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Un altro
libro “di contorno”, utile per chi volesse ripercorrere gli
avvenimenti più importanti della storia repubblicana con gli
occhi di Umberto Improta, membro dell’Ufficio politico di
Roma negli anni Sessanta, poi nella DIGOS durante la
stagione di piombo del terrorismo “rosso” e “nero”, questore
negli anni Ottanta e Prefetto di Napoli nei Novanta.
Quarant’anni di vita al servizio dello Stato che Piero A.
Corsini vuole ricostruire esplorandoli dall’altra parte
della barricata, come recita un passo dell’epilogo
redatto dallo stesso giornalista Rai. Ed è quasi inutile
sottolineare che l’aspetto più interessante di tutto il
libro risiede appunto in questa ottica particolare che non
ha moltissimi precedenti nella storiografia recente del
nostro Paese: Lo sbirro ci racconta gli scontri di
Genova del ’60, la strage di piazza Fontana, il caso Moro,
l’ultima stagione degli anni di piombo fino al sequestro
Dozier dal punto di vista di chi durante quei fatti
riassumeva in sé la figura della Legge e dello Stato con
tutte le contraddizioni, le luci e le ombre di una stagione
che non a caso è stata ribattezzata la notte della
Repubblica.
Ai nostri
fini, Lo sbirro acquista interesse nella sua parte
centrale, quando Improta narra la genesi degli anni di
piombo e che cosa significasse in quegli anni lavorare
all’interno dell’Ufficio Politico della capitale:
l’offensiva delle Brigate rosse e dei NAP, la catarsi del
sequestro-assassinio di Aldo Moro, l’assalto al cuore dello
Stato e il terrorismo diffuso. Fino all’operazione da lui
condotta che segnò la sconfitta delle Brigate rosse: la
liberazione del generale statunitense James Lee Dozier,
rapito da un commando brigatista il 18 dicembre 1981 e
tenuto in ostaggio per 40 giorni.
Il racconto
di Improta non concede spazio a rivelazioni
sensazionalistiche, il lettore che acquistasse il libro
aspettandosi chissà quali verità nascoste rimarrebbe
probabilmente deluso da momento che, al contrario, la strada
scelta è quella del basso profilo, della normalizzazione. È
così, ad esempio, per ciò che riguarda il caso Moro a
proposito del quale Improta sostiene (forse a ragione) che
tutto è stato già detto e scritto e che se davvero esistono
dei buchi neri questi riguardano comunque aspetti marginali
dell’affaire (quando si sofferma su uno di questi
buchi neri, il falso comunicato n. 7 delle Br che il 18
aprile 1978 annunciava la morte mediante suicidio del
Presidente della Dc, Improta dice: mi rifiuto di pensare
che lo Stato avesse rapporti con gentaglia come quelli della
Magliana).
Si
minimizza anche a proposito del dopo Dozier, tanto che quel
vero e proprio terremoto che coinvolse i reparti speciali
dei Nocs, condotti dallo stesso Improta all’interno del covo
brigatista in cui veniva tenuto prigioniero il generale
statunitense, accusati di torture e sevizie ai danni dei
carcerieri di Dozier, viene così riletto e interpretato
dallo sbirro: Credo che la colpa sia stata di qualche
sottufficiale che si fece prendere la mano, magari perché
surriscaldato dall’euforia generale o perché geloso di non
aver partecipato personalmente all’operazione, e si convinse
di poter estorcere le confessioni con metodi duri (per
chi fosse interessato a conoscere altri particolari in
merito alla vicenda rimandiamo alle pagine di Le torture
affiorate di cui parliamo in questa sezione del sito).
Ma forse la spiegazione di queste minimizzazioni sta
all’inizio del libro, quando ancora la narrazione deve
cominciare; Corsini, per inaugurare le pagine de Lo
sbirro, sceglie infatti una citazione illuminante che
non a caso appartiene a Frank Kafka e così recita:
Qualunque impressione faccia su di noi, egli è un servo
della Legge. Appartiene alla Legge, e sfugge al giudizio
umano. Niente di scandaloso, intendiamoci; il tutto
rientra sempre e comunque in quell’infinito gioco delle
parti a cui nessuno può sottrarsi. Lo sbirro è e
resta comunque un libro da leggere, non tanto per il
contributo che può dare in termini di novità e rivelazioni
sui fatti narrati, quanto per la capacità non trascurabile
di Corsini di offrire, attraverso il ritratto di un uomo,
uno spaccato originale della nostra storia più recente.
Giuliano Boraso
libri@brigaterosse.org
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