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Homepage Libri Contesti e contorni "Cuori Neri"

   
  Autore: Luca Telese
   
   
  Editore: Sperlig & Kupfer
  Collana:  
  Data pubblicazione: 2006
  ISBN:

88-200-3615-0

  Pagine: 799
  Sito Web: www.cuorineri.it
   
  Giudizio:
   
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Se ne è parlato tanto. Se ne parla ancora. Tutto si può dire del libro di Luca Telese Cuori Neri. Dal rogo di Primavalle alla morte di Ramelli. 21 delitti dimenticati degli anni di piombo, tranne che non abbia fatto centro. Grande interesse della stampa (decine le recensioni dedicate al libro da tutte le principali testate nazionali, da destra a sinistra nessuno escluso), efficace protagonismo mediatico dell’autore (ospite di trasmissioni televisive quali L’Incudine, Uno mattina, Controcorrente, Omnibus), interesse trasversale suscitato in una larga fetta di lettori e testimoniato dall’ottimo riscontro di vendite ottenuto dal libro. «Possibile?» avrà sicuramente mugugnato qualcuno. Possibile che le storie di ventuno giovani fascisti, uccisi tra il 1970 e il 1983 da coetanei della sinistra extraparlamentare in quella guerra civile strisciante che si combatté in Italia nello stesso arco di tempo, possano oggi alimentare così tanto clamore e curiosità? 

Possibile, certo. E auspicabile. Non conosco personalmente l’autore, non sono certo un lettore/ammiratore del quotidiano per cui scrive e lavora (l’imbarazzante «Il Giornale» diretto da Maurizio Belpietro), né ambisco a farmi qualche amico negli ambienti politici teoricamente più sensibili al contenuto di questo libro. Ma non saremmo intellettuale onesti se non dicessimo che questi cuori neri prima o poi andavamo raccontati e ricordati. Il «volemose bbene» qui c’entra poco. Ancora meno ci interessa quella memoria condivisa, quella riappacificazione spesso invocata dai reduci e per la quale un sindaco buono come quello di Roma intitola strade della sua città ai caduti di destra e di sinistra. Quello che a noi sta a cuore è coprire i buchi della memoria, è – come scrive Giorgio Boatti sull’inserto TuttoLibri de «La Stampa» del 25 febbraio scorso – «cominciare a pensare a una storia dove gli anni Settanta non siano più ricostruiti per separati schieramenti né per suddivise memorie e vadano finalmente a comporre […] un affresco storiografico completo e non meramente cronachistico. Dunque esaustivo e complessivo, pur nella sua grandiosa tragicità: altro che anni “formidabili”, come qualcuno, in vena di memorie epiche e nostalgiche, ha avuto voglia di definirli». Luca Telese ha riempito il buco di memoria che per un ventennio ha inghiottito i morti della destra estrema degli anni Settanta. Lo ha fatto con un enorme lavoro sulle fonti – orali e scritte – durato tre anni e oggi premiato con un riconoscimento trasversale, del quale non possiamo che rallegrarci a patto che – come puntualmente ha osservato Andrea Colombo dalle pagine de «il manifesto» del 24 gennaio – questo libro, utile e prezioso, non venga strumentalmente utilizzato per alimentare una sciagurata manovra da tempo in corso: l’avvallo di «una rilettura della storia che fa dei neofascisti nei `70 l’oggetto di una strenua persecuzione, alla quale gli stessi reagiscono certo con esagerata violenza, ma colpevoli tutt’al più di un eccesso di legittima difesa».

Il rischio, manco a dirlo, è dietro l’angolo: viviamo in un Paese dove lo scontro ideologico ha raggiunto livelli grotteschi inimmaginabili, dove la memoria è quotidianamente calpestata e sbeffeggiata. Un Paese governato da alcuni di quegli ex-giovani camerati che in quegli stessi anni raccontati da Telese partecipavano attivamente al grande rito dell’odio rivoluzionario. E che oggi avrebbero tutto l’interesse a riabilitare il proprio passato, per indossare più comodamente un doppiopetto da ministro che a volte non calza proprio a pennello. Il torto maggiore che potrebbe subire Cuori neri sarebbe proprio quello di alimentare questo nauseante gioco delle parti. Speriamo non accada, anche se ci crediamo poco.

Giuliano Boraso

libri@brigaterosse.org

 

 

   

 

 

Ultima modifica di questa pagina: martedì, 25 aprile 2006 18.56

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