organizzazioni
terroristiche europee e palestinesi, in funzione
anti-occidentale.
In
particolare, secondo Senzani, l'U.R.S.S. sarebbe stata
interessata a far fallire il cosiddetto asse euro-socialista
instaurato tra Kreisky e Mitterand, la cui politica di
attenzione nei confronti dell'ala moderata dell'O.L.P.,
capeggiata da Arafat, sarebbe stata considerata contraria
agli interessi sovietici nello scacchiere mediorientale.
Al
riguardo, Alberto Franceschini ricordava: "a Parigi si
discuteva di geopolitica, dei grandi giochi dell'Est e
dell'Ovest, innanzitutto sulla scacchiera europea e
mediterranea. E dei grandi giocatori. Non solo Urss e Usa,
ma anche, per fare un esempio, un asse socialista
franco-austriaco, un terzo giocatore, l'asse
Mitterand-Kreisky…" (8) .
Sempre
secondo Senzani, il Servizio sovietico avrebbe fornito
appoggi alla fazione estremista palestinese capeggiata da
Abu Nidal, la cui attività risultava finalizzata a far
fallire i progetti (appoggiati anche da Arafat) di
elaborazione di piani di pace in Medio-Oriente.
Quale che
fosse la fondatezza delle opinioni di Senzani, le stesse
dovevano essere valutate con la massima attenzione, in
quanto provenienti da un "osservatore privilegiato" del
mondo clandestino in cui per anni si erano agitate
esasperate tensioni ed ambigui interessi.
Il "gruppo
Senzani", al contrario dei "militaristi" (apertamente
accusati di essere divenuti le pedine di un gioco le cui
regole erano state stabilite dai sovietici), intratteneva
rapporti diretti con ambienti francesi.
In
particolare i brigatisti dell'ala "partitica" avevano
rapporti con un certo "Paul" (che sarebbe venuto spesso a
Roma) e tale "Catherine".
Secondo
convergenti informazioni provenienti da altra fonte, un
certo "Paul", francese, procurava armi anche all'I.R.A.
Il fatto
che, nel già citato appunto di Senzani, fosse testualmente
scritto "I.R.A. - tramite anche Paul", induceva ad
ipotizzare che lo sconosciuto cittadino francese (non si sa
per conto di chi) avesse intrattenuto rapporti - forse in
funzione di collegamento e rifornimento – anche tra I.R.A. e
Brigate Rosse "partitiche".
Risultava,
inoltre, da un documento sequestrato nel gennaio 1982 in un
"covo" del "gruppo Senzani" che l'ala "partitica" delle B.R.
aveva in programma di fondare una "colonna esterna".
Questo
documento appariva di estremo interesse in quanto contenente
(sia pure in forma spesso criptica) una disamina dello stato
delle relazioni tra brigatisti e gruppi stranieri e/o Stati
esteri.
La "colonna
esterna" delle B.R., avrebbe dovuto, nelle intenzioni degli
estensori del documento, svolgere ruoli di:
-
reclutamento, per il recupero dei fuoriusciti italiani e la
cooptazione di "elementi internazionali";
- indirizzo
politico-diplomatico, essenziale per stabilire rapporti con
i movimenti clandestini europei, di liberazione del Terzo
Mondo e i governi 'progressisti'. Lo scopo era di sollevare
a livello internazionale il problema della legislazione
antiterrorismo e del trattamento dei "prigionieri politici";
di creare difficoltà per lo "schieramento riformista"; di
rendere possibili forme di collaborazione politico-militare
e di creare punti di appoggio per "compagni liberati";
- gestione
logistica, per cui la colonna esterna avrebbe dovuto fungere
da centro-archivio, base di rifugio per latitanti, ricerca
di armi, fondi e rifornimenti, centro di elaborazione di
materiale politico-ideologico.
Nello
stesso documento veniva tracciato un quadro generale dei
rapporti internazionali già avviati o in corso di
maturazione all'estero.
Nonostante
i Paesi fossero indicati soltanto con un numero di codice,
dall'analisi dello scritto si desumeva che mentre in
Svizzera, prima tappa per i compagni che uscivano
dall'Italia, i terroristi disponevano di una buona rete
logistica, in Francia i brigatisti potevano contare su una
solida rete locale autogestita (la Francia, proprio per
questo motivo sarebbe stata prescelta, come sede europea
della "colonna esterna").
In alcuni
Paesi africani (dei quali è possibile identificare con
certezza soltanto l'Angola) il "gruppo Senzani" aveva
allacciato contatti anche con Autorità governative, mentre
in Asia (presumibilmente in Cambogia) sarebbero stati
stabiliti "ottimi rapporti" con il Fronte di Liberazione
locale (forse il "Fronte Khmer") e con il Ministro della
Difesa.
In Irlanda,
infine, i brigatisti avevano contatti con i "responsabili
dei rapporti internazionali" dell'I.R.A., che erano
interessati alla strategia del carcerario.
Secondo
quanto affermato nel progetto di costituzione della "colonna
esterna", la stessa avrebbe dovuto avere una base europea
(Francia) ed una asiatica (Cambogia).
Anche se la
disarticolazione del "gruppo Senzani" e della fazione
partitica delle Brigate Rosse aveva fatto saltare il
programma ed i contatti avviati, il documento sequestrato al
brigatista appariva importante in quanto confermava che i
brigatisti dell'ala "partitica" erano attestati su una
posizione antisovietica ed avevano intenzione di costituire
una "Colonna" in Cambogia, dove agivano i Khmer rossi,
appoggiati dalla Cina.
Con
l'arresto di Vincenzo Guagliardo, Laura Braghetti, Mario
Moretti e, successivamente, di Fulvia Miglietta, i rapporti
con le "strutture" francesi vennero interrotti dalle B.R.
che non riuscirono a contattare gli appartenenti alla rete
clandestina.
Per tali
motivi, nel corso di una riunione del "comitato esecutivo"
dell'organizzazione, tenutasi durante il sequestro Dozier,
venne affrontato il problema dei collegamenti esteri da
riallacciare per sfruttare, a livello internazionale, i
risultati della "campagna anti-NATO".
In quella
occasione sarebbero state avanzate due proposte: la prima
prevedeva la pubblicazione degli interrogatori di Dozier o
la realizzazione di una intervista, con giornalisti
stranieri, sulla rivista "Corrispondenza Internazionale"; la
seconda, invece, auspicava l'avviamento di contatti con i
Servizi Segreti bulgari.
Tale
proposta venne accolta da alcuni con scetticismo, in quanto
implicava per le Brigate Rosse la perdita delle proprie
caratteristiche "nazionali".
Le
clamorose rivelazioni sui possibili coinvolgimenti bulgari
nel sequestro Dozier e nell'attentato al Papa,
contribuirono, con ogni probabilità, alla chiusura dei
canali di comunicazione tra brigatisti latitanti e gruppi
stranieri.
A Parigi,
comunque, risultavano attive anche altre strutture, che
lanciavano a livello internazionale iniziative di ambienti
eversivi collegati all'estrema sinistra italiana, come il
"Centro internazionale di cultura popolare" di Rue de
Nanteuil.
Il "Centro"
avrebbe avuto come scopo dichiarato la promozione e la
difesa della cultura popolare di tutti i Paesi, fornendo ai
suoi aderenti supporto logistico, nonchè canali di
comunicazione utili al loro sviluppo.
In realtà,
da informazioni acquisite tramite organismi collegati,
risultava che nei locali parigini si riunivano
frequentemente elementi appartenenti a gruppi terroristici
europei e palestinesi e militanti italiani delle Brigate
Rosse, di Prima Linea, delle Unità Comuniste Combattenti e
di Autonomia Operaia.
Ciò faceva
legittimamente ritenere che il "Centro" svolgesse unicamente
una funzione di "copertura", in favore di una struttura
terroristica internazionale, il cui scopo sarebbe stato
quello di coordinare a livello europeo e medio-orientale
l'attività dei gruppi eversivi operanti nello scacchiere
europeo e mediterraneo.
L'attendibilità di tale conclusione, con particolare
riferimento al coinvolgimento di terroristi italiani in
questa "struttura" internazionale, sembrava confermata dalla
circostanza che tra i promotori e principali animatori di
questa sede parigina figurassero alcuni esponenti di rilievo
dell'Istituto Hyperion, il cui ruolo di primissimo piano
nelle vicende terroristiche di quegli anni è stato poi
confermato dalle risultanze probatorie acquisite dai
Magistrati veneti e romani nel corso di procedimenti penali
a carico di brigatisti rossi.
Estremisti
armeni, palestinesi, irlandesi ed italiani si riunivano in
Rue de Nanteuil nella sede del "Centro Internazionale di
cultura popolare", da dove partivano iniziative volte ad
influenzare l'opinione pubblica francese sul problema
dell'"asilo politico" ai rifugiati stranieri e venivano
organizzate petizioni e collette.
Un'altra
rete di supporto a terroristi italiani latitanti, con base a
Parigi, era rappresentata dal "Collettivo unitario per la
liberazione dei prigionieri politici" sorto nella capitale
francese per iniziativa di alcune frange
dell'extraparlamentarismo transalpino (anarchici, autonomi,
fiancheggiatori di ACTION DIRECTE).
Secondo
fonti attendibili tale Collettivo non sarebbe stato altro
che un'ulteriore emanazione dell'Istituto Hyperion.
Per quanto
riguardava altri gruppi italiani, come riferito alla
Magistratura da numerosi "pentiti", sin dagli anni 1976-1977
alcune organizzazioni straniere (in particolare KGB e O.L.P.)
avevano intessuto una fitta rete di rapporti, basati
essenzialmente sulla fornitura di armi, con le formazioni
"minori" dell'eversione e del terrorismo italiano (Comitati
Comunisti Rivoluzionari, Prima Linea, Autonomia Operaia,
ecc.).
Il
principale mediatore di tali contatti tra palestinesi ed
estremisti italiani era un militante noto come "Corto
Maltese", che agiva come emissario del "Fronte Popolare per
la Liberazione della Palestina" di George Habbash.
Nel
luglio-agosto 1978, "Corto Maltese" avrebbe effettuato un
primo trasporto di armi via mare dal Libano in Italia.
Con questo
viaggio venne trasferito, dai campi palestinesi del Libano
meridionale agli arsenali clandestini dei terroristi
italiani, un ingente quantitativo di armi, tra cui tre
missili terra-terra, del tritolo e una quindicina di
kalashnikov (9) .
In quel
periodo "Corto Maltese" si sarebbe mosso agevolmente non
solo in Libano ma anche in Siria grazie al supporto fornito
dalla resistenza palestinese.
Nell'estate
del 1979 avrebbe tentato di trasportare via mare un altro
carico di armi, ma la spedizione venne interrotta da un
naufragio sulle coste di Cipro.
L'esame
della questione dei collegamenti internazionali delle
Brigate rosse pone in evidenza come l'organizzazione
italiana non sia stata "manipolata" dall'esterno, ma abbia
agito piuttosto su un piano di parità rispetto ai gruppi
stranieri con i quali entrava in contatto.
La
liberazione del Generale Dozier e il collasso
dell'organizzazione dovuto al 'pentitismo' hanno fatto
saltare la rete dei collegamenti, segnando la fine della
stagione 'internazionale' del terrorismo brigatista.
Note
(1) Mario
Moretti, Brigate Rosse. Una storia italiana
(2) In
effetti agli inizi del 1982 vennero rinvenute armi di
fabbricazione sovietica avvolte in giornali arabi nel
deposito B.R. del Montello (Treviso).
(3) A
questa informazione potrebbe essere ricollegato il
rinvenimento nelle tasche di Bruno Seghetti al momento del
suo arresto (maggio 1980) di un biglietto contenente i
recapiti a Roma dell'Ambasciatore e dell'Addetto Militare
israeliani. L'ipotesi avanzata in un primo tempo, e cioè che
il biglietto costituisse la prova di contatti tra Servizi
israeliani e brigatisti è stata, tuttavia, smentita dalle
dichiarazioni – sull'episodio – di alcuni "pentiti" e dal
fatto che il biglietto era scritto in inglese, lingua
sconosciuta al Seghetti.
(4) Mario
Moretti, Brigate Rosse. Una storia italiana
(5) Questi
mitra di fabbricazione inglese facevano parte di un lotto di
1000 pezzi venduto dalla Gran Bretagna alla Tunisia e da
questa ceduto all'OLP. Uno degli Sterling forniti dall'OLP
alle B.R. venne utilizzato per l'assassinio dell'Appuntato
dell'Arma Santo Lanzafame, ucciso in Sardegna da terroristi
di "BARBAGIA ROSSA" nel settembre 1981.
(6)
Potrebbe anche trattarsi, ovviamente, di dimenticanza
voluta, in prospettiva del possesso di una possibile "carta"
da spendere successivamente.
(7) Per una
analisi approfondita delle dinamiche sviluppatesi
all'interno delle Brigate Rosse, si rimanda all'articolo di
questa rivista "I percorsi dell'ideologia B. R: - 1^ e 2^
posizione", pubblicato sul n. 1/2005, pp. 63-71.
(8)
Giovanni Fasanella, Alberto Franceschini, Che cosa sono le
BR
(9) Uno di questi sarebbe stato
utilizzato dal commando di terroristi di Prima Linea
nell'assalto alla Scuola di formazione aziendale di Torino
nel dicembre 1979.
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