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  Autore: Maurizio Dianese
   
   
  Editore: Nuova Dimensione
  Collana:  
  Data pubblicazione: 2005
  ISBN: 88-89100-16-8
  Pagine: 207
   
   
  Giudizio:
   
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Se non vi perdete nemmeno una puntata della serie televisiva «La Squadra», se fin da piccoli avete sognato di fare il poliziotto, dare la caccia ai cattivi e alla fine vincere. Se nutrite una sconfinata ammirazione e un malsano interesse per tutto ciò che odora di indagine, o se più semplicemente volete sapere come sono stati catturati gli ultimi (?) epigoni della lotta armata, Codice 955 è il libro che fa per voi. Un tentativo – per larghi tratti riuscito – di fare qualcosa che in Italia non si fa molto spesso: raccontare una storia attingendo dalla realtà e dalla fiction, servendosi dell’ultima quando la prima non basta. Fondere le due entità e dare vita a un libro che non è un romanzo, né una semplice ricostruzione di un episodio di cronaca ma tutte e due le cose insieme. I documenti, gli atti processuali, le carte, le testimonianze dei protagonisti consentono a Maurizio Dianese di ricostruire con grande precisione le indagini del caso Biagi. Ma non possono dirci, ad esempio, che cosa passava per la mente dei membri del commando nel giorni immediatamente precedenti e successivi l’agguato di via Valdonica. La realtà, la cronaca non può svelarci i loro dialoghi, la loro vita di merda, il loro tran tran quotidiano. Per raccontarlo, Dianese fa ricorso alla fiction con risultati, a nostro parere, non sempre felici. Più o meno lo stesso procedimento usato nella serie televisiva «Blu Notte» di Carlo Lucarelli: al racconto scrupoloso e dettagliato dello scrittore, fondato su «dati certi», si sovrappongono le ricostruzioni «fantasiose» della fiction. Formula vincente, a patto che la si maneggi con cura e senza esagerare o farsi prendere la mano.

Dianese dimostra un’ottima padronanza della penna laddove ci spiega, passo passo, le tappe dell’indagine che ha portato alla cattura delle ultime Bierrepicici: indagini complesse, ultra-sofisticate, impossibili, quasi interamente dominate dall’elemento tecnologico, da quell’esile filo di bava rappresentato da un numero telefonico, il 955 appunto. Il rischio sarebbe stato di perdersi tra i meandri di sigle, numeri, passaggi del tutto oscuri: materiale che invece l’autore maneggia con gran cura e circospezione, consentendo al lettore di seguire senza patemi l’andamento dell’inchiesta.

Ma, come avverte lo stesso autore nelle poche righe di introduzione, in libri come questi  il ricorso alla fiction si rende necessario in alcuni passaggi per rendere al meglio il racconto che, altrimenti, sarebbe stato noioso e spesso incomprensibile. Da qui la scelta, azzardata, di esporre le ragioni e i pensieri dei brigatisti non trascrivendo i loro comunicati ma ipotizzando i loro dialoghi, le loro discussioni, la loro vita di tutti i giorni all’interno delle mura dei loro appartamenti. Il che significa cercare di dare vita, anima e corpo a quelle formule e a quei dettami del brigatese che abbiamo imparato a conoscere leggendo i documenti di ieri e di oggi. Operazione certo non facile, il rischio di scivolare è dietro l’angolo. Passaggi cruciali in cui al cronista deve subentrare il romanziere a cui chiediamo – da lettori – il pieno e rigoroso rispetto di tutti i parametri della verosimiglianza.

Il punto dolente di Codice 955, a nostro parere, sta proprio qui: alcuni dei dialoghi tra due brigatisti immaginati e ricostruiti da Dianese, tra un uomo e una donna, lui granitico nelle sue certezze rivoluzionarie, lei dubbiosa «avvocato del diavolo», del tutto verosimili non ci sembrano. Qualcosa stona, qualche forzatura, qualche battuta incastrata a forza, innaturale, con l’unico intento di esporre un passaggio, una teoria, un dettame rivoluzionario. Come se la narrazione, capace di inchiodarti e ammaliarti laddove si descrivono le indagini e i suoi protagonisti, improvvisamente si inceppasse dove subentra l’elemento della fiction. La formula è vincente, su questo non ci piove. Lo sarebbe ancor di più, forse, se l’invenzione fosse meglio governata e meglio imbrigliata dalle regole della verosimiglianza.

 

Giuliano Boraso

libri@brigaterosse.org

 

Ultima modifica di questa pagina: sabato, 11 novembre 2006 21.19

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