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  Titolo: Colpire al cuore
  Regia: Gianni Amelio
   
  Interpreti: Jean Louis Trintignant
  Fausto Rossi
  Laura Morante
  Vanni Corbellini
  Sonia Gessner
   
  Paese: Italia
  Anno: 1982
  Durata: 108 Minuti
   
  Giudizio: in fase di definizione
   

 

 

Quarta pellicola di Gianni Amelio, questo ‘Colpire al cuore’ – titolo fin troppo impegnativo ed ingombrante, c’è da riconoscerlo – costituisce un episodio singolare nel panorama della produzione cinematografica italiana attinente alla tematica del terrorismo. Singolare ed isolato. Nessuno infatti dopo Amelio ha voluto riprendere in mano il soggetto del dramma di coscienza generazionale visto al contrario, ovvero dal figlio al padre. Il film in esame è proprio questo: una soggettiva morale del quindicenne Emilio nei confronti del padre Dario, intellettuale di sinistra di professione docente universitario. Dario viene pedinato con sensibilità dalla camera di Amelio alla scoperta dei contatti che il padre tiene con una coppia di terroristi, di cui uno, Sandro, è suo allievo. In particolare, a stupire lo schivo Emilio è la familiarità e la confidenza di Dario con questo studente che lo è venuto a trovare nella loro casa di campagna…stupore che diventa autentico sconvolgimento quando scopre pochi giorni dopo quel giovane morto, a seguito di un attentato di un gruppo di terroristi dei quali Sandro fa parte a danno dei carabinieri. Emilio si trova di fronte ad una decisione che, per quanto difficile, non esita a considerare come la sola da prendere: portare immediatamente alla polizia le foto da lui scattate al padre ed al giovane terrorista durante la gita in campagna e comunicare alle Autorità quanto conosce sull’identità della vittima. La sua decisione – sua e di nessun altro, vista la distanza mentale della madre, che non mette a conoscenza dell’accaduto – provoca un profondo danno nei suoi rapporti col padre, che improvvisamente lo guarda con un misto di fastidio e sospetto, esplicitandogli un sentito rimprovero per l’inutilità del suo gesto. La frattura umana ed inevitabilmente giudiziaria deve ancora consumarsi, però. Accade infatti che Emilio, individuata la ragazza che era insieme a Sandro, ne scopre il nascondiglio e verifica anche che Dario la sta aiutando a fuggire. Allora la sua irreprensibilità lo porta fino alla fine della strada intrapresa: i due, quel suo padre ambiguo e la donna terrorista, vengono arrestati di fronte al suo sguardo di ragazzo vigile e severo, che per fare il suo dovere ha superato e spezzato i vincoli emotivi e parentali.

Il film risulta di una notevole finezza, sia figurativa che psicologica, questo è certo. Un eventuale giudizio sulla sua validità deve comunque tener conto anche della rielaborazione soggettiva che il regista ha compiuto, partendo da una tematica di portata civile. Ecco che allora viene da riconoscere all’opera, a fronte di un’assoluta qualità sul piano finzionale, un altrettanto labile valore oggettivo sul piano storico o documentaristico che dir si voglia.

La scelta sul vedere o non vedere il film va dunque compiuta a seconda di quale dei due punti di vista si adotta come metro di giudizio per un’opera audiovisiva a proposito del terrorismo italiano. Se vogliamo deliberatamente evadere dal reale – o comunque dal probabile – disimpegnandoci in uno spettacolo di ricostruzione drammatica in cui s’affaccia perfino lo spettro della decostruzione familiare, tematica borghese cara al cinema totalmente privo di impegno civile -  allora ‘Colpire al cuore’ è film di fascino non comune e permeato di uno schematismo comportamentale che ne rende la visione lineare (schematismo dove il figlio è l’Ordine e l’Intransigenza, il padre il sostegno silenzioso e strisciante di un Non Allineamento. Sostegno un po’ nostalgico e tuttavia pienamente inserito e riconosciuto da quella società oggetto di un odio ormai velleitario. Sorge però un dubbio: e se il figlio non agisse per senso di giustizia, ma solo spinto da gelosia nei confronti del legame giovanilistico del padre col terrorista?).

Al contrario, se il nostro interesse è volto alla testimonianza scevra di alleggerimenti spettacolari questo film è del tutto inutile, apertamente lontano dai sentieri di ricerca e sottilmente volto a gettare confusione laddove già ne alberga non poca da decenni.

Forse l’unico filo capace di riunire queste due visioni possibili dell’opera è un’esclamazione che la leggenda vuole sia sbottata dalle labbra di uno spettatore alla fine del film, a sala ancora buia. “E’ Patrizio Peci da piccolo!” pare aver detto il signore a proposito del protagonista Emilio. Come dire: traditore del ‘padre terrorismo’ dal suo interno e traditore del ‘padre genetico’ e del suo mondo morale pari sono.

 

Essendo questa una recensione del film, del prodotto finito e destinato al consumo, non ci si dovrebbe privare di un commento sulla recitazione del cast. Cast che conta due nomi eccellenti, un Trintignant come sempre compassato e pienamente a suo agio nel ruolo di Dario, uomo avvolto da luci e ombre. Laura Morante è invece Giulia, la terrorista che Dario aiuta a scappare prima dell’arresto finale. Una curiosità: la Morante aveva interpretato l’anno precedente il ruolo di una giovane operaia in un altro film flirtante col terrorismo, “La tragedia di un uomo ridicolo” di Bernardo Bertolucci (1981). Emilio, infine, è interpretato in modo magistrale dal giovane Fausto Rossi, vincitore per questo film del David di Donatello 1983.

 

Alessio Spina

 

 

Ultima modifica di questa pagina: lunedì, 23 aprile 2007 23.33

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