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Homepage Br & Arte Cinema Una fredda mattina di maggio

   
  Titolo: Una fredda mattina...
  Regia: Vittorio Sindoni
   
  Interpreti: Sergio Castellitto
  Roberto De Francesco
  Leonardo Ferrantini
  Alessandra Acciai
  Margaret Mazzantini
  Marie Laforet
  Paese: Italia
  Anno: 1990
  Durata: 102 Minuti
   
  Giudizio:
   

 

 

I nomi e i riferimenti sono diversi, fittizi, di fantasia. Ma la vicenda narrata è quella di Walter Tobagi, il giornalista del «Corriere della Sera» ucciso dagli uomini e dalle donne della Brigata XVIII marzo il 28 maggio 1980. Quella di Walter Tobagi è una storia di cui ci siamo già più volte occupati nelle pagine di questo sito, nella sezione «Libri»  e in quella «Br arte» dedicata ai documentari televisivi. È una storia, pur tuttavia, che solo marginalmente sfiora l’esperienza politica e militare delle Brigate rosse, essendo invece molto più legata all’ambiente dell’eversione diffusa post settantasettino. Le biografie degli uomini e delle donne della Brigata XVIII marzo provenivano infatti tutte da lì, da quella Milano rivoluzionaria che Vittorio Sindoni tratteggia nel suo film in maniera severa, evidenziandone i luoghi oscuri e le ambiguità, e mettendo in luce soprattutto le neppure troppo malcelate connivenze di certa borghesia milanese dell’epoca con i settori più avanzati del sovversivismo giovanile. E se un pregio possiede questa pellicola, esso consiste proprio nell’assunzione di una precisa tesi di fondo, condivisibile o meno, ma pur sempre chiara e priva di ambiguità: Walter Tobagi fu ucciso sì materialmente da quattro rivoluzionari da strapazzo, ma le condizioni del suo isolamento politico e professionale – che favorirono la scelta di ucciderlo da parte dei suoi carnefici – iniziarono a delinearsi ben prima di quel 28 maggio 1980 e in un contesto (la redazione del «Corsera» e le stanze del sindacato dei giornalisti) che poco avrebbero dovuto aver a che fare con la rivoluzione e con la P38.

Ma i meriti del film, diciamolo subito, si fermano qui. Potremo anzi citare anche la bella prova recitativa di un Sergio Castelletto alle prime armi, capace di restituire in pieno la pacatezza e l’intelligenza curiosa di Tobagi. Ma per il resto, il film di Sindoni sembra rimanere vittima di tutti i difetti del più modesto e dimesso cinema italiano: non possiede quella forza di denuncia che ha fatto grandi tanti film d’inchiesta made in Italy, si limita a una ricostruzione approssimativa dei fatti resa ancora più confusa, dal punto di vista storiografico, dalla necessità di non poter utilizzare i nomi e i riferimenti dei veri protagonisti del caso. Sul tutto domina una atmosfera dimessa, priva di qualsiasi tipo di intuizione, una clima da sceneggiato televisivo che non aiuta certo a elevare il grado di coinvolgimento dello spettatore, né tantomeno a stimolarne l’immedesimazione con quanto raccontato.

Ci mettiamo nei panni del regista e degli sceneggiatori: la vicenda Tobagi è una storia difficilissima da raccontare, tali, tanti e di diversa natura sono gli elementi che ne fanno parte e che ne determinano il drammatico esito. Tali e tante sono le conoscenze che si dovrebbero dare per scontate da parte dello spettatore. Certe storie, crediamo, potrebbero essere rese in maniera efficace sul grande schermo solo se la scelta dell’autore non pretendesse di ricostruirne gli aspetti politici, ma scegliesse altre strade: la ricostruzione di un ambiente, ad esempio, o la valorizzazione del personaggio protagonista. Chi era Walter Tobagi, che cos’era la Milano (e l’Italia) della seconda metà degli anni Settanta. Spetterebbe invece ad altri strumenti la ricostruzione politica dell’accaduto, come ha fatto ad esempio la redazione del programma televisivo La storia siamo noi in quello splendido documentario intitolato Perché Tobagi? Storia di un giornalista scomodo.

A ognuno il suo, quindi, senza intromissioni di campo. Senza escludere poi la possibilità, quando se ne presenta l’occasione, di fondere diversi strumenti per creare prodotti innovativi e originali, capaci di valorizzare e amalgamare le potenzialità creative della fiction con il rigore storiografico del documentario.

Giuliano Boraso

 

 

Ultima modifica di questa pagina: lunedì, 23 aprile 2007 23.32

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