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Homepage Libri Contesti e contorni "Spingendo la notte più in là"

   
  Autore: Mario Calabresi
   
   
  Editore: Mondadori
  Collana: Strade Blu
  Data pubblicazione: 2007
  ISBN:

88-04-56842-1

  Pagine: 134
   
   
  Giudizio:
   
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Il segno sul libro, l’immancabile orecchietta, corrisponde alle pagine 101-102. L’autore – Mario Calabresi, corrispondente da New York di «la Repubblica» e figlio del commissario Luigi Calabresi – se ne sta davanti al suo archivio personale, quegli scatoloni (tra cui una vecchia valigia azzurra della Samsonite anni Settanta) che conservano le migliaia di ritagli, articoli, documenti e fogli di appunti, pazientemente raccolti nel corso degli anni. Con la polvere che gli brucia gli occhi, a riflettere sul da farsi. Chili di carta ingiallita che custodiscono la memoria e che improvvisamente, volutamente, finiscono nell’immondizia. «Anni di fatica notturna finiti nella spazzatura. Ho tenuto solo una cartellina blu con le cose che mi sembravano più clamorose. Dopo un attimo di panico mi sono sentito più leggero. La valigia azzurra ora contiene le custodie delle diapositive con le foto delle vacanze».

Ed è veramente un gesto di liberazione, quel gesto, venuto quasi al termine di una cavalcata tra il dolore che provoca disagio, amarezza e un po’ di vuoto. Calabresi racconta la sua elaborazione del lutto e del dolore, sua e della sua famiglia, da quando, all’età di due anni, perse il padre, ucciso in via Cherubini, a Milano, il 17 maggio 1972. E si fa microfono e taccuino del dolore altrui, degli altri parenti delle vittime del terrorismo, etichetta che al solo sentirla provoca disagi, mugugni, voglia di ficcare la testa sotto la sabbia e aspettare che se ne vadano per ricacciarla fuori.

Antonia Custra, Francesca Marangoni, Mariella Magi, Marina Orlandi, la figlia di, la moglie di, il fratello di. E poi loro, la famiglia Calabresi, vedova e tre figli di «quello che ha ammazzato Pinelli», del «commissario finestra», del «boia». Le pagine più intense del libro sono proprio quelle in cui il figlio ricostruisce la genesi e lo sviluppo di una delle più perfette e micidiali campagne di distruzione-denigrazione portate avanti dal tam-tam di piazza nei confronti di un uomo, un poliziotto, un padre capace di caricarsi sulle spalle l’odio ideologico di un’intera epoca storica. Fino a morirne. E il figlio è bravo, bravissimo, a mantenere l’equilibrio, ad evitare di porgere il fianco a nuovi attacchi, rifiutandosi di consegnare al lettore un ritratto mistificatorio del padre, ma in senso inverso rispetto a quello condannato.

Ne nasce un libro che compre un vuoto, e che solo per questo merita la grande attenzione e il grande successo commerciale che ha saputo  guadagnarsi fin dai primi giorni della sua presenza in libreria. Molti, ne siamo certi, storceranno il naso. O addirittura interromperanno la lettura in quelle pagine in cui il figlio cerca di separare la memoria del padre da quella dell’anarchico Pinelli. O in quelle in cui, dalla viva voce di Gerardo D’Ambrosio, apprendiamo che sì, che Pinelli forse cadde da solo quella notte, sfinito, stanco, affamato, trattenuto illegalmente per tre giorni in questura. Che il siero della verità fu una leggenda, al pari del colpo di karate.

A volerla interrompere davvero, la lettura di questo viaggio nel dolore, di punti se ne trovano a bizzeffe. Soprattutto se non si è disposti a mettere in discussione le proprie e le altrui verità. In caso contrario si va avanti, e non si smette più fino all’ultima pagina.

 

Giuliano Boraso

libri@brigaterosse.org

 

 

Ultima modifica di questa pagina: giovedì, 11 ottobre 2007 23.51

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