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Solo a
leggere i nomi dei due autori di questi piccolo libro,
saranno in molti a storcere il naso: da una parte Oreste
Scalzone, testa calda e pensante del ’68, cofondatore di
Potere operaio, poi dirigente dei Co. Co. Ri., arrestato in
seguito alla celebre retata del 7 aprile ’79 e
successivamente espatriato in Francia in qualità di esule
politico, tra i principali sostenitori di una proposta di
amnistia che chiuda i conti con il passato. Dall’altra Paolo
Persichetti, ex membro delle Br-Udcc, arrestato nel ’97 e
condannato a 22 anni e mezzo di carcere per l’omicidio
Giorgieri, anch’egli riparato in Francia ed estradato in
Italia il 25 agosto 2002 nell’ambito delle indagini sui
delitti D’Antona e Biagi (a cui risulterà essere del tutto
estraneo). Insomma, non proprio due personaggi accomodanti,
niente a che vedere con quei opinion leader di casa nostra
capaci di rassicurare il lettore con interpretazioni
politically correct dei molteplici aspetti e delle
molteplici facce del terrorismo nostrano.
Al
contrario, questo piccolo libro è molto utile proprio perché
offre delle letture totalmente differenti, diremo quasi agli
antipodi con il pensiero unico purtroppo così in voga nella
nostra contemporaneità; poco più di duecento pagine (con
tanto di bibliografia sragionata) per comprendere alcuni
aspetti chiavi della stagione di piombo visti dall’ottica
privilegiata del protagonista che non si limita a ricordare,
né ad ammettere eventuali colpe e responsabilità, ma che in
un certo senso rilancia sul piatto delle puntate, sollevando
nuova polvere e aprendo armadi che in molti vorrebbero
tenere ben sigillati.
Pagine
scritte da due uomini contro, incapaci – fortunatamente – di
chinare il capo come vorrebbe una cultura, la nostra, retta
dalla logica che sia solo il vincitore a scrivere la storia,
lasciando al vinto il ruolo del semplice sparing partner;
e a chi, pur vinto, rifiuta questo ruolo non resta che
rilanciare, proponendo dei percorsi alternativi, capaci ad
esempio di sollevare interrogativi sul paradigma
dell’emergenza che ha governato la produzione legislativa
degli anni Settanta e Ottanta, producendo guasti
irreparabili nel vivere civile; oppure interrogando, e
interrogandosi, sui grandi temi del pentitismo,
dell’amnistia, delle responsabilità di tutti, personali e
collettive, soggettive e oggettive, per quanto accadde in
quegli anni furibondi, senza nessun manicheismo, senza
preconcetti di sorta, opportunamente lasciati a chi è
convinto di possedere verità assolute da propagandare.
Consigliamo
questo libro a chi ha ancora voglia di capire e tempo per
farlo, a chi non è ancora totalmente lobotomizzato dal
pensiero unico, a colui al quale piace essere stuzzicato
nella sua intelligenza, a volte anche provocato, ma mai
allineato, né tantomeno rassicurato. Questo lettore ideale
troverà in queste pagine tanti spunti di riflessione e
materiale a sufficienza per riempirsi la testa di domande,
con in più altri utilissimi consigli di lettura e
approfondimento.
Saranno
pure dei cattivi maestri, come si diceva un tempo, e pure un
po’ antipatici; però, forse ancora più oggi che ieri,
continuiamo a preferirli a quelli buoni ma addomesticati.
Giuliano Boraso
libri@brigaterosse.org
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