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La storia
dell’assassinio di Walter Tobagi non è una storia delle
Brigate rosse. Walter Tobagi, giornalista del Corriere
della Sera, fu assassinato il 28 maggio 1980 da chi
nelle Brigate rosse ambiva ad entrare, da quella Brigata
XXVIII Marzo disgraziatamente nata all’interno di quella
nebulosa eversiva originata dalle derive militariste
dell’Autonomia milanese. La storia della morte di Walter
Tobagi è in tal senso un storia emblematica per capire quali
livelli raggiunse lo scontro ideologico in Italia a cavallo
tra gli anni Settanta e Ottanta e questo documentario –
realizzato dal gruppo di lavoro di Giovanni Minoli e in
parte basato sulle rivelazioni contenute nel libro di R.
Arlati e R. Magosso
Le carte
di Moro, perché Tobagi
– ricostruisce l’intera vicenda in maniera esemplare,
riuscendo nell’intento di coniugare l’efficacia
dell’esposizione e della narrazione dei fatti con la giusta
resa drammatica della confezione del prodotto.
Perché
Tobagi? Storia di un giornalista scomodo
racconta
gli eventi soffermando la propria attenzione prima sulla
figura della vittima e sui motivi per cui si sia potuto
parlare – come si è fatto – di un “omicidio annunciato”. Poi
l’attenzione si sposta invece sui carnefici, su quella banda
Barbone che, a pochi giorni dal fatto, diede prova della
propria, assoluta inconsistenza umana resa ancora più
disgustosa e stridente dalla delazione di massa, dal
pentimento opportunista, dalla totale mancanza di qualsiasi
dignità, seppure nella tragedia. Ne viene fuori uno spaccato
a tratti desolante, durante il quale la rabbia di chi guarda
e apprende si alterna all’incredulità, una delle tante
vicende contemporanee della storia d’Italia sulla quale in
molti vorrebbero stendere il pietoso velo dell’oblio.
GB |