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Homepage Libri Storie delle BR Brigate Rosse

   
  Autore: Soccorso Rosso
   
   
  Editore: Feltrinelli
  Collana:  
  Data pubblicazione: 1976
  ISBN:  
  Pagine: 293
   
   
  Giudizio:
   

 

 

Parlare delle Brigate Rosse, oggi, non é affar semplice; troppi sono i rischi di strumentalizzazione, quando si tenta di affrontare un'analisi delle vicende di una Organizzazione che ha cercato, attraverso le armi, di dare corpo ad una prospettiva rivoluzionaria che pareva esser propria di larghi strati di una intera generazione (quella costituita dai "figli" degli anni della Resistenza , dai "figli di Di Nanni", come ancora fino a qualche anno fa recitavano slogan e parole d'ordine dei cortei di Movimento). Un'ipotesi, quella della Rivoluzione, già patrimonio culturale di molti tra coloro i quali le armi le avevano davvero imbracciate, per scacciare l'invasore, ma anche per vincere il nemico interno, per poi scoprire che, al pari di una Matrioska, lo Stato nascondeva di volta in volta il suo reale volto attraverso una facciata sempre diversa; dal fascismo alla "democrazia rappresentativa", in un unicum fatto di intrighi, di "deviazioni" costruite a tavolino, sugli scranni dei poteri forti.

E mentre - il PCI fattosi Stato (per sopravvivere o per godere dei frutti dell'esercizio del potere, in nome dell'autonomia del ceto politico dalle masse che esso avrebbe inteso    rappresentare?) - i partigiani di ieri avevano riposto nel cassetto (o consegnato in sezione) il proprio arsenale composto di sogni, idee e munizioni per armi oramai obsolete negli anni del trionfo della tecnologia applicata alla guerra, una nuova generazione si affacciava alla ribalta della politica recuperando - da un bagaglio comprendente, certo, Marx e Lenin, ma anche Mao e soprattutto il mito del guerrigliero metropolitano (Carlos Marighella e "Che Guevara", Simon Bolivar e Padre Camillo Torres) - la speranza nella rivolta armata, fuori dagli schemi preordinati posti ed imposti dalla divisione bipolare del "dopo Yalta".

"Brigate Rosse", testo edito da Soccorso Rosso per Feltrinelli esattamente 30 anni fa, quando la morte di Mara Cagol - cui é dedicato il libro - sembrava aver segnato l'inizio della fine della "politica armata" propugnata dai brigatisti, prova a raccontare al lettore (presumibilmente "militante", nell'accezione più ampia possibile del termine) la storia di questo gruppo di "rivoluzionari di professione", animati dalla convinzione che dal basso (e non sotto l'influenza esercitata da un orso sovietico ormai infettato dalla degenerazione borghese) potesse darsi la sola ipotesi di "costruzione dell'alternativa". Così, le BR ci vengono raccontate per quello che sono - ossia per dei comunisti - e per quello che fanno, o che cercano di fare - porre i paletti per la rivoluzione, bruciando autovetture, sequestrando dirigenti d'azienda e uomini dello Stato - , in un percorso che, linearmente, si muove dalla fabbrica ai centri del potere (economico, politico, finanziario), in un progressivo innalzamento del tiro (fino ai vagheggiamenti del PG di Senzani - ancora lontani da venire ai tempi della stesura del libro, ma già presenti in nuce nella ricerca ossessiva di un "cuore dello Stato" - per cui andava colpito tutto ciò che odorasse, anche lontanamente, di potere o di "intelligenza con il nemico"). 

Soccorso Rosso riesce così a non fare sociologia, né tanto meno apologia, ma semplicemente "storia orale", facendo sì che a parlare siano le frasi contenute nei volantini dei "terroristi", e quelle contenute negli articoli prodotti dalla stampa, la cui informazione si riduce inesorabilmente a propaganda politica. Perché se, un tempo, poteva far comodo definire le Brigate: "sedicenti" Rosse, oggi scopriamo che l'omicidio D'Antona é "un regolamento di conti interno alla sinistra", o che l'omicidio Biagi é il frutto delle critiche sindacali alla riforma del mercato del lavoro.

Attenzione, signori! L'esercizio di critica diventa reato, se fatto proprio dai "diversi" per appartenenza di classe, di ceto, di razza. Ed i soli volantini che ci sarà concesso di leggere - e di scrivere, se sapremo venderci bene al "padrone" - saranno quelli pubblicati sugli editoriali dei quotidiani nazionali.

Buona lettura, a tutti coloro i quali credono che debba ancora esserci spazio per la libertà di pensiero.

 

Roberto De Rossi

 

Ultima modifica di questa pagina: lunedì, 27 marzo 2006 12.23

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