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Homepage Libri Le testimonianze "Nell'anno della tigre"

   
  Autore: Silvana Mazzocchi
   
   
  Editore: Baldini & Castoldi
  Collana:  
  Data pubblicazione: 1994
  ISBN: 88-859-8964-0
  Pagine: 227
   
   
  Giudizio: da definire
   
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Nell'anno della tigre - storia di Adriana Faranda scritto da Silvana Mazzocchi, giornalista e scrittrice, è un lungo racconto a più voci, nel quale il vissuto personale si mischia e a volte si confonde, intrecciandosi, con quello politico. L’autrice tesse il filo del racconto facendo parlare i protagonisti di quegli anni, sia da una parte che dall’altra. Ne viene fuori un ritratto di una donna indubbiamente determinata, ma che vive le sue scelte con una problematica interiore contraddittoria, lacerante e a volte crudele con se stessa e con gli altri. 

L’autrice inserisce dei lunghi intermezzi dove a parlare è Adriana Faranda, con un linguaggio a volte scarno ma sempre efficace e ci racconta uno spaccato di vita interiore di rara intensità. La prima parte è legata più all'aspetto personale: l'infanzia in Sicilia e il rapporto con la famiglia, gli studi, il matrimonio e la nascita di Alexandra, la figlia che lascerà alla madre quando entrerà in clandestinità. Adriana conosce la politica, ne è attratta naturalmente. Il suo carattere determinato ma sofferto la spinge ad uscire dalla Sicilia per approdare a Roma, dove conosce Valerio Morucci. Intanto Potere Operaio si scioglie dopo un dibattito tra i sostenitori del doppio livello (uno militante-legale e un altro clandestino, a sostegno del primo, sul modello dello Sinn Féin irlandese) e chi, invece, sostiene la necessità del passaggio alla lotta armata tout court. Adriana sente la fragilità di ambedue le proposte ma l'urgenza rivoluzionaria la spinge alla partecipazione alle FAC, le Fazioni Comuniste Armate. Con Valerio Morucci prende parte alle prime azioni armate. La teorizzazione della lotta armata diventa prassi rivoluzionaria, e non bastano le remore morali e la consapevolezza di una disumanità di fondo che deriva dal ridurre le persone a ruoli da colpire, esemplificazioni di un potere ingiusto al quale ribellarsi con ogni mezzo.

Il collante che tiene insieme tutte queste componenti è l'ideologia, l'altare sul quale sacrificare tutto il vissuto personale: la famiglia, gli affetti più profondi, il rapporto con le persone amate e, alla fine, parte della propria umanità.

Con queste premesse l'approdo alle Br ne è la logica conseguenza, dalle prime azioni della colonna romana (contro il prof. Cacciatesta ad esempio) fino alla stagione del sequestro Moro, dove Adriana svolge il ruolo, con Morucci, di  "postino" dei messaggi e delle lettere dalla "prigione del popolo" di Aldo Moro. È questa la parte più interessante del libro, per la sua sconvolgente umanità in una delle vicende più difficili della nostra storia repubblicana. Affiorano, durante quei 55 giorni, dubbi e incertezze sulla gestione del sequestro, la lacerazione per la morte degli uomini della scorta, fino agli incontri con Lanfranco Pace  per un abbozzo di trattativa frustrato da troppi muri di gomma che da più parti si erigono. Adriana, assieme a Valerio Morucci, è contraria ad uccidere Moro e tenta in tutti i modi di rimandare la sentenza di morte. L'epilogo tragico e la fuoriuscita dalle Bierre, la breve latitanza  e poi l'arresto chiudono una fase della sua vita.

Il libro non aggiunge nulla rispetto a quanto conosciuto finora, sia nelle dinamiche che nella gestione "politica" del sequestro. Sotto questo aspetto Adriana Faranda ha già dato tutto quello che poteva dare con la sua ultima (e praticamente l'unica) chiamata in correità, svelando l'identità del famoso ingegner Altobelli, il quarto uomo della casa di Via Montalcini. Il libro, semmai, ci offre uno spaccato del travaglio interiore che l'ha portata a questo nuovo "strappo", non condiviso anche da chi, come Valerio, è stato al suo fianco nella dissociazione dalla lotta armata. La sua spinta a indicare in Germano Maccari uno dei  carcerieri di Moro è stata dettata dal bisogno di fare chiarezza sulle tante illazioni e speculazioni sulla figura del Quarto uomo, in alcuni casi indicato addirittura come un agente dei servizi.

Nell'ultima parte Silvana Mazzocchi descrive il percorso giudiziario dall'arresto alle ultime deposizioni del processo Quater sul sequestro di Aldo Moro. Ma è il recupero del rapporto con la figlia Alexandra, il riallacciare il filo degli affetti, il ritorno faticoso alla legalità e alla vita a rappresentare il nucleo centrale del racconto in questa parte del libro. Il libro della Mazzocchi, in definitiva, miscela il privato e il pubblico, il collettivo e il clandestino di Adriana Faranda.

È scritto con onestà e senza retorica. Un libro da leggere, semplicemente.

 

Carlo Giacchin

 

Ultima modifica di questa pagina: sabato, 28 ottobre 2006 00.21

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