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Carlo
Lucarelli, con la sua ormai mitica serie televisiva Blu
Notte, ci ha da tempo abituato a prodotti televisivi –
visti i tempi che corrono – di assoluto valore, sia in
termini di capacità di audience, sia per ciò che riguarda il
valore più propriamente storico-documentale delle sue
ricostruzioni. Tanta era quindi l’attesa per il doppio
appuntamento che lo scrittore bolognese aveva dedicato
niente di meno che alla storia del partito armato, alla luce
anche dei recentissimi fatti che avevano riportato in auge
la stella a cinque punte. E come spesso accade, a tanta
attesa è corrisposta anche una certa delusione. Perché,
diciamolo chiaro e tondo, questa volta la ciambella non è
riuscita proprio bene. Sarà che riassumere in poco più di
tre ore complessive di programma una storia ventennale non
è cosa molto semplice; sarà che il carattere prima di tutto
politico (e solo in secondo luogo criminale) della storia
delle Brigate rosse non ha permesso la resa di quel pathos a
cui il pubblico di fedeli della trasmissione era stato
abituato. Sarà, infine, che il lungo elenco di vittime
snocciolato nel corso delle due puntate ha provocato una
sorta di alienazione nello spettatore, senza che quest’ultimo
riuscisse a farsi davvero una idea del perché di tutto quel
sangue versato. Sarà tutto questo (o dell’altro ancora) ma
il risultato finale è stato, dicevamo, piuttosto deludente.
Eppure non era certo male l’idea di alternare il racconto
con i costanti richiami alla vita di Nadia Lioce e
sottolineare così il distacco generazionale che separa i
protagonisti di un tempo con gli ultimi epigoni del presente
della lotta armata. L’impresa, però forse era troppo grande
per essere confinata in due soli appuntamenti. D’altronde
già ce lo aveva insegnato Sergio Zavoli con la sua ormai
leggendaria La Notte della Repubblica: un fenomeno
così complesso e articolato come la lotta armata per essere
raccontato nel migliore dei modi in televisioni necessita di
uno spazio e di un approfondimento molto ampli, che
probabilmente gli odierni palinsesti televisivi non possono
permettersi di concedere.
GB |