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Questa
raccolta di saggi curata da Luigi Bonanate è un altro di quei
libri-cornice utili per inquadrare il fenomeno terroristico
in tutte le sue diverse sfaccettature, evitando così
fraintendimenti e approssimazioni dovute a un utilizzo
troppo disinvolto da parte soprattutto dei mass media del
termine “terrorismo”. Come già detto nella scheda di
commento al libro di Henner Hess La rivolta ambigua,
non c’è niente di più utile – soprattutto al giorno d’oggi –
di un libro che aiuti a fare un po’ di chiarezza sui diversi
significati della parola “terrorismo” e sulle diverse
tipologie del fenomeno; e proprio a questo specifico
problema sono dedicati i saggi introduttivi di Giuliano
Pontata, Violenza e terrorismo. Il problema della
definizione e della giustificazione, e di Luigi Bonante,
Dimensioni del terrorismo politico.
Nel primo
l’autore, oltre a determinare correttamente le diverse
valenze dei concetti di violenza e terrorismo,
si sofferma in maniera specifica ad analizzarne le forme nel
campo socialista, sottolineando la giustificabilità che
questo contesto attribuisce loro come metodi ultimi ed
estremi di lotta politica.
Bonante
invece si preoccupa di distinguere le diverse tipologie di
terrorismo, le diverse sembianze e i diversi obiettivi da
esso assunte nella società contemporanea, le differenti
forme di manifestazione a seconda del contesto operante
(interno o internazionale), degli attori interpreti, delle
rivendicazioni e dei fini ad esso collegati; ne viene fuori
un griglia molto dettagliata all’interno della quale il
lettore può orientarsi con facilità e destrezza e
comprendere l’impossibilità di accomunare in un unico
calderone manifestazioni terroristiche tanto differenti.
Un altro
aspetto importantissimo, ma spesso trascurato, preso in
considerazione da questa raccolta di saggi è il tormentato
rapporto tra terrorismo e mass media; a occuparsene è Carlo
Merletti, in uno scritto intitolato Immagini pubbliche e
ideologia del terrorismo (lo stesso Merletti ha poi
ripreso e ampliato l’argomento in un altro testo importante,
Media e politica, Franco Angeli). Argomento delicato,
basti pensare ai numerosi casi di corto circuito
autogeneratisi all’interno del nostro sistema di
comunicazione in occasione di eventi specifici legati alla
storia del partito armato: il black out polverone del caso
Moro, ad esempio, o l’autoconfessione della stampa italiana
in occasione del sequestro D’Urso, o ancora altri specifici
episodi di conflitto tra stampa e magistratura (il caso
Ismam-L’Espresso, i sospetti legati all’assassinio di
Walter Tobagi, le considerazioni di quest’ultimo alla
vigilia del suo assassinio sul ruolo della professione
giornalistica di fronte ai casi sempre più frequenti di
violenza politica). Un terreno di analisi e riflessione
molto affascinante, per molti aspetti inesplorato, che muove
da una considerazione di partenza su uno dei caratteri
intrinseci del terrorismo, ovvero il suo essere, prima di
tutto, uno strumento e un veicolo di comunicazione: gli
autori di un atto terroristico infatti si prefiggono, prima
di tutto, di rivendicare un obiettivo e di trasmettere un
messaggio. È questa peculiarità mediatica dell’atto
terroristico che rende i mass media particolarmente
sensibili nei suoi riguardi, producendo molto spesso guasti
e corto circuiti all’interno del sistema mediatico.
Come si
vede, non sono certo gli spunti e i motivi di riflessione a
essere carenti in questa raccolta di saggi esauriente e
stimolante, capace di accennare anche ad aspetti meno noti
della trattazione legata al fenomeno terroristico; un motivo
in più per setacciare le librerie dell’usato (ebbene sì,
trattasi di un altro volume fuori commercio) e portarsi a
casa questo ottimo strumento di analisi e riflessione.
Giuliano Boraso
libri@brigaterosse.org
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