I PERSONAGGI 

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Barbara Balzerani - "Sara"

(Colleferro, Roma, 1949)

 

 

Il profilo politico e militare di Barbara Balzerani è tra i più rilevanti nella storia del Partito armato, per l’estensione temporale della sua militanza (aderisce alle Br bel 1975, ricoprendo da subito un ruolo di primissimo piano all’interno dell’organizzazione fino alla data del suo arresto, 19 giugno 1985), e per la rilevanza del suo impiego (entra molto presto nell’esecutivo brigatista, c’è chi ipotizza già a partire dagli ultimi mesi del 1976, e vi rimane per tutto il tempo della sua militanza rivoluzionaria).

Il suo iter politico ha molto in comune con il percorso di tanti coetanei che si affacciano alla politica nel biennio 1968-‘69: dall’adesione giovanile al Movimento studentesco romano, passando poi per Potere Operaio, fino al salto in avanti nel Partito armato. È protagonista di molte delle azioni più eclatanti delle Br, sia durante la sua militanza interna alla colonna romana che dopo il trasferimento a Milano, una volta concluso il sequestro Moro.

Processata e condannata a tre ergastoli, nel corso del processo “Moro ter” aderisce alla battaglia di libertà proponendo dal carcere una soluzione politica che sancisca la fine dell’esperienza armata e l’avvio di una riflessione critica su questo pezzo di storia, al di fuori della logica della dissociazione e del pentitismo.

In tutte le ricostruzione storiche dell’esperienza politica e militare delle Br, il nome di Barbara Balzerani ricorre frequente soprattutto nell’ultima fase della storia brigatista quando, dopo l’arresto di Mario Moretti, Balzerani diventa la militante di anzianità maggiore ancora in libertà, assumendo così la guida dell’ultima generazione del Partito armato.

Partecipa al commando che il 16 marzo 1978 rapisce in via Fani, a Roma, il Presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro: la sua funzione, speculare a quella di Lojacono e Casimirri, è quella di bloccare il traffico e impedire il sopraggiungere di veicoli e passanti nel luogo dell’agguato. Nei giorni del sequestro, divide con Mario Moretti il misterioso alloggio di via Gradoli, 96 fino al celebre (e ancora oscuro) episodio della sua scoperta, datato 18 aprile 1978. In quanto membro dell’esecutivo è protagonista dei dibattiti, sempre più accesi e polemici, interni all’organizzazione e, nella guerra fratricida tra ala militarista e ala movimentista, sceglie di aderire alla corrente che poi si costituirà in Partito Comunista Combattente.

Partecipa al sequestro Dozier come membro dell’esecutivo Br: è tra quanti, insieme a Savasta, Lo Bianco e Novelli, ne pianificano l’azione e la dirigono. È arrestata dai Carabinieri a Ostia (Roma) il successivo 19 giugno, in compagnia del convivente Giovanni Pelosi. Dal carcere rivendica l’omicidio dell’ex sindaco di Firenze Lando Conti (10 febbraio 1986) e la rapina di via Prati di Papa (14 febbraio 1987) durante la quale perdono la vita gli agenti portavalori Roberto Lanari e Giuseppe Scravaglieri. Pochi mesi dopo, però, decide di aderire alla battaglia di libertà inaugurata ufficialmente con la lettera che Bortolazzi, Curcio, Iannelli e Moretti indirizzano al quotidiano «il manifesto» per proporre uno «sbocco politico e sociale al ciclo di lotte maturato negli anni Settanta». Adesione, quella della Balzerani, molto importante essendo stata l’ultima leader riconosciuta dell’ultima generazione di militanti del Partito armato.

 

È autrice del libro Compagna luna, che Alessio Spina ha recensito qui.

Del 2003 è invece la raccolta di racconti La sirena delle cinque, edito dalla Jaca Book.

 

Giuliano Boraso

libri@brigaterosse.org

 Riferimenti processuali
Processo Moro-Uno  
24.01.1983 Sentenza 1° grado Ergastolo
  Sentenza 2° grado  
  Sentenza 3° grado  
 

Ultima modifica di questa pagina: sabato, 29 aprile 2006 16.29

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