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Nel bistrattato panorama
dell’editoria italiana si possono ancora incrociare dei
progetti, come si faceva una volta quando i libri venivano
concepiti all’interno di uno schema, di una idea e non con
il solo fine di fare cassa e di riempire all’inverosimile
gli scaffali delle librerie.
La piccola e combattiva
DeriveApprovi, storica casa editrice militante di Roma, pur
tra mille difficoltà è tra quei pochi soggetti editoriali
che ragionano ancora per “progetti”. E quello inaugurato con
questo Gli autonomi incute quasi un certo timore
reverenziale: per la mole in cui si articola, per
l’argomento che attraversa e per quell’aspetto rigoroso,
severo che contraddistingue spesso l’immagine della casa
editrice. Andiamo con ordine.
Attraverso la pubblicazioni di
3 volumi – e questo è il primo – in una sorta di work in
progress che si svilupperà per tutto il 2007,
DeriveApprodi racconterà la storia dell’autonomia operaia
(rigorosamente con le iniziali minuscole). In questo volume
I, come recita il sottotitolo, si narrano le storie, le
lotte e le teorie di un soggetto politico multipolare,
debordante, variegato, per certi versi bulimico. Ogni volta
che qualcuno ha provato a definire i confini politici e
sociali dell’autonomia operaia ha inevitabilmente finito per
perdersi in una agglomerato di sigle, provenienze, identità
politiche spesso anche contrastanti eppure, chissà perché,
confluite in un unico calderone.
Nelle primissime righe del
volume Sergio Bianchi, curatore dell’opera insieme a
Lanfranco Caminiti e punto di riferimento della casa
editrice romana, elenca gli aggettivi più ricorrenti con cui
«opinionisti, intellettuali, dirigenti di partito e di
sindacato» hanno definito nel corso degli anni Settanta e
Ottanta quest’area controversa:
«Estremisti»
«Violenti»
«Provocatori»
«Mestatori»
«Prevaricatori»
«Diciannovisti»
«Fiancheggiatori»
«Terrorosti»
Aggettivi confluiti poi tutti
in quel psicodramma giudiziario che prese il nome di
«teorema Calogero» e che emerse alla luce del sole il
fatidico 7 aprile 1979. Ebbene, questo primo volume della
trilogia autonoma ha, tra i suoi fini, anche quello di
andare oltre questa aggettivazione embedded per
raccontare la dimensione più propriamente politica e
militante dell’autonomia operaia, le origini del suo
impianto teorico che riprende e rielabora il pensiero
operista degli anni Sessanta. Quello, per intenderci, nato
nelle colonne di riviste come «Quaderni rossi» e «Classe
operaia», rinnovato dentro esperienze politiche come quelle
di Potere operaio e del Gruppo Gramsci, aggiornato ai
mutamenti epocali in corso di attuazione nella società
italiana, nel mondo del lavoro, dei rapporti sociali inter-
e intra- personali.
E per raccontare tutto questo
immenso laboratorio politico non c’è altra via percorribile
che non sia quella di descrivere le diverse realtà
geografiche nelle quali questa esperienza si è consumata dal
1973 in poi, assumendo volti, istanze, rivendicazioni
differenti, e facendo dell’autonomia operaia una delle più
affascinanti e controverse esperienze politiche del
dopoguerra italiano.
Ecco quindi che, dopo due
utilissimi contributi dei curatori che contestualizzano il
fenomeno autonomia dentro l’anomalia degli anni Settanta
italiani, il lettore viaggia dalla Val di Susa a Genova, dal
laboratorio milanese alle lotte del Petrolchimico di Porto
Marghera, dalla creatività bolognese ai fuochi del Nord Est
a quelli romani, concentrati nel leggendario triangolo
Policlinico-San Lorenzo-Sapienza, fino alle realtà del
meridione: Napoli e l’effervescente laboratorio del barese.
Ne esce un volume ricchissimo
di storie, aneddoti, contributi. Una marea di memoria che,
appunto, incute quasi timore: insomma, ci eravamo quasi
convinti che l’opera di annientamento cerebrale portata
avanti nell’ultimo ventennio avesse stroncato qualsiasi
recupero del passato. E invece ci troviamo ancora a dover
fare i conti con donne e uomini che ragionano per “progetti”
a lunga scadenza.
Sì perché, come accennavamo, a
questo volume I seguiranno altri due contributi che si
preannunciano altrettanto ricchi: il volume II raccoglierà
una serie di saggi originali di riflessione teorica sui vari
aspetti dell’esperienza teorica e pratica dell’area
dell’autonomia operaia. Nel volume III confluirà invece il
meglio della sua produzione e contaminazione culturale:
letteratura, poesia, cinema, musica, fumetto eccetera. E
poi, a concludere, un dvd contenente saggi, cronologie,
bibliografie, una archivio fotografico, opuscoli, riviste,
giornali, bollettini, volantini, manifesti…
Giuliano
Boraso
libri@brigaterosse.org
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