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Homepage Libri Contesti e contorni "Miccia corta. Una storia di Prima Linea"

   
  Autore: Sergio Segio
   
   
  Editore: DeriveApprodi
  Collana:  
  Data pubblicazione: 2005
  ISBN: 88-88738-49-5
  Pagine: 244
   
   
  Giudizio:
   
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Quella dell’assalto al carcere di Rovigo del 3 gennaio 1982 per opera di un pugno di rivoluzionari appartenenti all’ex area di Prima linea è un’altra di quelle storie del nostro recentissimo passato che a rileggerle oggi non sai se crederci o meno, tanto tutto ora sembra così distante, così diverso, impensabile. Impensabile che un ventina di anni fa un gruppo di donne e uomini abbia progettato di far saltare in aria il muro di cinta di un carcere nel pieno centro storico di una cittadina del nord est. Impensabile che dalla breccia apertasi siano fuoriuscite, incolumi, quattro compagne. Impensabile che tutto questo sia stato progettato e portato a termine per un unico e solo fine: la liberazione delle compagne detenute.

Miccia corta è il racconto di quella “impensabile” giornata fatto da uno dei suoi protagonisti, Sergio Segio, il «comandante Sirio», figura di primissimo piano dell’eversione «movimentista», uomo di punta di Prima linea per poi diventare il più strenuo fautore e ideatore del progetto di liberazione dei detenuti politici nei primi anni Ottanta, fino al suo secondo e definitivo arresto (15 gennaio 1983).

«Liberazione» è la parola chiave, la grande idea che sta all’origine dell’assalto al carcere di Rovigo. Sono gli anni in cui l’esperienza lottarmatista che mira alla conquista del potere politico è finita (nonostante siano quelli i giorni del sequestro Dozier), la sconfitta dell’eversione è sotto gli occhi di tutti, lo Stato ha vinto la partita militare, per i superstiti ancora in libertà le scelte da compiere sono ben poche: continuare nell’attacco al cuore dello Stato senza che vi sia la pur minima condizione per un successo, oppure arrendersi (e tentare l’esilio all’estero) oppure, infine, impegnare le ultime risorse per ridare la libertà ai compagni prigionieri. E non è un caso che quest’ultima opzione venga scelta da quell’ala dell’eversione culturalmente più vicina a quel modo di fare e di vivere che Emilio Quadrelli ha così ben descritto nel suo bellissimo Andare ai resti (vedi la recensione qui): il senso di fratellanza e solidarietà fraterna che caratterizzava le batterie di rapinatori fu anche componente del dna delle donne e degli uomini di Pl, nonostante tutto questo possa sembrare contraddittorio se ricondotto ai celebri casi di pentimento registrati proprio tra le fila di quell’organizzazione.

Come recita il sottotitolo del volume, questa è anche una storia di Prima linea – la formazione comunista combattente più importante dell’area movimentista – e già di per sé questo è un evento, visto che a tutt’oggi la storia di Pl non è ancora stata scritta (e sarebbe poi interessante capire come sia possibile che, in un paese in cui si scrive di tutto e di tutti, nessuno abbia finora trovato il tempo di ricostruire da un punto di vista storiografico una esperienza così importante della nostra storia recente). Il rischio del nostro potenziale lettore sta proprio tutto qui: di trovarsi di fronte, cioè, a un episodio che, per quanto interessante e avvincente, sia talmente de-contestualizzato da rendere l’immedesimazione del lettore quasi impossibile e amplificare quella sensazione di straniamento a cui accennavamo nelle prime righe. Segio, in realtà, ce la mette tutta per ridurre al minimo questo rischio, inframmezzando la narrazione delle ore che scandiscono quella giornata particolare con alcuni fotogrammi – anche piuttosto intensi – delle lotte e dei movimenti degli anni Settanta.

Però forse non basta, forse non è sufficiente.

Il racconto è bellissimo, davvero – come recita la quarta – caratterizzato da un ritmo incalzante tipico delle migliori sceneggiature di un film d’azione. Molto ben congegnata anche la postfazione, che raccoglie una serie di utili documenti che cercano di raccontare “ciò che avvenne dopo”, gli anni del carcere, il capolinea dell’avventura. L’augurio è che il tutto non rimanga fine a sé stesso, che questo libro possa davvero fungere da apripista per colmare il vuoto storiografico che caratterizza l’esperienza di Prima linea e di gran parte di quell’eversione diffusa, così geneticamente distante dalla storia brigatista.

 

Giuliano Boraso

libri@brigaterosse.org

 

Ultima modifica di questa pagina: martedì, 25 aprile 2006 19.05

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