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Anna Laura Braghetti
è nata a Roma il 3 agosto 1953. Studi all'istituto tecnico,
un impiego regolare, entra nelle Brigate Rosse nel 1977 e un
anno dopo, insieme al compagno
Prospero Gallinari, partecipa al sequestro di Aldo Moro
come proprietaria prestanome dell'appartamento di Via
Montalcini. Il 5 febbraio 1980 viene notata da una
assistente universitaria nei pressi dell'androne della
facoltà di Scienze politiche, dove 7 giorni più tardi verrà
ucciso Vittorio Bachelet. Il 27 maggio dello stesso anno
l'arresto nelle vie del centro di Roma. Il 6 marzo del 1982
il brigatista pentito
Antonio Savasta afferma che furono
Prospero Gallinari e Anna Laura Braghetti i carcerieri
del presidente Dc. Il 10 aprile 1989, a Roma, nel corso del
processo alle Br,
Francesco Piccioni legge un documento, sottoscritto tra
gli altri anche da Laura Braghetti, nel quale si afferma che
"fu lo Stato a dichiarare guerra". Nel 1991, sul settimanale
L'Espresso, compare una dichiarazione della ex brigatista
sul sequestro del presidente democristiano: "Era la nostra
risposta al compromesso storico che ingabbiava l'opposizione
subordinandola alla Dc". Nel 1994 Braghetti dichiara al
sostituto procuratore della Repubblica, Antonio Marini, che
Moro scriveva molto, e aggiunge: "Voglio precisare che tali
documenti uscivano da via Montalcini solo nelle mani del
componente del comitato esecutivo", cioè
Mario Moretti. Il 19 giugno 1996, a Roma, nel corso del
processo Moro-quinquies,
Germano Maccari afferma di essere stato il "quarto uomo"
a custodire Aldo Moro, insieme a Prospero Gallinari, Mario
Moretti ed Anna Laura Braghetti. Nel 1997 il maresciallo di
Ps Giuseppe Mango dichiara al giudice istruttore veneziano
Carlo Mastelloni, di aver saputo che durante il sequestro
Moro furono fatti accertamenti anche nella zona dove era
ubicata via Montalcini, a seguito di segnalazioni fiduciarie
pervenute alla squadra e, in particolare, di indicazioni
avute sulla Braghetti. L'8 marzo 1998, in un'intervista al
settimanale tedesco Der Spiegel, l’ex brigatista afferma di
ricordare che Moretti e Maccari fecero salire Moro nel
portabagagli della Renault, poi gli spararono entrambi nove
colpi col silenziatore. Qualche giorno dopo, sul quotidiano
La Repubblica, Daniele Mastrogiacomo riporta la
dichiarazione di un funzionario dell'Ucigos che spiega che
il pedinamento di Braghetti iniziò nel corso del sequestro e
non dopo la morte di Aldo Moro. Oltre a periodi di
detenzione in molti penitenziari italiani, Anna Laura
Braghetti ha trascorso quattro anni nel supercarcere di
Voghera, in condizioni difficili. Lì ha cominciato a
maturare il distacco dalle Br e dal progetto di rivoluzione
armata. Nel 1994 ha ottenuto il permesso di lavorare fuori
dal carcere, nel 2002 la libertà condizionale. È tra le
coordinatrici di un progetto della Comunità europea per
l'inserimento al lavoro di ex detenuti.
Germano Maccari, coinquilino nei giorni del sequestro Moro,
la descrive così: "Era una femminista, una compagnuccia di
quartiere, conosciuta, ex fidanzata del Bruno Seghetti che
però non ha mai partecipato ad alcuna banda armata prima. E'
entrata a far parte delle Brigate rosse per comprare un
appartamento ed è stata poi partecipe di tutto ciò che
successivamente è successo in Italia".
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