CRONOLOGIA

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GLI ANNI DI PIOMBO IN ITALIA - CRONOLOGIA ESSENZIALE

"Operazione Fritz" - Cronologia del caso Moro

 

 

I principali protagonisti dell’operazione

 

- Mario ‘Maurizio’ Moretti

- Valerio ‘Matteo’ Morucci

- Bruno ‘Claudio’ Seghetti

- Germano ‘Gulliver’ Maccari

- Anna Laura ‘Camilla’ Braghetti

- Barbara ‘Sara’ Balzerani

- Adriana ‘Alexandra’ Faranda

- Prospero ‘Giuseppe’ Gallinari

 

16 marzo, via Fani, Roma

-   All’agguato prendono parte i 4 brigatisti-avieri Prospero Gallinari, Valerio Morucci, Raffaele Fiore e Franco Bonisoli, più Mario Moretti, Alessio Casimirri, Alvaro Loiacono, Barbara Balzerani, Bruno Seghetti e Rita Algranati, la “vedetta”.

 

-    h. 9.02-9.05: il commando Br entra in azione. L’intera scorta (gli agenti di polizia Raffaele Iozzino e Giulio Rivera, il maresciallo dei carabinieri Oreste Leonardi, l’appuntato dei carabinieri Domenico Ricci e il vice brigadiere di polizia Francesco Zizzi) viene sterminata, l’on. Moro prelevato - insieme a 2 delle sue 5 abituali borse - e trasferito su una Fiat 132.

 

-    Secondo la versione processuale fornita da Valerio Morucci, Moro viene trasferito subito nell’appartamento di via Montalcini 8 (l’unica “prigione” per tutti i 55 giorni del sequestro). In via Montalcini vivono stabilmente Anna Laura Braghetti  e Germano Maccari (l’ing. Altobelli), affittuari del locale, mentre Mario Moretti e Prospero Gallinari vi fanno la spola.

 

-    Due ore dopo l’agguato, il ministro dell’Interno Francesco Cossiga istituisce un Comitato tecnico-operativo per coordinare le ricerche e l’azione delle forze di polizia e sicurezza. Tutti i componenti di tale struttura figureranno iscritti negli elenchi della Loggia P2 di Licio Gelli.

 

-    In quello stesso giorno al Viminale si decide di istituire un ulteriore “gruppo ristretto”, incaricato di gestire la crisi presso il ministero dell’Interno; il Parlamento non conoscerà l’esistenza né, tantomeno, l’attività di tale “gruppo”.

 

-    L’attività del Comitato tecnico-operativo viene verbalizzata fino al 3 aprile: i verbali successivi, se esistono, non sono mai stati trovati.

18 marzo

 

-    Comunicato n°1 delle Br con allegata la foto di Moro nella “prigione del popolo”. Su segnalazione di due inquilini dello stabile, la polizia giunge nei pressi dell’appartamento di via Gradoli 96, bussa alla porta, non ottiene risposta e si defila. In quell’appartamento vivono Mario Moretti e Barbara Balzerani.

21 marzo

 

-    Il Governo emana le norme d’emergenza antiterrorismo (vedi la parte seconda della cronologia).

25 marzo

 

-    Comunicato n°2: le Br hanno cominciato il “processo” contro Moro e la Dc; l’interrogatorio è condotto dal solo Moretti. Oltre a Moretti solamente Prospero Gallinari ha contatto con Moro.

29 marzo

 

-    Lettera di Moro, la prima delle 28 che scriverà durante i 55 giorni di prigionia,  a Cossiga: il leader Dc chiede al governo di trattare con le Br. La lettera dovrebbe rimanere segreta secondo la volontà dell’ostaggio, ma le Br decidono di renderla pubblica insieme al comunicato n° 3. Oltre alla lettera indirizzata a Cossiga, le Br fanno recapitare altre 2 lettere: una alla moglie Eleonora e l’altra all’amico Rana.

30 marzo

 

-    Le forze politiche confermano la linea della fermezza: non verrà intavolata alcuna trattativa con il partito armato.

2 aprile

 

-    Bologna: la seduta spiritica e l’indicazione della località Gradoli, uno degli episodi più grotteschi dell’intera vicenda. A questa fantomatica seduta, a cui partecipa – tra gli altri – anche il futuro Presidente del Consiglio Romano Prodi, lo spirito evocato compone sul tavolo le lettere G-r-a-d-o-l-i. I partecipanti alla seduta informano le forze dell’ordine che assediano il paese di Gradoli, in provincia di Viterbo, senza però trovare traccia di Aldo Moro. Gli investigatori sostengono che a Roma non esiste una via Gradoli. Anziché da uno spirito, l’indicazione arriva ai professori bolognesi probabilmente dagli ambienti vicini dell’autonomia.

4 aprile

 

-    Comunicato n° 4 e lettera di Moro a Zaccagnini: lo statista rinnova gli appelli alla trattativa. Nella Dc una minoranza favorevole al dialogo con il partito armato, capeggiata da Amintore Fanfani, prende contatti con il Psi di Bttino Craxi.

10 aprile

 

-    Comunicato n° 5: le Br rendono pubblicano l’interrogatorio a Moro nel quale lo statista si scaglia duramente contro Taviani, accusato di opportunismo e trasformismo. Lo stesso Taviani, infatti, Ministro degli Interni all’epoca del sequestro Sossi, si era dichiarato favorevole in quella occasione a un eventuale scambio di prigionieri.

15 aprile

 

-    Comunicato n° 6: il processo è finito e le Br condannano a morte l’on. Moro.

18 aprile

 

-    Viene finalmente scoperta la base di via Gradoli, in circostanze da alcuni ritenute quantomeno “strane”.

 

-    Giunge alle redazioni dei quotidiani il falso comunicato n° 7 del Lago della Duchessa. Obiettivo della messiscena, ideata da Claudio Vitalone (all’epoca magistrato della Procura di Roma) e realizzata dall’ambiguo falsario d’arte Tony Chicchiarelli (legato alla banda della Magliana), è quello di saggiare la reazione dell’opinione pubblica e “sparigliare” il gioco delle Br.

20 aprile

 

-    Il vero comunicato n° 7: ultimatum di 40 ore delle Br (scambio di prigionieri o esecuzione entro le ore 15 di sabato 22 aprile). Bettino Craxi rompe definitivamente il fronte della fermezza incaricando il Ministro di Grazia e Giustizia Giuliano Vassalli di individuare quali potrebbero essere i prigionieri adatti allo scambio. In serata, Dc e Pci si riuniscono e confermano invece la linea della fermezza.

22 aprile

 

-    L’appello di Paolo VI: “uomini delle Brigate rosse, vi prego in ginocchio, liberate Moro senza condizioni”.

24 aprile

 

-    Comunicato n° 8 e lettera di Moro a Zaccagnini e alla Dc.

26 aprile

 

-    Craxi ripropone la via della trattativa indicando i nomi di tre terroristi non macchiatisi di reati di sangue a cui sarebbe ipotizzabile la concessione della grazia.

27 aprile

 

-    L’asse Psi-Autonomia-Morucci/Faranda intensifica le attività e i contatti per trovare una soluzione; i due “postini” delle Br si incontrano con Lanfranco Pace e Oreste Scalzone, ex leader di Potere operaio.

3 maggio

 

-    Vertice a P.zza Barberini tra Moretti, Faranda e Morucci i quali esprimono la loro contrarietà alla decisione di uccidere Moro: questa posizione determinerà in seguito la fuoriuscita dei due dall’Organizzazione.

5 maggio

 

-    Comunicato n° 9: “concludiamo la battaglia eseguendo la sentenza di morte”. Moro alla moglie: “Siamo, credo, al momento conclusivo”.

6 maggio

 

-    I contatti avviati con le Br tramite gli esponenti dell’Autonomia confermano che le Br accetterebbero lo scambio “uno contro uno”.

9 maggio

 

-    Il corpo senza vita dell’on. Moro viene trovato in via Caetani: a sparare è Mario Moretti. Il 6 dicembre 2001 spuntano inoltre i verbali della direzione di partito della Democrazia cristiana tenuta il 9 maggio dai quali emerge – contro qualsiasi ipotesi circa la possibilità di un’apertura in extremis alla trattativa con le Br – che il destino di Moro era ormai deciso e accettato dai vertici della Dc. Neppure Fanfani avrebbe rilanciato la linea della trattativa.

 
 

Ultima modifica di questa pagina: giovedì, 23 novembre 2006 00.23

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