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Homepage Libri Il Progetto Memoria "Le torture affiorate"

   
  Autore: Progetto Memoria
   
   
  Editore: Sensibili alle Foglie
  Collana: Progetto Memoria
  Data pubblicazione: 1998
  ISBN: 88-86323-22-0
  Pagine: 392
   
   
  Giudizio:
   
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In molti forse lo ignorano, ma quello che succede oggi nelle carceri irachene ai danni dei detenuti torturati e seviziati dall’occupante occidentale non si discosta molto da quello che successe in Italia nei primi mesi del 1982, quando nelle caserme e nelle stanze della polizia italiana venne messo in piedi e praticato un vero e proprio apparato di tortura inflitto ai brigatisti catturati in seguito al blitz che portò alla liberazione del generale James Lee Dozier, sequestrato dalle Brigate rosse – Partito comunista combattente il 17 dicembre 1981 e liberato il 28 gennaio successivo dai reparti speciali dei Nocs guidati dal commissario Salvatore Genova.

A quell’evento è ricondotta da molti la fine delle Brigate rosse e, con esse, dell’emergenza terroristica; gli arresti che vennero effettuati per tutto il mese di febbraio e oltre assestarono un colpo tremendo all’organizzazione tanto che ai superstiti del partito armato non rimase altro che dichiarare in quelle settimane l’inizio della cosiddetta “ritirata strategica”. Non solo; quegli arresti inaugurarono una serie ininterrotta di pentimenti tra le fila degli ex combattenti che determinò la morte dell’organizzazione anche da un punto di vista etico-morale: il patto solidaristico tra i compagni che era stato per la prima volta tradito da Patrizio Peci ma che aveva comunque retto negli anni successivi (nonostante qualche eccezione) ora si sfalda miseramente, provocando traumi ben superiori all’arresto della maggioranza dei militanti ancora in libertà.

Questi risultati vennero ottenuti dalle forze dell’ordine impegnate a garantire la sicurezza e la democrazia anche attraverso un utilizzo sistematico e reiterato dello strumento della tortura. Il quarto volume del Progetto memoria rompe il silenzio su uno degli episodi più oscuri della nostra storia recente, raccogliendo una cospicua mole di materiale relativo a quest’altro gigantesco rimosso e sollevando il coperchio su uno dei più protetti e tutelati tabù della lotta dello Stato al terrorismo. Lo fa raggruppano documenti di vario genere e di varia provenienza: dai verbali d’interrogatorio e dalle denunce presentate dalle vittime degli abusi (anche precedenti, sia chiaro, quel 1982,) ai referti medici che attestarono i danni fisici e psicologici subiti in seguito alle torture inflitte; dai (pochi) articoli di quotidiani e riviste che in quegli anni si occuparono del fenomeno, ai documenti di quelle organizzazioni sindacali di polizia che osarono rompere il patto di silenzio corporativo-cameratesco, sollevando il problema dei brutali metodi di repressione utilizzati dalle forze dell’ordine.

Le torture affiorate è un bel manuale degli orrori, per stomaci forti (non è il caso di chi scrive), in cui vengono narrati abusi sessuali a uomini e donne, finte fucilazioni, trattamenti a base di scariche elettriche nei genitali, tecniche di tortura dai nomi esotici ma non per questo rassicuranti (su tutte, la famosa “algerina”) e via di questo passo. Per chi poi, fedele al detto san tommasiano del “se non vedo non credo”, avesse anche un insopprimibile istinto voyeurisitico da soddisfare, ecco una piccola sezione fotografica che rende il tutto ancora più tremendamente realistico.

E a ben vedere di sottolineature realistiche ce n’è davvero bisogno, dal momento che ciascuno di noi, ne siamo certi, arrivato all’ultima di queste pagine si chiederà per prima cosa se quanto letto è davvero successo, se tutto è credibile, talmente  assurdi ed estranei alla nostra cultura appaiono molti degli episodi narrati. Non si tratta, crediamo, di essere più o meno ingenui, più o meno realisti del re, più o meno disillusi e “scafati”; si tratta, più semplicemente, di prendere atto di un rimosso che impedisce alla collettività di conoscere certe cose e di apprenderne altre, nel timore che certe rivelazioni possano rovinare momenti di gaudio e giubilo generalizzato.

Dire che la sconfitta delle Brigate rosse è maturata anche attraverso l’utilizzo di “metodologie investigative poco ortodosse” significa rovinare la festa; di conseguenza tutti, dai mass media ai garanti del vivere civile, hanno preferito fare finta di non vedere, per non complicare le cose, e per godersi in serenità la vittoria del bene sul male.

Leggete questo libro!

 

 

Ultima modifica di questa pagina: venerdì, 27 ottobre 2006 23.38

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