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Scritto a
caldo nelle settimane immediatamente successive il
ritrovamento del cadavere di Aldo Moro in via Caetani,
L’affaire Moro visto e interpretato da Leonardo Sciascia
è un libro talmente indispensabile che ci induce a
ipotizzare una piccola provocazione: facciamo piazza pulita
dell’infinita bibliografia dedicata all’evento, rifiutiamo
di cadere anche in questa sede nell’inganno del “dire tutto
per non dire nulla”, e limitiamoci alla letture di questo
piccolo-grande libro che, da solo, ancora oggi – a distanza
di trent’anni dalla sua prima stesura – dimostra una
lungimiranza strabiliante. Avvertiamo in lettore che in
queste pagine non troverà quella fantapolitica, quel
dietrologismo, quella continua e costante ricerca della
rivelazione che contraddistingueranno invece tanta parte dei
contributi storici successivi incentrati sul caso Moro. In
queste pagine prima di tutto il lettore troverà un gesto di
coraggio e di folgorante intuizione: in giorni nei quali
tutti, amici e nemici, si affrettavano a liquidare le
lettere di Aldo Moro come il prodotto di un uomo finito, in
completa balìa dei propri carcerieri, incapace di pensare
con la propria testa, Sciascia lesse e analizzò quella
corposa documentazione partendo dalla ferma consapevolezza
dell’autenticità di quegli scritti. Sciascia osò quindi
sfidare l’infamia di quanti liquidarono le lettere del
Presidente della Democrazia Cristiana bollandole come deliri
di un uomo non più in grado di essere sé stesso, per
affermare – al contrario – che proprio in quelle lettere si
nascondeva il Moro più autentico e che quindi da lì era
doveroso iniziare la faticosa opera di ricostruzione di
quanto accaduto.
Il
risultato di questa intuizione (di cui ancora oggi possiamo
intuire la portata rivoluzionaria solo se teniamo ben
presente il clima di assoluto abbandono e ostracismo che
condannò a morte Moro durante i cinquantacinque giorni della
sua prigionia) è un libro che si colloca a metà strada tra
l’indagine storiografica e l’opera letteraria, un capolavoro
di sensibilità, rigore e acume dinanzi al quale
impallidiscono tanti pseudo contributi che, così desiderosi
e convinti di scovare la “verità dei fatti” costruendo
improbabili castelli di supposizioni, intrighi, misteri,
hanno dimenticato di guardare oltre il proprio naso.
Sarebbe
davvero il caso di riportare alcuni passi del libro per far
comprendere la lucidità dell’analisi condotta dallo
scrittore siciliano; lucidità che, a tratti, appare quasi
impietosa nel giudizio che sottende riservato a quanti
ebbero l’onere in quei giorni di gestire un evento così
traumatico e scelsero la strada dell’assoluto immobilismo,
decretando così una condanna a morte che forse non era stata
scritta a priori. L’analisi di Sciascia è, crediamo,
l’analisi dell’uomo sapiente che, esterrefatto dinanzi alla
stoltezza dei suoi simili, si ostina a comprenderne le
ragioni obbligandosi all’utilizzo della pura e semplice
ragione; per arrivare alla triste conclusione che, dietro
l’apparente stoltezza degli uomini a volte si nasconde la
più feroce interpretazione della logica e del calcolo.
La frase
più mostruosa di tutte: qualcuno è morto “al momento giusto”.
È con questa glaciale citazione di Elias Canetti che si
apre il libro, e niente ci sarebbe sembrato più adatto; in
quella primavera del 1978 l’uomo giusto aveva il nome di
Aldo Moro, ucciso nel corpo dagli uomini delle Brigate
rosse, e nell’animo dagli amici e dai compagni di partito.
L’editore
Adelphi ha recentemente scelto di ripubblicare L’affaire
Moro (giunto ala sesta edizione) arricchendolo, se
possibile, ulteriormente con l’aggiunta della relazione di
minoranza presentata dal deputato Leonardo Sciascia in
qualità di membro della Commissione parlamentare di
inchiesta su la strage di via Fani, il sequestro e
l’assassinio di Aldo Moro, la strategia e gli obiettivi
perseguiti dai terroristi. Un grande plauso all’editore
(non ne ha certo bisogno ma glielo facciamo lo stesso) e
l’augurio che venga presto imitato da tanti colleghi custodi
di titoli altrettanto necessari, anche se un po’ vecchiotti
e quindi scomparsi dalla circolazione.
Giuliano Boraso
libri@brigaterosse.org
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