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  Titolo: La seconda volta
  Regia: Mimmo Calopresti
   
  Interpreti: Nanni Moretti, Valeria Bruni Tedeschi, Valeria Milillo, Simona Caramelli, Roberto De Francesco, Francesca Antonelli, Paola De Vita, Antonio Petrocelli, Marina Confalone
   
  Produzione: Sacher Film
  Paese: Italia
  Anno: 1995
  Durata: 77 Minuti
   
  Giudizio:
   

 

 

La cosa che più di tutte manda in bestia il professor universitario Antonio Sajevo (Nanni Moretti) è che Lisa Venturi (Valeria Bruni Tedeschi), l’ex terrorista che dodici anni prima cercò di ucciderlo, conficcandogli in testa una pallottola che sta ancora lì, si è completamente dimenticata di lui al punto di non riconoscerlo neppure quando i due si incontrano di nuovo, faccia a faccia, a distanza di tanti anni. Succede tutto casualmente: Sajevo vede la ragazza passeggiare per le strade di una Torino invernale, mentre a bordo di un autobus se ne sta tornando a casa tranquillo. Decide di scendere dal mezzo e di pedinare l’ignara ragazza, per vedere che vita conduce. Lisa è in regime di semi-libertà, ha già scontato dieci dei trent’anni a cui è stata condannata per fatti di terrorismo, lavora in un ufficio, conducendo una vita apparentemente normale. Almeno fino alle 19.30 di ogni sera, quando è costretta a rientrare in carcere e passarci la notte.

L’incontro con Lisa (o Adele, come la ragazza si presenta a Sajevo, anch’egli sotto falsa identità) induce il professore a tornare a riflettere su quegli anni: si reca in libreria e compra alcuni titoli scritti da ex militanti, protagonisti delle vicende del partito armato. Confessa alla sorella tutta la sua rabbia nel constatare come quelle stesse persone conducano oggi – come Lisa – una vita del tutto normale, non solo grazie a un processo di rimozione spinto alle estreme conseguenze (al punto che neppure riconoscono i volti delle loro vittime), ma addirittura permettendosi il lusso di pontificare sulle ragioni della loro scelta, trovando spazio in pagine che qualche editore si prende pure la briga di pubblicare. Sajevo dà così voce a tutte le domande e i (ri)sentimenti a cavallo tra il rancore e l’amarezza che albergano presumibilmente dentro ciascuna delle vittime di quella stagione: e non è un caso che molti abbiano visto nei pensieri del professore la libera trasposizione cinematografica delle memorie di Sergio Lenci, l’architetto romano vittima della brutale violenza di Prima Linea, raccolte nel suo libro Colpo alla nuca (Editori Riuniti).

Sajevo vuole approfondire la conoscenza della ragazza, sembra addirittura corteggiarla, fino a quando non le rivela la sua vera identità, provocando in Lisa una reazione rabbiosa, rovinandole il giorno del suo primo permesso premio e la possibilità di recarsi a Bologna per incontrare i genitori. Sembra impossibile un ulteriore avvicinamento tra i due, fino a quando non è proprio Lisa a prendere l’iniziativa accettando di parlare con Sajevo e di rispondere ai suoi interrogativi. Che peraltro si risolveranno in un nulla di fatto.

Il film si chiude infatti con una dichiarazione di resa piuttosto esplicita: nonostante gli anni trascorsi, nonostante un contesto sociale e politico completamente mutato, e nonostante la carnefice stia comunque scontando i suoi errori (e in parte lo abbia già fatto), la distanza che separa i due ex nemici rimane incolmabile. Le parole e le opinioni dei due rimangono distanti ancora anni luce, la sensazione che entrambi provano durante il loro colloquio è quella di «sprecare del tempo», e Sajevo non riesce neppure a mettere per iscritto quello che vorrebbe comunicare alla giovane donna. Perché forse non sa neppure lui cosa dire, e pensare. O perché forse la vittima non riesce a superare e metabolizzare quel sentimento di rancore che preclude ogni possibilità di dialogo. Insomma, la riappacificazione tante volte invocata sembra non essere ancora possibile.

Anche in virtù di questo messaggio conclusivo, di certo poco edificante ma almeno onesto e coraggioso, La seconda volta ci sembra una delle migliori pellicole che siano mai state realizzate in riferimento alla stagione di piombo vissuta dal nostro Paese. Calopresti sceglie un punto di vista difficile e scivoloso come quello della vittima che giudica il suo carnefice e, facendolo, rischia di cedere alla tentazione della vendetta, della persecuzione punitiva fine a sé stessa.

Il tutto però è reso con grande rigore e senza alcuna concessione alla retorica, risultato ottenuto grazie soprattutto ai preziosi e indispensabili tentativi di contestualizzare la vicenda attraverso i richiami ai processi di ristrutturazione aziendale di fine anni Settanta, o accennando – nel racconto che Lisa fa al professore sulle origini della sua scelta – al carattere spesso casuale, occasionale di certi comportamenti di allora e di scelte di campo così radicali.

 

Giuliano Boraso

libri@brigaterosse.org

 

 

Ultima modifica di questa pagina: lunedì, 23 aprile 2007 23.34

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