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Roberto Peci

(Ripatransone [AP], 2 luglio 1956 – Roma, 3 agosto 1981)

 

 

Il corpo senza vita di Roberto Peci, fratello di Patrizio, viene ritrovato nei pressi di una discarica di rifiuti in via Fosso dello Statuario, nella periferia della capitale. È il 3 agosto 1981 e da 54 giorni Roberto è prigioniero delle Brigate rosse - Fronte carceri, ala dissidente del Partito armato che di lì a poco – sotto la guida di Giovanni Senzani – avrebbe dato vita alle Brigate rosse – Partito della guerriglia.

 

Roberto Peci milita nel Comitato marchigiano delle Br dall’estate 1976 al gennaio 1977, quando viene arrestato una prima volta in seguito a un ritrovamento di armi e documenti avvenuto in una abitazione di San Benedetto lasciata in custodia dal proprietario al signor Antonio Peci, padre di Patrizio e Roberto: è in quella casa che il Comitato marchigiano teneva nascosto il suo arsenale, tre pistole e un mitra Sten. Dopo la scoperta, Patrizio si dà latitante e fugge a Milano mentre per Roberto si aprono, per pochi giorni, le porte del carcere. Quanto basta, comunque, per indurre Roberto a fornire agli inquirenti qualche nome utile alle indagini e per convincerlo ad abbandonare certe frequentazioni e certe velleità rivoluzionarie.

Il 26 ottobre 1979 Roberto è tratto agli arresti una seconda volta, con una accusa questa volta più grave: aver partecipato, tre anni prima, all’irruzione nella sede anconetana della Confai (l’Associazione delle piccole e medie imprese). Ad accusarlo, un militante dell’autonomia marchigiana consegnatosi spontaneamente ai Carabinieri nel giugno 1979. Anche questa volta, però, la sua permanenza in carcere è piuttosto breve: Roberto viene scarcerato dopo alcuni giorni di detenzione.

 

Viene rapito il 10 giugno 1981, al numero 6 di via Boito, a San Benedetto, da un commando di quattro uomini. Il suo sequestro è scandito da 7 comunicati nei quali, tra le altre cose, si delinea anche l’accusa rivolta al prigioniero. A Roberto le Br – Fronte delle carceri imputano di aver tradito in entrambe le occasioni dei suoi arresti: la prima volta, nel gennaio ’77, denunciando otto compagni, la seconda – a Fossombrone – patteggiando con i Carabinieri un primo arresto del fratello Patrizio, presumibilmente avvenuto nel dicembre ’79, durante il quale Patrizio avrebbe accettato di tornare in libertà con il ruolo di “talpa” dentro la colonna torinese. Fino al suo secondo e definitivo arresto del 19 febbraio 1980, in compagnia di Rocco Micaletto, e la successiva decisione di collaborare con gli inquirenti.

La teoria del «doppio arresto» di Patrizio Peci non troverà mai riscontro, né in ambito giudiziario né in ambito storiografico. Roberto Peci viene sequestrato, interrogato e ucciso come puro e semplice atto di rappresaglia in stile mafioso per punire la collaborazione del fratello Patrizio.

L’intero interrogatorio a cui viene sottoposto Roberto è filmato dai suoi due carcerieri, Giovanni Senzani e Roberto Buzzati. A essere impresso su pellicola super-8 è anche il momento dell’esecuzione, avvenuta con 11 colpi di arma da fuoco.

La storia del sequestro di Roberto Peci è stata ricostruita da Giorgio Guidelli nel libro Operazione Peci. Storia di un sequestro mediatico.

 

Giuliano Boraso

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Ultima modifica di questa pagina: domenica, 06 novembre 2005 22.57

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