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Dopo il sequestro dell'ingegner Giuseppe Taliercio (20
maggio - 5 luglio 1981), attuato a Mestre (VE) dalla Colonna veneta delle BR
“Anna Maria Ludmann - Cecilia", e in seguito alla divisione con le
BR-Partito della Guerriglia, nel mese di ottobre si tiene a Padova una
riunione della Direzione strategica. In essa viene impostata la Campagna Dozier
e viene deciso, onde evitare conflitti sul diritto di primogenitura, di
modificare anche la sigla BR, assumendo la denominazione: Brigate Rosse per
la costruzione del Partito Comunista Combattente.
Nel dicembre 1981, durante il sequestro del generale USA James
Lee Dozier (Verona, 17 dicembre 1981 - 28 gennaio 1982), la nuova formazione
distribuisce la sua prima Risoluzione (dicembre 1981).
Il 30 dicembre 1981, nel corso del sequestro Dozier, le BR-PCC
diffondono un comunicato in cui rendono noto che un gruppo di militanti veneti
si è staccato dall'organizzazione e ha assunto la denominazione “Colonna 2
agosto”.
Informati da un militante “pentito”, il 28 gennaio 1982, un
reparto speciale della Polizia (NOCS) libera, a Padova, il generale Dozier.
Quattro militanti delle BR-PCC vengono catturati e torturati. In seguito
alla collaborazione di tre di essi, ed in particolare di Antonio Savasta,
nei giorni successivi vengono effettuati centinaia di arresti in tutta Italia.
Nel maggio 1982, a Vecchiano, presso Lucca, viene ucciso dai
carabinieri Umberto Catabiani, membro della direzione strategica delle
BR-PCC.
A conclusione della Campagna Dozier le BR-PCC diffondono un
comunicato di bilancio in cui per la prima volta compare la proposta di “ritirata
strategica"; proposta che viene ampiamente discussa in una riunione
allargata nel mese di aprile e viene presentata come base per una riflessione
comune, oltre che alle BR-WA e alle BR-PG, a varie formazioni di
movimento. I materiali di questa complessa discussione verranno poi elaborati
organicamente nell'opuscolo n. 18 del dicembre 1982.
Il dibattito sulle tesi della “ritirata strategica" si
articola nel tempo intorno a tre iniziative armate:
- viene ferito Gino
Giugni, membro del Partito Socialista (Roma 3-5-83). Con questa azione le
BR-PCC intendono colpire la politica economica del governo e si propongono di
sostenere il movimento degli autoconvocati;
- attentato mortale
contro il diplomatico USA Leamon Hunt (Roma 15-2-84). Con questa azione
le BR-PCC spostano la loro iniziativa sul terreno delle contraddizioni tra Est e
Ovest e lanciano la proposta di un Fronte Internazionale Antiimperialista;
- attentato mortale
contro Ezio Tarantelli, docente di economia politica e presidente
dell'Istituto di Studi Economici e del Lavoro, della CISL, (Roma 27-3 85).
L'opuscolo “Autoconvocati e due linee all'interno delle BR-PCC”
(maggio 1984), riflette un nuovo orientamento politico che successivamente verrà
indicato come “seconda posizione”.
Il 14 dicembre 1984, a Roma, nel corso di una rapina ad un
furgone portavalori dell'agenzia di sicurezza Metro Security Express viene
ucciso dalla polizia Antonio Gustini.
Nel 1985 le due posizioni si rendono autonome anche sul terreno
organizzativo.
La “prima posizione” mantiene la denominazione BR-PCC.
La “seconda posizione”, dopo vari mesi di discussione,
nell'ottobre del 1985, assume la denominazione Unione dei Comunisti
Combattenti.
Il 10 febbraio 1986, a Firenze, le BR-PCC attuano un attentato
mortale contro l’ex sindaco Lando Conti, in riferimento alla sua
compartecipazione azionaria in un'industria produttrice di materiale bellico.
Diffondono in questa circostanza la Risoluzione n. 20.
Il 14 febbraio 1987 a Roma, nel corso di un esproprio per
autofinanziamento rivendicato dalle BR-PCC vengono uccisi due agenti di polizia,
Giuseppe Scravaglieri e Rolando Lanari.
Nel giugno dei 1987 molti militanti incarcerati delle BR-PCC
entrano nel dibattito sulla “soluzione politica degli anni '70” e
dichiarano conclusa l'esperienza storica delle BR. La decisione di chiudere
l'esperienza armata non trova però concordi alcuni militanti che, infatti, il 16
aprile del 1988, compiono un attentato mortale contro il senatore democristiano
Roberto Ruffilli (Forlì, 16-4-88) e, nel documento di rivendicazione,
rendono noto il loro intento di proseguire la lotta armata in discontinuità con
la decisione presa dalla quasi totalità dei militanti delle Brigate Rosse.
Tra settembre e ottobre del 1988 un'operazione dei carabinieri,
condotta nelle regioni del Lazio e della Toscana, chiude di fatto l'esperienza
di quest'ultima formazione.
Dopo la cattura degli ultimi militanti delle Brigate Rosse –
Partito Comunista Combattente, in Toscana e a Parigi vengono fatti trovare
opuscoli firmati Cellula per la Costruzione del Partito Comunista Combattente. A
questa sigla, tuttavia, non è collegata alcuna azione armata.
Per l’attività delle BR–PCC
sono state inquisite 93 persone
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