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Nato a Roma
nel 1955 Germano Maccari
muove i suoi primi passi nel mondo della politica nel
quartiere di Centocelle, dove fin dal 1969, all'interno del
liceo in cui è studente, diventa uno dei leader del
cosiddetto movimento. Si interessa di lì in avanti delle
lotte per le case e delle altre mobilitazioni di quel
periodo. Passato in Potere operaio si occupa di compiti di
servizio d'ordine e decide di passare alla lotta armata.
Ferisce alle gambe un caporeparto della Fatme nel 1973 e
sempre all'interno di Potere operaio con
Valerio Morucci,
Adriana Faranda e
Bruno Seghetti costituisce il Lap (Lotta
Armata Potere Proletario). Quando nel 1976 questo gruppo si
scioglie confluisce nelle Brigate Rosse.
Nel 1978 in occasione del
sequestro Moro è quello che per anni viene indicato come il
"quarto uomo". In dissidio con
Mario Moretti sulla decisione di
uccidere l'ostaggio, Maccari esce dalla Br subito dopo il
tragico esito dell'operazione. Rimane fuori dalla inchieste
per quasi venti anni anche se finisce in carcere per altri
fatti di terrorismo. Nel 1993 grazie da una rivelazione di
Adriana Faranda confermata poi da Morucci ed anche
indirettamente da Mario Moretti in un suo libro intervista,
Germano Maccari viene accusato anche per i fatti di via
Fani. Maccari inizialmente nega il suo coinvolgimento nel
sequestro Moro per poi dopo confessare e rispondere alle
domande dei giudici. Condannato a 26 anni in corte d'Assise,
muore nel carcere di Rebibbia di Roma il 26 agosto del 2001.
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