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Il profilo
politico e militare di Barbara Balzerani è tra i più
rilevanti nella storia del Partito armato, per l’estensione
temporale della sua militanza (aderisce alle Br bel 1975,
ricoprendo da subito un ruolo di primissimo piano
all’interno dell’organizzazione fino alla data del suo
arresto, 19 giugno 1985), e per la rilevanza del suo impiego
(entra molto presto nell’esecutivo brigatista, c’è chi
ipotizza già a partire dagli ultimi mesi del 1976, e vi
rimane per tutto il tempo della sua militanza
rivoluzionaria).
Il suo iter
politico ha molto in comune con il percorso di tanti
coetanei che si affacciano alla politica nel biennio
1968-‘69: dall’adesione giovanile al Movimento studentesco
romano, passando poi per Potere Operaio, fino al salto in
avanti nel Partito armato. È protagonista di molte delle
azioni più eclatanti delle Br, sia durante la sua militanza
interna alla colonna romana che dopo il trasferimento a
Milano, una volta concluso il sequestro Moro.
Processata
e condannata a tre ergastoli, nel corso del processo “Moro
ter” aderisce alla battaglia di libertà proponendo dal
carcere una soluzione politica che sancisca la fine
dell’esperienza armata e l’avvio di una riflessione critica
su questo pezzo di storia, al di fuori della logica della
dissociazione e del pentitismo.
In tutte le
ricostruzione storiche dell’esperienza politica e militare
delle Br, il nome di Barbara Balzerani ricorre frequente
soprattutto nell’ultima fase della storia brigatista quando,
dopo l’arresto di Mario Moretti,
Balzerani diventa la militante di anzianità maggiore ancora
in libertà, assumendo così la guida dell’ultima generazione
del Partito armato.
Partecipa
al commando che il 16 marzo 1978 rapisce in via Fani, a
Roma, il Presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro:
la sua funzione, speculare a quella di
Lojacono e
Casimirri, è quella di
bloccare il traffico e impedire il sopraggiungere di veicoli
e passanti nel luogo dell’agguato. Nei giorni del sequestro,
divide con Mario Moretti il misterioso alloggio di via
Gradoli, 96 fino al celebre (e ancora oscuro) episodio della
sua scoperta, datato 18 aprile 1978. In quanto membro
dell’esecutivo è protagonista dei dibattiti, sempre più
accesi e polemici, interni all’organizzazione e, nella
guerra fratricida tra ala militarista e ala movimentista,
sceglie di aderire alla corrente che poi si costituirà in
Partito Comunista Combattente.
Partecipa
al sequestro Dozier come membro dell’esecutivo Br: è
tra quanti, insieme a Savasta,
Lo Bianco e Novelli, ne
pianificano l’azione e la dirigono. È arrestata dai
Carabinieri a Ostia (Roma) il successivo 19 giugno, in
compagnia del convivente Giovanni Pelosi. Dal carcere
rivendica l’omicidio dell’ex sindaco di Firenze Lando
Conti (10 febbraio 1986) e la rapina di via Prati di
Papa (14 febbraio 1987) durante la quale perdono la vita
gli agenti portavalori Roberto Lanari e Giuseppe
Scravaglieri. Pochi mesi dopo, però, decide di aderire alla
battaglia di libertà inaugurata ufficialmente
con la lettera che Bortolazzi, Curcio, Iannelli e Moretti
indirizzano al quotidiano «il manifesto» per proporre uno
«sbocco politico e sociale al ciclo di lotte maturato negli
anni Settanta». Adesione, quella della Balzerani, molto
importante essendo stata l’ultima leader riconosciuta
dell’ultima generazione di militanti del Partito armato.
È autrice
del libro Compagna luna, che Alessio Spina ha
recensito
qui.
Del 2003 è
invece la raccolta di racconti La sirena delle cinque,
edito dalla Jaca Book.
Giuliano Boraso
libri@brigaterosse.org
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