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Homepage Libri Contesti e contorni "Il terrorismo in fabbrica"

   
  Autore: Massimo Cavallini
   
   
  Editore: Editori Riuniti
  Collana:  
  Data pubblicazione: 1978
  ISBN: 88-35919150
  Pagine: 245
   
   
  Giudizio:
   
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La lotta armata vista da un altro punto di vista, quello degli operai e dei delegati sindacali che hanno visto crescere il fenomeno brigatista all’interno del proprio luogo di lavoro, in una progressione costante di attentati, sabotaggi e ferimenti che hanno fatto della fabbrica uno dei terreni di scontro privilegiati del partito armato. Massimo Cavallini, all’epoca giornalista dell’Unità, gira le grandi fabbriche del Nord e intervista gli operai, registrando così una prospettiva privilegiata sui fatti, cercando di cogliere gli umori, gli atteggiamenti, le riflessioni della classe operaia per bocca di quelle persone che la rappresentano.

Dallo stabilimento-città di Mirafiori, un labirinto di oltre 60 mila persone, fino alla fabbrica-Stato dell’Alfa Romeo, un tempo gioiello delle Partecipazioni statali per poi trasformarsi in esclusiva fonte di debiti e di meccanismi di gestione clientelari; passando per la storica Sit Siemens (dove il terrorismo rosso mosse i suoi primi passi all’inizio degli anni Settanta) e la Magneti Marelli. Quattro grandi industrie, quattro punti di osservazione non trascurabili, capaci di gettare luce sul fenomeno lottarmatista più di tante indagini esterne alla fabbrica.

La narrazione e i commenti sui fatti si fermano al 1978; manca, quindi, una bella fetta di storia brigatista, quella più sanguinaria, più feroce. Mancano gli anni in cui tutti, finalmente, dopo i primi tentennamenti, capiscono che cosa sono davvero le Brigate rosse; dopo Moro, dopo Guido Rossa, anche le ultime resistenze interne al movimento operaio cadono e le Br cominciamo a perdere terreno proprio in quel soggetto collettivo a cui più facevo affidamento e riferimento.

Quando Cavallini registra gli umori della classe operaia questo grado di consapevolezza non è ancora giunto a compimento; Cavallini intervista delegati sindacali e rappresentanti di fabbrica, uomini del partito comunista, rappresentanti della Fiom, della Cgil, e lo fa per conto della casa editrice del Pci. Non può che venirne fuori un’immagine delle Brigate rose in tutto e per tutto coincidente con l’interpretazione data al fenomeno brigatista dal Partito comunista: le Br non sono altro che la variante più recente della violenza capitalistica.

Certo, non si parla più di “sedicenti” Brigate rosse, si comincia ad ammettere che le biografie dei brigatisti hanno parecchi punti in comune con quelle dei compagni di partito, simili percorsi e simili esperienze politiche, anche se approdate a esiti opposti. Non si parla nemmeno più tanto spesso di “compagni che sbagliano”. Ma, al tempo stesso, si continua a sostenere la presenza di un disegno occulto secondo il quale le Br altro non sarebbero che strumento, più o meno inconsapevole, della violenza padronale. Traspare dalle parole di tutti gli intervistati quella sensazione di smarrimento che si prova di fronte a un nemico che ancora non si riesce a comprendere e riconoscere in tutte le sue sfaccettature; è palese anche la volontà di non compiere gli errori di interpretazione del recente passato, di muoversi con più cautela, senza cadere nella tentazione di interpretazioni e risposte semplificatrici e, quindi, ingannevoli.

Queste pagine vanno lette proprio per comprendere il disagio provato in quei mesi dalla classe operaia, costantemente tra l’incudine della repressione padronale e il martello dell’offensiva terroristica; l’inquietudine di una classe dirigente sindacale che doveva farsi carico di questo disagio, fornirne chiavi di lettura e interpretazione, nonché vie di fuga e ipotesi di soluzione dei problemi. Molte delle interpretazioni date in queste pagine al fenomeno terroristico sono oggi superate, ma questo non toglie che Il terrorismo in fabbrica costituisca tutt’oggi uno strumento di analisi importante per comprendere la genesi e lo sviluppo della lotta armata in Italia.

 

Giuliano Boraso

libri@brigaterosse.org

 

Ultima modifica di questa pagina: martedì, 25 aprile 2006 23.43

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