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Ex
militante di Lotta continua, membro di primo piano della
leggendaria colonna genovese delle Brigate rosse, Riccardo
Dura è l’uomo che il 19 gennaio 1979 uccide Guido Rossa. A
sparare per primo è Vincenzo Guagliardo, l’altro membro del
commando brigatista che, nei piani dell’organizzazione, deve
“solo” ferire alle gambe l’operaio dell’Italsider, colpevole
di aver denunciato e fatto arrestare
Francesco Berardi.
Dura, dopo che i colpi sparati da Guagliardo sono già andati
a segno, decide di giustiziare Rossa “perché le spie vanno
uccise”.
Riccardo
Dura ‘Roberto’ muore il 28 marzo 1980, in quella stessa
strada di Genova, via Fracchia, dove poco più di un anno
prima aveva ucciso Guido Rossa. Muore insieme ai compagni
Lorenzo Betassa,
Annamaria Ludmann e
Piero Panciarelli,
tutti uccisi dal nucleo antiterrorismo di Dalla Chiesa in
quella che è passata alle cronache come la
strage di via Fracchia. Dura è l’unico che non viene subito identificato
dai carabinieri; a farlo provvederanno le stesse Brigate
rosse con una telefonata all’Ansa del 3 aprile 1980.
Il
volantino di commemorazione dei quattro compagni uccisi
fatto ritrovare dalle Br il 30 marzo, lo ricorda così:
Roberto:
operaio marittimo, militante rivoluzionario praticamente da
sempre, membro della direzione strategica della nostra
organizzazione. Impareggiabile è stato il suo contributo
alla guerra di classe che i proletari in questi anni hanno
sviluppato a Genova. Dirigente dell’organizzazione che oggi
è intitolata alla memoria di Francesco Berardi, con
generosità e dedizione totali ha saputo fornire a tutti i
compagni che hanno avuto il privilegio di averlo accanto
nella lotta un esempio di militanza rivoluzionaria fatta di
intelligenza politica, sensibilità, solidarietà, vera
umanità, che le vigliacche pallottole dei carabinieri non
potranno distruggere.
GB |