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Su Mario
Moretti, punto di riferimento indiscusso delle Brigate rosse
per oltre 5 anni (1976-1981), è stato detto tutto e il
contrario di tutto. Chiunque si sia occupato dell’argomento
Br ha dovuto per forza di cose misurarsi ed esprimere un
giudizio su questo personaggio che di volta in volta è stato
indicato con i più diversi appellativi, volti soprattutto a
sottolinearne gli aspetti sfuggenti, ambigui, doppio-triplo
giochisti. Del personaggio Moretti “capo delle Brigate
rosse” si forniscono solitamente due ritratti, che
coincidono pressappoco con le due grandi tendenze in atto
nella storiografia contemporanea sul fenomeno eversivo di
sinistra in Italia: da un lato chi sostiene che la storia
delle Brigate rosse è (quasi) del tutto nota e vede nelle Br
la manifestazione autentica e genuina di una opposizione
armata che ha saputo germogliare e crescere in Italia
dentro e a sinistra del Pci, condizionando la vita politica
del Paese per circa un ventennio. Senza troppi “se e ma”,
senza grandi misteri (pur ammettendo, questo sì, l’esistenza
di qualche buco nero ancora da chiarire e interpretare). Per
costoro Mario Moretti è stato il leader militarista, non un
grande politico, ma una capo militare deciso a puntare tutto
sull’organizzazione e sulla militarizzazione dello scontro
con le istituzioni (leggi “assalto al cuore dello Stato”).
Per gli
altri, coloro che invece vedono nella storia delle Br un
intricato guazzabuglio di misteri, trame oscure, complotti e
quant’altro, Moretti è stato l’artefice e l’interprete di
punta di tutto questo labirinto dei segreti e delle
ambiguità. C’è chi (Sergio Flamigni) lo definisce una
“sfinge” per questo suo ostinato silenzio rivolto a quanti
gli chiedono spiegazioni sui grandi, presunti buchi neri
della storia Br; altri (Alberto Franceschini) lo accusano
addirittura di essere stato uomo dei servizi segreti e di
aver condotto la guerra allo Stato nel nome del proletariato
in questa veste di agente segreto, infiltrato
nell’organizzazione per controllarla e determinarne gli
indirizzi e i movimenti a seconda della volontà dell’establishment.
Mario
Moretti la sua versione delle cose l’ha raccolta in un bel
libro intervista, steso con la collaborazione di Rossana
Rossanda e di Carla Mosca. Diciamolo subito: trattasi di una
delle testimonianze a nostro parere più lineari, chiare ed
esaustive sugli anni di piombo tra tutte quelle fornite da
molti dei principali protagonisti di quegli anni.
Brigate
rosse. Una storia italiana
è uno dei titoli che consigliamo con più convinzione a
quanti decidono di accostarsi per la prima volta
all’affascinante storia delle Br: vi troveranno una
narrazione efficace degli avvenimenti, condizionata certo -
e come potrebbe essere altrimenti? - da un punto di vista
ben preciso, ma allo stesso tempo, grazie alle domande
incalzanti e prive di sconti delle due giornaliste, capace
di essere esauriente e sempre circostanziata, mai retorica e
per larghi tratti sincera e intellettualmente onesta.
Il nostro
lettore ideale troverà in queste pagine la cronaca di una
sconfitta generazionale che coinvolse migliaia e migliaia di
donne e uomini precipitati in un percorso politico
infernale, scandito da drammi umani e politici che hanno
segnato una intera epoca e sui quali non è ancora stata
aperta una riflessione collettiva capace di salvaguardarsi
da isterismi e da propositi di vendette incrociate. Mario
Moretti non fa sconti a nessuno, in primo luogo a sé stesso,
assumendosi tutte le responsabilità di quanto successo e,
soprattutto, puntando l’accento sulla assoluta autenticità
del fenomeno lottarmatista italiano, contro tutte le
speculazioni storico-politiche che in molti tentano di fare
su di esso.
Certo, è la
storia di Mario Moretti, la sua
versione dei fatti, non pretendiamo certo di spacciarla come
la verità ultima delle cose; ma è una storia sicuramente
sincera, frutto dei ricordi di una persona che l’ha vissuto
da protagonista più a lungo di chiunque altro, e che poi,
conclusa la battaglia con una sconfitta, ha pagato il
proprio debito senza pentimenti di comodo né abiure
opportunistiche. Un buon punto per chi vuole cominciare,
dicevamo; ma anche per chi, già introdotto nel cuore delle
vicende, vuole aggiungere un irrinunciabile punto di vista
sui fatti segnati dalla stella a cinque punte.
Giuliano Boraso
libri@brigaterosse.org
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