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L’humus in cui nascono le Brigate rosse è quello che
contraddistingue il biennio 1968-1969, un biennio di lotte operaie e
studentesche. Nell'area milanese, al fianco di quelli che saranno i “gruppi
storici” della nuova sinistra si formano molti Comitati Unitari e
Collettivi Autonomi. Si tratta di formazioni esterne al controllo
parlamentare e alle organizzazioni sindacali.
Il coordinamento di un certo numero di esse, nell’autunno del
1969, prende il nome di Collettivo Politico Metropolitano (CPM), che
raccoglie operai e tecnici presenti, in particolare, in due stabilimenti: Sit
Siemens e Pirelli. Ad essi si affiancano studenti di diversa estrazione: figli
della piccola e media borghesia, ma anche figli di operai. I due filoni
principali - che da lì a poco andranno a fondare il gruppo armato - provengono
dalla Libera Università di Trento (Curcio, Cagol, Semeria)
e da Reggio Emilia (Franceschini, Gallinari, Ognibene,
Paroli, Pelli). Questi ultimi – i Ragazzi dell’appartamento -
sono tutti giovani usciti dalla FGCI, l’organizzazione giovanile del PCI. Ad
essi si uniranno giovani provenienti da altre esperienze, come le lotte operaie
della fine degli anni (Bassi, Bertolazzi) o quello che diventerà
prima il Superclan e poi – usciti dalla formazione clandestina - la scuola
Hyperion di Parigi (Mulinaris, Berio, Simioni) o ancora
l’immigrazione dalla provincia (Moretti).
Ad
accomunare i militanti del CPM – il cosiddetto
nucleo storico
delle Brigate Rosse – è il marxismo-leninismo nella versione della Terza
Internazionale, rinverdita dall’analisi maoista. Ma molti militanti del CPM
provengono dall’esperienza cattolica.
Un
anno più tardi una parte del CPM dà vita al gruppo Sinistra Proletaria.
Dopo la strage di piazza Fontana (12 dicembre 1969), interpretata
da gran parte dei movimenti del tempo come strage di stato intesa a
dissuadere, con metodi terroristici, il cammino delle lotte operaie e
studentesche, il dibattito già in corso sull'uso della violenza, trova in molte
formazioni extraparlamentari sollecitazione ed impulso.
In Sinistra Proletaria esso si traduce nella scelta da un
lato di dare vita ad un giornale (Nuova Resistenza), mentre
dall’altro si forma, alla Pirelli di Milano, la prima Brigata Rossa
(novembre 1970).
Il
passaggio sul terreno del terrorismo avviene nell’autunno del 1970, in un
convegno che si svolge a Chiavari, in Liguria. In quella sede vengono gettate le
basi delle Brigate Rosse che inizialmente puntano alla propaganda armata:
con gesti eclatanti, ma non sanguinari (attentati incendiari, sequestri lampo,
gogne, rivendicazioni e proclami), il gruppo armato intende scuotere le
coscienze rivoluzionarie
Tra il novembre 1970 ed il maggio 1972, nascono Brigate rosse
in alcune grandi fabbriche milanesi (Pirelli, Sit-Siemens) ed in alcuni grandi
quartieri (Lorenteggio, Quarto Oggiaro).
Le loro posizioni sono esposte, oltre che dai volantini che
accompagnano i loro interventi, in brevi documenti o con autointerviste.
La prima azione delle Brigate Rosse che abbia un certo
peso avviene nella notte del 25 gennaio 1971: otto bombe incendiarie vengono
collocate sotto altrettanti autotreni sulla pista prova pneumatici di Lainate
dello stabilimento Pirelli. Tre autotrenivengono distrutti dalle fiamme.
La prima azione BR che invece ha come obiettivo una persona
avviene a Milano il 3 marzo 1972, quando l'ing. Idalgo Macchiarini,
dirigente della Sit-Siemens, viene prelevato di fronte allo stabilimento,
fotografato con un cartello al collo e sottoposto ad un interrogatorio di alcune
ore sui processi di ristrutturazione in corso nella fabbrica.
Il 2 maggio 1972, a Milano, scatta la prima rilevante operazione
di polizia contro le BR. La maggior parte dei militanti ricercati, tuttavia,
riesce a sottrarsi all'arresto. Da questo momento la semiclandestinità si
trasforma per la nascente organizzazione in vera e propria scelta clandestina.
Nell'agosto-settembre 1972 le BR, sul modello
organizzativo proposto in Uruguay dall'organizzazione guerrigliera urbana dei
Tupamaros, costituiscono a Milano e a Torino due colonne, ognuna delle
quali composta da più brigate operanti all'interno delle fabbriche e dei
quartieri. Inoltre con la distinzione tra forze regolari (militanti di maggior
esperienza politica totalmente clandestini) e forze irregolari (militanti di
tutte le istanze che fanno parte a tutti gli effetti dell'organizzazione senza
essere totalmente clandestini), viene precisata la definizione dei livelli di
militanza.
Intanto si consolidano accordi organizzativi con collettivi del
lodigiano e dell'Emilia-Romagna.
Tra il 1972 ed il 1974 le due colonne di Milano e Torino cercano
di verificare il seguente assunto: o le colonne riescono ad affermarsi nei
rispettivi poli e le brigate nelle rispettive fabbriche, o la loro esistenza non
ha ragione di essere.
Nell'autunno 1973, in un incontro tra esponenti della colonna di
Milano e di Torino viene deciso di articolare il lavoro delle colonne in tre
settori:
- settore delle grandi
fabbriche;
- settore della lotta
alla controrivoluzione;
- settore logistico.
A Milano la brigata di fabbrica della Sit-Siemens incoraggia la
formazione dei Nuclei Operai di Resistenza Armata (NORA) con una
propria autonomia operativa.
I NORA, la cui prima azione è del 2 maggio 1973 e l'ultima
del 28 gennaio 1974, compiono alcuni attentati incendiari contro beni di
fascisti della fabbrica (in genere automobili) e contro alcune sedi della
polizia.
A Torino, in breve tempo, le BR trovano adesioni in tutti
gli stabilimenti della Fiat ed in molte altre grandi fabbriche (Pininfarina,
Bertone, Singer).
Con il contratto aziendale integrativo dell'autunno-inverno
matura il sequestro del capo del personale della Fiat Ettore Amerio (10 -
18 dicembre 1973).
Nel febbraio-marzo 1974 avviene il primo salto di qualità: una
riflessione congiunta delle due colonne sull'esito delle lotte operaie alla
Fiat, porta alla decisione di dare respiro strategico all’organizzazione,
proiettando la sua forza contro le istituzioni politiche e contro lo stato. La
fase della propaganda armata è finita. Comincia l’attacco al
cuore dello Stato.
Dalla necessità di coordinare a livello nazionale i Settori
nascono due Fronti: il Fronte delle grandi fabbriche ed il Fronte
della lotta alla controrivoluzione.
Il 18 aprile 1974, a Genova, viene sequestrato il magistrato
Mario Sossi, già inquisitore del gruppo XXII Ottobre. Questa azione è
la prima operazione nazionale progettata dal Fronte della lotta alla
controrivoluzione. Nel corso del sequestro le BR chiedono la liberazione di
alcuni detenuti della formazione armata genovese, ma libereranno l’ostaggio
senza contropartite.
Oltre ai volantini, durante il sequestro, viene diffuso
l'opuscolo: “Contro il neo-gollismo portare l’attacco al cuore dello Stato”.
Tra il 1973 ed il 1974, le BR allargano i loro rapporti
organizzativi in varie regioni:
- consolidando i
contatti con operai dei Cantieri Navali Breda e del Petrolchimico viene
inaugurata la tera za colonna, la colonna veneta;
- in Liguria, con
alcuni operai dell'Italsider, dopo la Campagna Sossi, viene creata la prima
istanza della nuova colonna genovese;
- nelle Marche si
stringono relazioni con esponenti dei Proletari Armati in Lotta, alcuni
dei quali daranno vita al comitato marchigiano delle BR.
Il 17 giugno 1974, a Padova, nel corso di un'incursione nella
sede rnissina di via Zabarella, restano uccise due persone, Graziano
Giralucci e Giuseppe Mazzola. Per le Br si tratta della prima azione
mortale, anche se – con ogni probabilità – non programmata.
Il nucleo veneto gestisce l'evento, rivendicandolo all'interno
della pratica dell'antifascismo militante. Le Brigate Rosse, a livello
nazionale, pur assumendone la responsabilità, ribadiscono che la questione
centrale dell'intervento armato è l'attacco allo Stato e non l'antifascismo
militante.
Nell'estate 1974 l'espansione delle BR, seguita alla campagna
Sossi, porta alla decisione di creare un terzo Fronte - il Fronte
logistico - al fine di affrontare, in modo più adeguato, oltre al
coordinamento dei settori logistici di ciascuna colonna, anche i problemi della
scuola quadri e del finanziamento.
Nel documento dell’estate 1974 (“Alcune questioni per la
discussione sull'organizzazione" tra l'altro si legge: “All'origine della
nostra storia c'è un nucleo di compagni che, operando scelte rivoluzionarie, si
è conquistato nel combattimento un ruolo indiscutibile di avanguardia... Oggi
con la crescita dell'organizzazione e della sua influenza... questo nucleo
storico è di fatto insufficiente. Si impone cioè una ridefinizione e un
ampliamento del quadro dirigente complessivo dell'organizzazione. Si propone
pertanto alla discussione dei compagni la formazione di un consiglio
rivoluzionario che raccolga e rappresenti tutte le tensioni e le energie
rivoluzionarie maturate nei fronti, nelle colonne e nelle forze irregolari.
Questo consiglio dovrà essere la massima autorità nelle Br”.
L’8 settmbre 1974 primo duro colpo per le BR: grazie da un
infiltrato, il falso Frate Mitra, Silvano Giorotto, i carabinieri del
gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa arrestano due capi dell’organizzazione,
Renato Cucio ed Alberto Franceschini.
Il 13 ottobre 1974, alla cascina Spiotta di Arzello, Aqui (AL),
si riunisce la prima Direzione strategica delle BR. L'ordine del giorno
riguarda la ridefinizione delle strutture e dell'intervento alla luce degli
arresti dei due dirigenti dell’organizzazione.
Nell'inverno 1974 si riunisce, nel veneto, la seconda Direzione
strategica. All'ordine del giorno è la liberazione dei prigionieri. Viene deciso
l'assalto al carcere di Casale Monferrato, che viene effettuato il 18 febbraio
1975 e porta alla liberazione di Renato Curcio.
Nel marzo 1975 vengono riallacciati i contatti presi negli anni
precedenti con alcuni militanti di Roma, provenienti da varie aree ed esperienze
politiche (Potere Operaio, marxisti-leninisti), e viene dato avvio
alla costruzione della colonna romana.
Nell'aprile 1975 viene diffusa la prima Risoluzione della
Direzione strategica.
Il 15 maggio 1975, nel quadro della campagna contro il
neo-gollismo, viene “gambizzato” il consigliere comunale della DC milanese,
Massimo De Carolis.
Il 4 giugno 1975, primo
sequestro per autofinanziamento: l'industriale Vallarino Gancia. Nel
corso di questa operazione, il 5 giugno, in un conflitto a fuoco viene ferito
mortalmente l'appuntato dei carabinieri Giovanni d'Alfonso, mentre resta
uccisa Margherita Cagol Curcio "Mara". La colonna di Torino
assumerà il suo nome.
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