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Geraldina
Colotti nasce a Ventimiglia il 12 aprile 1956: suo padre,
muratore, e sua madre, casalinga, sono emigrati dalla Puglia
tre anni prima. Frequenta il liceo classico a Ventimiglia,
dove comincia ad avvicinarsi alla politica. Nel 1974 si
diploma e decide di iscriversi alla Facoltà di Lettere e
Filosofia all’Università di Genova. A Genova comincia a
frequentare l’area dell’estrema sinistra. Frequenta i corsi
di Gianfranco Faina, che dal 1977 milita nell’organizzazione
Azione Rivoluzionaria. Gerry frequenta anche i corsi
organizzati da Enrico Fenzi,
che entra nelle Brigate Rosse a quarant’anni suonati. Nel
1978 Geraldina si laurea con un tesi di Filosofia ad
indirizzo psicoanalitico: centodieci e lode. Si trasferisce
a Torino, dove seguita a partecipare ad azioni
“extralegali”, mentre si mantiene grazie alle supplenze
nelle scuole. Intanto anche chi ha scelto di partecipare a
queste azioni “extra-legali” comincia a pentirsi e Gerry
decide di trasferirsi in Francia per sfuggire ad un
eventuale arresto.
A Montreuil,
vicino Parigi, trova un impiego presso un distaccamento del
ministero degli Affari sociali: tra i vari incarichi, svolge
un’indagine conoscitiva sui lavoratori provenienti dalle ex
colonie francesi per individuare quale tipo di supporto
psicologico e materiale può aiutarli ad inserirsi nella
società. Promuove iniziative culturali e fa l’educatrice di
giovani ex detenuti. Intanto ha deciso di entrare nelle
Brigate Rosse, proprio mentre la storia della lotta armata
sembra volgere al termine: i conti in banca che apre sono,
in realtà, il deposito del denaro dell’organizzazione. Nelle
BR-Pcc, nel frattempo, si è verificata la scissione fra
prima e seconda posizione. Gerry aderisce alla seconda
posizione ed entra a far parte dell’UdCC. Nel 1985 torna in
Italia per farsi rilasciare dalla Questura di Ventimiglia il
passaporto, che gli viene consegnato senza problemi. Ma la
scelta della clandestinità è vicina: pochissimo tempo dopo
Gerry diventa “Paola”.
Tornata in
Italia, il 21 febbraio 1986 partecipa all’azione contro
Antonio Da Empoli, durante il quale muore la sua amica
Wilma Monaco, con la quale
divideva un appartamento. “Paola” crede che la morte di
Wilma Monaco sia un motivo in più per andare avanti. Il
nuovo obiettivo dell’UdCC è il generale Licio Giorgieri,
direttore della Sezione costruzione armi e armamenti
aeronautici e spaziali dell’Arma Azzurra. Il tentativo di
colpirlo, però, fallisce perché la pistola di Geraldina si
inceppa.
Il 22
gennaio 1987 Geraldina viene arrestata a Via Nomentana, a
Roma, con Paolo Cassetta e Fabrizio Melorio: durante
l’arresto, viene ferita all’addome.
Geraldina
Colotti viene condannata a 27 anni di carcere, anche per
concorso nell’omicidio del generale Licio Giorgieri, che
viene ucciso da un nucleo dell’UdCC nel marzo 1987, quando
lei è già in carcere. Nell’aprile del 1996 ottiene il
permesso al lavoro esterno presso la redazione del
quotidiano “il Manifesto”, e successivamente il regime di
semilibertà. Ha pubblicato due raccolte di poesie (“Versi
cancellati” e “Sparge rosas”), una raccolta di racconti
(“Per caso ho ucciso la noia”) e il romanzo per bambini
“Segreto”. Del 2005 è la raccolta di racconti “Certificato
di esistenza in vita”, in cui descrive le dure condizioni
della vita in carcere e le torture che spesso vengono
inflitte ai prigionieri politici.
Redazione
Bibliografia
Giovanni
Bianconi, Mi dichiaro prigioniero politico, Einaudi,
Torino 2003
“la
Repubblica” 23-01-1987
“la
Repubblica” 24-01-1987
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