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Homepage Libri Le testimonianze Lo sbirro. Umberto Improta, vita e indagini

   
  Autore: Piero A. Corsini
   
   
   
  Editore: Laurus Robuffo
  Collana:  
  Data pubblicazione: 2004
  ISBN: 88-8087-423-3
  Pagine: 230
   
   
  Giudizio:
   
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Un altro libro “di contorno”, utile per chi volesse ripercorrere gli avvenimenti più importanti della storia repubblicana con gli occhi di Umberto Improta, membro dell’Ufficio politico di Roma negli anni Sessanta, poi nella DIGOS durante la stagione di piombo del terrorismo “rosso” e “nero”, questore negli anni Ottanta e Prefetto di Napoli nei Novanta. Quarant’anni di vita al servizio dello Stato che Piero A. Corsini vuole ricostruire esplorandoli dall’altra parte della barricata, come recita un passo dell’epilogo redatto dallo stesso giornalista Rai. Ed è quasi inutile sottolineare che l’aspetto più interessante di tutto il libro risiede appunto in questa ottica particolare che non ha moltissimi precedenti nella storiografia recente del nostro Paese: Lo sbirro ci racconta gli scontri di Genova del ’60, la strage di piazza Fontana, il caso Moro, l’ultima stagione degli anni di piombo fino al sequestro Dozier dal punto di vista di chi durante quei fatti riassumeva in sé la figura della Legge e dello Stato con tutte le contraddizioni, le luci e le ombre di una stagione che non a caso è stata ribattezzata la notte della Repubblica.

Ai nostri fini, Lo sbirro acquista interesse nella sua parte centrale, quando Improta narra la genesi degli anni di piombo e che cosa significasse in quegli anni lavorare all’interno dell’Ufficio Politico della capitale: l’offensiva delle Brigate rosse e dei NAP, la catarsi del sequestro-assassinio di Aldo Moro, l’assalto al cuore dello Stato e il terrorismo diffuso. Fino all’operazione da lui condotta che segnò la sconfitta delle Brigate rosse: la liberazione del generale statunitense James Lee Dozier, rapito da un commando brigatista il 18 dicembre 1981 e tenuto in ostaggio per 40 giorni.

Il racconto di Improta non concede spazio a rivelazioni sensazionalistiche, il lettore che acquistasse il libro aspettandosi chissà quali verità nascoste rimarrebbe probabilmente deluso da momento che, al contrario, la strada scelta è quella del basso profilo, della normalizzazione. È così, ad esempio, per ciò che riguarda il caso Moro a proposito del quale Improta sostiene (forse a ragione) che tutto è stato già detto e scritto e che se davvero esistono dei buchi neri questi riguardano comunque aspetti marginali dell’affaire (quando si sofferma su uno di questi buchi neri, il falso comunicato n. 7 delle Br che il 18 aprile 1978 annunciava la morte mediante suicidio del Presidente della Dc, Improta dice: mi rifiuto di pensare che lo Stato avesse rapporti con gentaglia come quelli della Magliana).

Si minimizza anche a proposito del dopo Dozier, tanto che quel vero e proprio terremoto che coinvolse i reparti speciali dei Nocs, condotti dallo stesso Improta all’interno del covo brigatista in cui veniva tenuto prigioniero il generale statunitense, accusati di torture e sevizie ai danni dei carcerieri di Dozier, viene così riletto e interpretato dallo sbirro: Credo che la colpa sia stata di qualche sottufficiale che si fece prendere la mano, magari perché surriscaldato dall’euforia generale o perché geloso di non aver partecipato personalmente all’operazione, e si convinse di poter estorcere le confessioni con metodi duri (per chi fosse interessato a conoscere altri particolari in merito alla vicenda rimandiamo alle pagine di Le torture affiorate di cui parliamo in questa sezione del sito). Ma forse la spiegazione di queste minimizzazioni sta all’inizio del libro, quando ancora la narrazione deve cominciare; Corsini, per inaugurare le pagine de Lo sbirro, sceglie infatti una citazione illuminante che non a caso appartiene a Frank Kafka e così recita: Qualunque impressione faccia su di noi, egli è un servo della Legge. Appartiene alla Legge, e sfugge al giudizio umano. Niente di scandaloso, intendiamoci; il tutto rientra sempre e comunque in quell’infinito gioco delle parti a cui nessuno può sottrarsi. Lo sbirro è e resta comunque un libro da leggere, non tanto per il contributo che può dare in termini di novità e rivelazioni sui fatti narrati, quanto per la capacità non trascurabile di Corsini di offrire, attraverso il ritratto di un uomo, uno spaccato originale della nostra storia più recente.

 

Giuliano Boraso

libri@brigaterosse.org

 

Ultima modifica di questa pagina: sabato, 28 ottobre 2006 00.04

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