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Nei primi mesi 1980 viene colpita la magistratura con due
attentati mortali, a Roma:
- il 12 febbraio 1980
Vittorio Bachelet, vicepresidente del Consiglio superiore della
magistratura;
- il 18 marzo 1980
Girolamo Minervini, in procinto di essere nominato direttore generale degli
istituti di prevenzione e pena.
Il 12 maggio 1980, a Mestre, in relazione alla riunione dei capi
di stato dei paesi più industrializzati, in programma per il mese di giugno, le
BR intervengono colpendo mortalmente il dirigente della Digos Alfredo
Albanese.
Il 19 maggio 1980, con l'attentato mortale all'assessore
regionale al Bilancio e alla Programmazione, Pino Amato, della DC, nasce
ufficialmente la Colonna di Napoli.
Il 5 agosto 1980, in provincia di Roma, si riunisce la
Direzione strategica.
Dopo la presa di posizione dei prigionieri del luglio 1979, la
Colonna Walter Alasia chiede a sua volta le dimissioni dell'Esecutivo. Nodi
fondamentali del dissidio sono la questione operaia ed il problema della
liberazione dei prigionieri. Tali nodi verranno pubblicamente esposti nei
documenti:
- Opuscolo n. 9, Grandi
Fabbriche, nazionale, 1979.
- Opuscolo n. 9 bis,
Fabbriche, Colonna Walter Alasia, Milano 1979.
La Direzione strategica delle Brigate Rosse elabora
comunque una propria Risoluzione strategica (ottobre 1980).
Alle prese con le loro contraddizioni interne, le BR non
riescono a manifestare alcuna presenza nella reazione che tra ottobre e
dicembre, la Fiat, sostenuta anche dai suoi quadri intermedi (manifestazione
dei quarantamila), sviluppa contro le vertenze operaie, mettendo in cassa
integrazione migliaia di operai e effettuando un centinaio di licenziamenti.
Il 12 novembre del 1980 la Colonna Walter Alasia gestisce
autonomamente una propria azione - attentato mortale al dirigente industriale
Renato Briano - e con ciò, di fatto, si pone al di fuori del controllo
politico dell'Esecutivo.
Tentativi successivi di mediazione e composizione delle
divergenze non hanno esito alcuno.
Nel mese di dicembre, con l'Opuscolo n. 10, l'Esecutivo delle
BR decreta ufficialmente la separazione organizzativa della Colonna
Walter Alasia.
Il 12 dicembre 1980, a Roma, con il rapimento del giudice
Giovanni D'Urso, direttore dell'Ufficio III della direzione generale degli
istituti di prevenzione e pena del ministero della Giustizia, le Brigate
Rosse chiedono la chiusura immediata dell'Asinara, che era stata tenuta
aperta con pochissimi detenuti brigatisti, dopo lo smantellamento della rivolta
del 2 novembre 1979.
La campagna si sviluppa con l'attentato mortale al generale dei
carabinieri Enrico Galvaligi (Roma, 31-12-80), responsabile del
coordinamento delle misure di sicurezza nelle carceri speciali e ritenuto
responsabile dell'assalto compiuto il 29 dicembre 1980 dal Gruppo d'Intervento
Speciale (GIS) per riprendere il controllo del carcere di Trani in rivolta da
due giorni.
Il sequestro di Giovanni D'Urso si conclude il 15 gennaio
1981 con la liberazione del magistrato e la chiusura dei carcere speciale
dell'Asinara.
Con la campagna D'Urso e la sua gestione (Opuscolo n. 11,
gennaio 1981) di fatto si conclude il percorso unitario delle Brigate Rosse.
Gli opuscoli n. 12 e 13, tuttavia, esprimono ancora posizioni
unitarie (ad eccezione delle BR-Walter Alasia) ed in particolare il
secondo tenta di fissare le basi per una ripresa d'iniziativa sul terreno delle
lotte operaie.
Nell'aprile 1981, i già precari equilibri tra le varie istanze e
le diverse posizioni politiche all'interno delle BR precipitano. A Milano
viene arrestato colui che era stato fino a quel momento il capo incontrastato
delle BR, Mario Moretti.
All'autonomizzazione delle BR-WA, che gestisce per proprio
conto il sequestro dell'ingegnere dell'Alfa Romeo Sandrucci, fa seguito
quella della Colonna di Napoli e del Fronte Carceri, che, insieme,
gestiscono le campagne Cirillo e Peci, dando vita alle Brigate Rosse –
Partito della Guerriglia che saranno guidate da Giovanni Senzani. .
Solo il sequestro dell'ingegnere Giuseppe Taliercio,
direttore del Petrolchimico di Mestre (20 maggio - 5 luglio 1981), viene ancora
rivendicata con la sigla BR. Ma anche nel Veneto, in seguito a divergenze
sorte nella gestione dell'operazione, tra ottobre e novembre del 1981, alcuni
militanti della colonna veneta escono dall'organizzazione e danno vita alla
colonna "2 Agosto".
Nell'agosto del 1981, per iniziativa della colonna di Roma,
viene fatto un tentativo di ricomposizione delle contraddizioni esplose tra i
vari spezzoni. Ma esso fallisce.
Ad ottobre, si tiene a Milano una riunione della Direzione
strategica. In essa viene impostata la campagna contro il generale USA
James Lee Dozier e viene deciso, onde evitare conflitti sui diritti di
primogenitura, di modificare anche la sigla. Al vertice di quello che rimane
delle Brigate Rosse è ora una donna: Barbara Balzerani.
Da questo momento le Brigate
Rosse, intese come un'unica formazione armata, cessano formalmente di esistere.
Accanto alle BR-Walter Alasia e alle BR-Partito
Guerriglia si formano le BR-Per la Costruzione del Partito Comunista
Combattente (BR-PCC) che continueranno la strada della lotta armata.
Negli anni successivi alcuni detenuti delle BR, dopo aver
esaurito in tempi più o meno brevi la loro esperienza in uno o nell'altro di
questi raggruppamenti e non ritenendo di doversi dissociare, rimangono, pur
senza una precisa definizione organizzativa, nell'area di dibattito generale
delle BR.
L'inizio del processo Moro-ter, nel 1986, consente loro di
incontrarsi e confrontarsi.
Nel gennaio del 1987 una serie di “lettere aperte” firmate da
diversi militanti, sanciscono la chiusura unitaria dell'esperienza storica delle
BR e l'inizio di una battaglia di libertà finalizzata alla
soluzione politica del conflitto degli anni '70, alla liberazione di tutti i
prigionieri e al rientro degli esuli.
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