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Questo è un
libro diverso rispetto agli altri presenti in questa sezione
del sito; non si tratta infatti di memorie, di ricostruzioni
storiche, di testimonianze, di inchieste e quant’altro.
Politica e Rivoluzione è un vero e proprio testo di
teoria rivoluzionaria, un documento redatto da quattro
militanti delle Brigate rosse, il quinto di una serie di
scritti allegati agli atti del processo alla colonna
torinese delle Br svoltosi nella primavera-estate del 1983.
Politica e
Rivoluzione
si colloca tutto intero all’interno del dibattito in corso
all’epoca tra le varie componenti dei prigionieri politici
rinchiusi nelle patrie galere e impegnati a elaborare una
imponente mole di materiale documentale contente le
differenti considerazioni e le diverse prospettive da dare
al proseguimento della lotta armata, all’indomani della
sconfitta subito con l’operazione Dozier e la proclamazione
della “ritirata strategica”. In particolare, questo
documento è la risposta polemica a un altro scritto,
Gocce di sole nella città degli specchi, redatto da due
nomi illustri della storia brigatista, Renato Curcio e
Alberto Franceschini, che – dopo la loro adesione al Partito
Guerriglia di Giovanni Senzani – esponevano le loro tesi sul
proseguimento dell’esperienza rivoluzionaria, sempre in
linea con l’approccio movimentista a cui si era ispirata
tutta l’azione del Partito Guerriglia. Ed è proprio contro
questo approccio che si scaglia Politica e Rivoluzione
che, a detta dei suoi estensori, vuole per prima cosa
attaccare e sconfiggere le posizioni politiche e le tesi
teoriche idealistiche che bombardano il movimento
rivoluzionario e contribuire, allo stesso tempo, alla
ricostruzione dell’impianto teorico-politico rivoluzionario,
recuperando e attualizzando il patrimonio del
marxismo-leninismo.
È già
necessaria una precisazione: chi deciderà di addentrarsi
nella lettura di questo testo sappia che si imbarcherà in
una avventura non da poco, che richiede il possesso di
requisiti di conoscenza basilari in merito sia al
vocabolario brigatese-italiano/italiano-brigatese, sia alle
questioni e alle problematiche dibattute all’epoca tra le
differenti correnti rivoluzionarie. In caso contrario, ci si
capirà poco o niente.
La
questione fondamentale è: chi può rivendicare a sé e solo a
sé la fedeltà più assoluta ai dettami del
marxismo-leninismo? Chi, in virtù di questa rivendicazione,
può impossessarsi a diritto del patrimonio rivoluzionario e
dell’esperienza lottarmatista delle Br come fin qui si è
svolto lungo più di un decennio di storia? Chi, oggi come
oggi, nell’attuale congiuntura politica e sociale, può a
ragione gettare le basi di un rilancio della lotta armata?
Su quale terreno, su quali basi, con quali prospettive?
Queste le domande di fondo: ad esse, ovviamente, ciascuna
corrente fornisce le proprie risposte, in un intrecciarsi
aggrovigliato di accuse reciproche di idealismo,
soggettivismo, deviazionismo.
Ripetiamolo: non è facile, per chi non ha dimestichezza con
l’argomento, governare il timone di queste infinite
polemiche. È per questo motivo che consigliamo prima una
profonda immersione nei testi che ricostruiscono
dall’esterno il dibattito in corso, specificandone gli
attori in gioco, le fazioni di appartenenza, le differenze
che le distinguono, gli oggetti del contendere. Solo a quel
punto sarà utile affrontare i testi originali, partendo
magari da quell’Ape e il comunista che inaugura la
discussione interna alle Br.
Ma
Politica e Rivoluzione non è neppure una semplice
risposta a tesi e impostazioni considerate sbagliate e
offensive per il movimento rivoluzionario: è, al tempo
stesso, un vero e proprio trattato di politica
rivoluzionaria che, attraverso la critica alle impostazioni
considerate deviazioniste, cerca di ricostruire una politica
rivoluzionaria attraverso la ri-proposizione e la
ri-attualizzazione dell’impianto marxista-leninista più
dogmatico e fedele alle origini della storia del partito
armato.
Da leggere,
tenendo ben presente le avvertenze…
Giuliano Boraso
libri@brigaterosse.org
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