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Homepage Libri Fatti, episodi, circostanze "Nella prigione delle BR"

   
  Autore: Mario Sossi
   
   
  Editore: Editoriale Nuova
  Collana:  
  Data pubblicazione: 1979
  ISBN: 88-901401-0-0
  Pagine: 254
   
   
  Giudizio:
   
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“Il Laureato è alto un metro e ottanta, snello. Porta occhiali da miope e deve avere un certo grado di cultura. Il Gregario è più basso, più tozzo e più rozzo. Non c’è dubbio che tra i due, il capo, quello che dà gli ordini, è il Laureato”. Il “laureato” altri non è che il brigatista rosso Alberto Franceschini. Il “gregario”, invece, è Pietro Bertolazzi. Due carcerieri senza volto, nel racconto che ne fa il giudice Mario Sossi, dal fondo del suo giaciglio all’interno della “prigione del popolo”. E’ la sera del 18 aprile 1974 quando viene sequestrato, a Genova, da un commando delle Brigate Rosse. Ma per il grande pubblico quella sigla non suscita ancora terrore. Qualcuno ne ha sentito parlare in qualche fabbrica di Milano o di Torino. Qui, nel dicembre del 1973, hanno sequestrato per una settimana il capo del personale Fiat Ettore Amerio, rilasciandolo dopo un interrogatorio. Si muovono nel più completo anonimato. Sequestrano, interrogano e rilasciano le proprie vittime. Agiscono come i Tupamaros uruguagi. Ma sono italiani. Sono il complesso prodotto di un cocktail di esperienze ideologiche che vanno dall’Università “Negativa” di Trento ai Collettivi politici emiliani, passando per i Comitati di base e i Gruppi di studio sorti nelle fabbriche del nord Italia. La loro matrice operativa, anche in futuro, sarà il sequestro di persona.

Eppure i 34 giorni del sequestro Sossi segnano un primo salto di qualità nella strategia brigatista. Quell’“attacco al cuore dello Stato” che, solo quattro anni dopo, avrebbe portato al sequestro e all’omicidio del leader del maggiore partito politico italiano. Ogni analisi del caso Sossi condotta negli ultimi anni non riesce a prescindere da questa cruenta appendice. Il prima diventa gioco forza presagio del dopo, una sorta di “prova generale” di quello che sarebbe rimasto nell’immaginario collettivo come “il” sequestro delle Brigate Rosse. Con tutto il suo contorno di attese, trattative, comunicati e fotografie recanti sullo sfondo il drappo rosso con la stella a cinque punte.

In Nella prigione delle Br tutto questo non c’è. E si tratta forse del maggior pregio del libro. Nient’altro che un resoconto scritto dall’allora sostituto procuratore della Repubblica di Genova a metà strada tra il diario e il romanzo. Un viaggio nella memoria, dove trovano spazio le sensazioni di un recluso, le lettere vergate all’indirizzo della famiglia e dei colleghi, il carteggio con la moglie Maria Grazia. Le giornate dal tempo dilatato, trascorse tra un interrogatorio, la lettura di un libro maoista e l’aroma di un risotto al sonnifero. Tutto il resto, le febbrili trattative della magistratura oppure il “no” dello Stato allo scambio con i detenuti della banda XXII ottobre, rimane all’esterno della “prigione del popolo”. Confinato sulle prime pagine di giornali e settimanali che proprio in quei giorni, tra l’aprile ed il maggio del 1974, in un’Italia che stava cambiando svezzata dal referendum sul divorzio, andavano prendendo coscienza della reale collocazione politica del gruppo eversivo, dei suoi scopi, della sua ansia di pubblicità mediatica. Una consapevolezza che sarebbe giunta ad esaurirsi completamente solo due anni dopo, sempre nel capoluogo ligure, con l’omicidio del sostituto procuratore “intransigente” Francesco Coco. Il primo deliberatamente messo in atto dalle Brigate Rosse.

Gilberto Mastromatteo

 

Ultima modifica di questa pagina: giovedì, 04 gennaio 2007 23.18

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