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Sempre nel corso del 1975, il confronto politico con i Nuclei
Armati Proletari (NAP) porta ad una campagna congiunta che si concretizza in
due momenti offensivi:
- contro le strutture
dell'Arma dei carabinieri con azioni in varie città italiane (1 marzo 1976);
- con l'incursione
nella sede dell'ispettorato distrettuale degli Istituti di Prevenzione e Pena di
Milano (22 aprile 1976).
Nei volantini di rivendicazione le due organizzazioni rendono
noto che “BR e NAP, nel rispetto della propria autonomia politica ed
organizzativa, possono praticare comuni scadenze di lotta e d'azione in un unico
fronte di combattimento”.
Tra il 1974 ed il 1976, in conflitti a fuoco tra militanti e
forze dell'ordine perdono la vita tre militari:
- il maresciallo dei
Carabinieri Felice Maritano, a Robbiano di Mediglia (MI) il 15-10-74;
- l'appuntato di
Polizia Antonio Niedda, a Ponte di Brenta (PD) il 4-9-75;
- il vice questore
Francesco Cusano, a Biella (VC) il 11-9-76.
L'8 giugno, a Genova, le BR colpiscono mortalmente il
procuratore generale Francesco Coco e i due militari della sua scorta (Antioco
Dejana e Giovanni Saponara). Nei giorni del sequestro Sossi, Coco si
era rifiutato di firmare la liberazione dei detenuti che le BR chiedevano
in cambio della liberazione dell’ostaggio.
Le BR definiscono questa azione come una “disarticolazione
politica e militare delle strutture dello stato”. Questo evento conclude la
campagna iniziata con il rapimento del giudice Mario Sossi e commemora, ad un
anno dalla sua uccisione, Margherita Cagol Curcio "Mara".
Il 15 dicembre 1976, intercettato da forze di polizia durante una
visita alla famiglia, Walter Alasia, militante clandestino della
colonna di Milano, ingaggia un conflitto a fuoco con la polizia. Muoiono,
oltre ad Alasia, due sottufficiali, Sergio Bazzega e Vittorio Padovani.
La colonna di Milano delle BR prenderà il suo nome:
Walter Alasia "Luca".
Nel corso del 1976, dopo il nuovo arresto di Curcio,
catturato assieme ad altri militanti, l'impianto organizzativo sancito nelle
Risoluzioni del 1974 e del 1975 subisce una trasformazione radicale che non
resterà senza conseguenze nel dibattito interno. Più precisamente: il Fronte
delle grandi fabbriche viene assorbito all'interno del Fronte della lotta
alla controrivoluzione. Il quale verrà poi articolato al suo interno in vari
settori d'intervento.
Questa trasformazione costituisce una vera e propria “seconda
fondazione delle BR”: tutti i comparti e tutte le attività
dell'organizzazione vengono ripensati per mettere megli a punto “l'attacco al
cuore dello Stato”. Il capo delle Brigate Rose ora è Mario Moretti.
Il 12 febbraio 1977, con il ferimento intenzionale di Valerio
Traversi, dirigente del ministero della Giustizia, la Colonna di Roma
compie la sua prima azione.
Il sequestro dell'armatore Costa a Genova (12 gennaio - 3
aprile 1977) mira ancora una volta all’autofinanziamento. Fino ad allora, e ad
esclusione del sequestro dell'industriale Vallarino Gancia, le BR avevano
compiuto solo rapine in banche.
Il 28 aprile 1977, le BR uccidono Fulvio Croce, presidente
del consiglio dell'Ordine degli avvocati di Torino. La Corte d’Assise, in
seguito a questa azione, sospende nuovamente il processo in atto contro il primo
gruppo di inquisiti per le BR.
L' l giugno 77 prende avvio la campagna contro i giornalisti
intesa a "disarticolare la funzione controrivoluzionaria svolta dai grandi
media". Vengono feriti:
- Valerio Bruno,
de Il Secolo XIX, 1-6-77 Genova;
- Indro Montanelli,
de Il Gionale Nuovo, 2-6-77 Milano;
- Emilio Rossi,
del TG1, 3-6-77 Roma.
Il 16 novembre, a Torino, viene colpito mortalmente Carlo
Casalegno, giornalista del quotidiano La Stampa. Il documento che
gestisce questa azione la inserisce nella risposta, ampia e diffusa, data dai
movimenti e dalle formazioni rivoluzionarie di tutta l'Europa all'assassinio di
Andreas Baader, Gudrum Enslin e jean Carl Raspe, avvenuto il 18 ottobre 1977 nel
carcere di Stammhein (Germania).
L'iniziativa contro il trattamento carcerario dei
prigionieri politici, duramente irrigidito nel luglio del 1977 con
l'apertura del circuito delle carceri di massima sicurezza sotto il controllo
del generale Carlo Alberto Della Chiesa, si sviluppa con attentati
mortali contro:
- Riccardo Palma,
magistrato addetto alla direzione generale degli istituti di prevenzione e pena
(Roma 14-2-78);
- Lorenzo Cotugno,
agente di custodia presso il carcere Le Nuove (Torino, 11-4-78);
- Francesco Di
Cataldo, maresciallo degli agenti di custodia presso il carcere S. Vittore
(Milano, 20-4-78).
Il 10 marzo 1978 le BR colpiscono mortalmente Rosario
Berardi, maresciallo della Polizia, sezione antiterrorismo, in relazione
alla riapertura del processone a Torino.
Il 16 marzo 1978, le BR sequestrano, a Roma, l'onorevole
Aldo Moro, presidente della DC e candidato alla formazione del nuovo
governo "aperto al PCI". Cinque militari della scorta restano uccisi:
Oreste Leonardi, Raffaele lozzino, Domenico Ricci, Giulio
Rivera e Francesco Zizzi.
Con questa azione le BR si propongono di intervenire negli
equilibri politici generali del Paese.
Nel corso dei 55 giorni del sequestro, l'onorevole Moro
scrive varie lettere, e le BR chiedono la liberazione di 13 prigionieri
politici, distribuiscono 9 comunicati ed una Risoluzione della Direzione
strategica (febbraio 1978).
Il sequestro si conclude il 9 maggio 1978, con il ritrovamento
del corpo dell'onorevole Aldo Moro in via Caetani, a Roma.
Il 21 giugno 1978, a Genova, le BR colpiscono mortalmente
Antonio Esposito, funzionario dell'Antiterrorismo. Questa azione coincide
con l'entrata in camera di consiglio dei giudici del processone di Torino, che
si conclude il 23 giugno.
Tra ottobre e dicembre del 1978, le BR continuano la
campagna contro il trattamento carcerario dei prigionieri. Vengono
colpiti mortalmente:
- Girolamo
Tartaglione, direttore generale degli affari penali del ministero della
Giustizia (Roma 10-10-78);
- Salvatore Lanza
e Salvatore Porceddu, agenti di polizia addetti alla sorveglianza esterna
del carcere Le Nuove (Torino 15-10-78).
Per tutto il 1978 la presenza delle BR nelle grandi
fabbriche di Torino, Milano, Genova e del Veneto è scandita da diverse azioni
contro le gerarchie ed i dirigenti industriali. Nel corso di questa campagna
viene ucciso Pietro Coggiola, capofficina Fiat (Torino 28-9 78). L’azione
contro di lui, nelle intenzioni dell’organizzazione, doveva essere solo un
ferimento. E’ invece intenzionale l'attentato mortale contro Sergio Gori,
a Mestre, il 19 gennaio 1980, che di fatto sarà l'ultima azione BR inserita in
questo contesto.
Il 24 gennaio 1979, a Genova, il sindacalista della CGIL,
Guido Rossa, ritenuto responsabile dell'arresto dell'operaio dell'Italsider
Francesco Berardi (24-10-78), viene colpito mortalmente. Nella
rivendicazione, le BR rendono noto che questa azione era stata concepita
come ferimento intenzionale.
Nel gennaio 1979 escono dalle BR sette militanti, tra cui
Valerio Morucci ed Adriana Faranda, della colonna romana.
Le loro posizioni vengono esposte nel documento: “Fase: passato, presente e
futuro", Roma, febbraio 1979. Essi confluiranno nel Movimento Comunista
Rivoluzionario.
Nei primi mesi del 1979, a Roma, vengono effettuati due
interventi contro la Democrazia Cristiana:
- viene colpito
mortalmente il consigliere provinciale Italo Schettini, il 29 marzo 1979;
- viene attaccata la
sede della DC di Piazza Nicosia, dove perdono la vita, intervenendo di
pattuglia, gli agenti Antonio Mea e Pietro Ollanu, il 3 maggio
1979.
Nel corso dell'estate dello stesso anno, le Brigate Rosse
allacciano relazioni in Sardegna anche al fine di sostenere un'eventuale
evasione dall'Asinara dei suoi militanti ivi incarcerati, e di costruire una
nuova colonna.
Nel luglio 1979, i detenuti BR del carcere speciale
dell'Asinara fanno pervenire all'Esecutivo dell'organizzazione un documento di
130 pagine in cui vengono esposte le tesi politiche che, secondo la loro
opinione, dovrebbero indirizzare l'attività dopo la campagna Moro.
E’ il primo segnale di una crisi che in breve tempo travolgerà le
Brigate rosse.
L'Esecutivo non condivide queste tesi e rende noto ai prigionieri
il suo disaccordo.
A ottobre, i prigionieri rispondono chiedendo le dimissioni
dell'Esecutivo.
Tra il giugno del 1978 e la primavera del 1980 viene condotta una
campagna contro gli apparati dell'antiterrorismo. In complesso,
tra carabinieri e polizia, vengono colpiti mortalmente 12 militari di vario
grado.
- A Genova: Antonio
Esposito, il 21-6-1978; Vittorio Battaglini e Mario Tosa, il
21-11-1979; Antonino Casu ed Emanuele Tuttobene, il 25-1-1980.
- A Roma: Antonio
Varisco, il 15-7-1979; Michele Granato, il 9-11-1979; Domenico
Taverna, il 27-11-1979; Mariano Romiti, il 7-12-1979.
- A Milano: Antonio
Cestari, Rocco Santoro, Michelle Tatulli, 1'8-1-1980.
Il 2 ottobre 1979 i brigatisti detenuti all'Asinara anunciano la
loro intenzione di smantellare il carcere speciale. Dopo una notte di battaglia,
con esplosivo, scontri a fuoco e lotte corpo a corpo, la struttura del carcere
viene resa inagibile.
Il 24 ottobre 1979, nel carcere speciale di Cuneo, si suicida
Francesco Berardi, militante BR denunciato da Guido Rossa. La
colonna di Genova verrà dedicata al suo nome: Francesco Berardi
“Cesare”.
Si conclude a Torino, nel mese di dicembre, l'appello del
processone. I detenuti riassumono le loro tesi, già esposte nel documento di
luglio, nel Comunicato n. 19.
Il 21 febbraio 1980 viene arrestato, a Torino, Patrizio Peci.
Le modalità del suo arresto sono ancora oggi avvolte nel più fitto mistero.
In seguito alla sua collaborazione con le forze dell'ordine, nei
mesi successivi si susseguono in tutta l'Italia centinaia di arresti e, il 28
marzo, a Genova, anche in risposta alla campagna contro gli apparati
dell'antiterrorismo, vengono uccisi dai carabinieri Annamaria Ludmann,
Lorenzo Betassa, Riccardo Dura e Piero Panciarelli.
In ricordo di questi quattro
compagni la colonna di Roma prende il nome “Colonna XXVIII Marzo”
e la colonna veneta quello di Colonna “Annamaria Ludman 'Cecilia'”.
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