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Homepage Libri Contesti e contorni "L'eskimo in redazione"

   
  Autore: Michele Brambilla
   
   
  Editore: Ares
  Collana: Sagitta
  Data pubblicazione: 1991
  ISBN:

88-815-5012-1

  Pagine: 197
   
   
  Giudizio:
   
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Tracciare una storia dei primi anni delle Brigate Rosse non è compito arduo, tanti sono stati i contributi che, dalla metà degli anni ’70 sino ad oggi, si sono andati sommando in merito alla fondazione e alla dissoluzione del cosiddetto “nucleo storico”. Ma analizzare gli esordi dell’azione brigatista, mettendosi nei panni di chi li apprendeva leggendo i quotidiani o i fogli di lotta dell’epoca, ascoltando la radio e guardando la televisione, resta un’operazione che ancora in pochi hanno svolto. Citiamo in particolare due contributi che, a tutt’oggi, restano ineguagliati da questo punto di vista: quello intitolato Brigate Rosse: che cosa hanno fatto, che cosa hanno detto, che cosa se ne è detto pubblicato nel 1976 dalla Commissione informazione e documentazione del “Soccorso Rosso” e quello scritto, invece, nel 1991 dal redattore del “Corriere della Sera” Michele Brambilla, dal titolo L’eskimo in redazione. Quando le Br erano sedicenti. Due testi distanti sia dal punto di vista temporale (il primo prodotto nel pieno dell’offensiva armata, il secondo a vicenda eversiva già estinta), sia dal punto di vista ideologico (l’uno redatto da un organismo “militante”, materialmente impegnato a sostegno dell’area extra-parlamentare di sinistra, l’altro da un giornalista cattolico, fortemente critico nei confronti delle derive “rosse” di alcuni quotidiani). Eppure entrambi d’accordo su un punto: il lungo equivoco in cui il settore dell’informazione nazionale cadde nel descrivere il colore politico delle Br. Per almeno sei anni, tra il 1970 e il 1976, i brigatisti rossi vennero apostrofati come “sedicenti” e “fantomatici” e le loro azioni ricondotte all’eversione nera dalla quasi totalità della stampa e della radio-televisione nazionali. Perché questo annoso ritardo? Nel suo intervento, Michele Brambilla non riesce a trovare una risposta chiara a tale interrogativo, pur proponendo una puntuale elencazione dei momenti più rilevanti del fenomeno. Lo “strabismo” mediatico sulla collocazione politica delle Br è solo il cappello introduttivo di un’approfondita analisi che annovera casi emblematici di fraintendimento: dalle tesi complottistiche sull’assassinio dell’agente Antonio Annarumma al discredito che seguì il presago rapporto del prefetto Libero Mazza nel 1969; dal presunto suicidio di Giangiacomo Feltrinelli alle campagne d’odio che accompagnarono gli ultimi anni di vita del commissario Calabresi; sino ad episodi emblematici della violenza politica di quegli anni, come gli omicidi di Sergio Ramelli e Alberto Brasili. Un excursus condotto descrivendo la conflittualità presente all’interno delle redazioni giornalistiche, specie quella del “Corriere della Sera”. Proprio in quegli anni, del resto, il quotidiano di via Solferino si trovava al centro di pesanti polemiche, per via della discussa “svolta a sinistra” concretizzatasi con la direzione di Piero Ottone e il seguente “scisma” dei montanelliani, che avrebbe portato, nel 1974, alla fondazione de “Il Giornale”.

Quali che siano le convinzioni personali e ideologiche di ognuno, questo di Michele Brambilla resta un libro necessario, se non altro per l’originale spunto d’analisi che propone in merito alle difficoltà e ai ritardi cui la categoria giornalistica si trovò di fronte, nel raccontare gli anni di piombo. Il suo limite più grande, paradossalmente, è contenuto nelle potenzialità inespresse. Rispetto alla riflessione sui motivi di questo singolare fenomeno di diffidenza mediatica, che si impossessò del giornalismo italiano a partire dalla strage di piazza Fontana, prevalgono le considerazioni di tipo politico. In questo Brambilla si rende colpevole dello stesso vizio che tenta di denunciare nel libro. La presa di coscienza della reale esistenza di un terrorismo politico, anche di sinistra, non ha mai portato gli organi d’informazione nazionale a rapportarsi ad esso in maniera “asettica”, tentando di comprenderne le strategie, gli effetti e le ripercussioni in termini prettamente mediatici.

 

Gilberto Mastromatteo

 

 

Ultima modifica di questa pagina: sabato, 28 ottobre 2006 10.04

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