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Il percorso
politico di Bruno Seghetti potrebbe essere preso come
“archetipo” per comprendere l’evoluzione politica compiuta
da tanti giovani tra i due grandi movimenti di massa del
‘68/’69 e del ’77 fino all’approdo alla lotta armata. Prima
il Comitato Comunista di Centocelle (Co. Co. Co.), le lotte
per la casa, le occupazioni, il flirt con Potere Operaio,
gli scontri con i fascisti, fino alla grande delusione
elettorale del ’76 (doppia delusione: per il fallimento
della lista unitaria della sinistra extraparlamentare, e per
i timori del pur vittorioso Pci, le titubanze che si
trasformano in una accettazione passiva di un governo
monocolore democristiano). Quella stessa delusione, mista a
frustrazione, provata da tantissimi giovani che sarà tra le
concause dello scoppio dell’ira settantasettina. E
dell’approdo di tanti al partito armato. Tra essi anche
Bruno Seghetti, militante della colonna romana delle Brigate
rosse con il nome di battaglia di ‘Claudio’ a partire
dall’inverno del ‘76/’77. con lui i compagni del vecchio
Lapp, Lotta armata per il potere proletario, vero e proprio
precursore di quella che sarà tra le colonne più numerose e
attive delle Br.
Seghetti è
nel gruppo di fuoco che il 16 marzo 1978 sequestra il
Presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro, così come
partecipa attivamente a gran parte delle azioni della
colonna romana delle Br fino al suo arresto, il 19 maggio
1980 quando – passato tra le fila della colonna napoletana –
‘Claudio’ partecipa all’attentato che uccide l’assessore
regionale democristiano Pino Amato. Il commando però viene
intercettato durante la fuga e nel successivo scontro a
fuoco Seghetti viene arrestato insieme al compagno
Luca Nicolotti.
Condannato
all’ergastolo, partecipa in maniera attivissima al dibattito
politico tra le varie anime delle Brigate rosse anni
Ottanta, aderendo alla corrente militarista delle Br-Pcc. È
tra gli autori di
Politica e Rivoluzione e tra i
sostenitori di primo piano di un rilancio del processo
rivoluzionario in Italia contro qualsiasi deriva
opportunistica. Nell’aprile del 1995, dopo quindici anni di
detenzione, viene ammesso al lavoro esterno e nel 1999
ottiene la semilibertà, revocata però nell’ottobre 2001 in
seguito all’accertamento di presunte infrazione al
trattamento. E’ tuttora detenuto a tempo pieno.
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