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Se c’è una
parola di cui oggi si fa un osceno abuso nei mass media e
nei nostri discorsi del quotidiano, quella parola è
“terrorismo”. Ben vengano quindi, a maggior ragione oggi,
tutti quei contributi in grado di fare chiarezza sul
significato del termine, anche e soprattutto se scritti
quando le torri gemelle erano ancora in piedi. Il libro di
Henner Hess, docente di criminologia, da sempre molto
attento ai grandi fenomeni delinquenziali del nostro Paese,
appartiene a questa categoria di scritti, nonostante debba
scontare un grave handicap dovuto all’approssimazione
con cui è stato tradotto il titolo dal tedesco.
In che
senso per Hess fu ambigua la rivolta armata degli anni
Settanta-Ottanta? Lo fu perché non seppe mai risolvere la
contraddizione (che ne decretò anche la morte) tra le
istanze e le ambizioni soggettive dei suoi protagonisti –
dare il via e portare a compimento una trasformazione
rivoluzionaria della società – e il manifestarsi, al
contrario, di un risultato diametralmente opposto, ovvero un
consenso sempre più diffuso intorno a quelle aree di potere
che si opponevano a qualsiasi cambiamento. In questo senso
la rivolta fu ambigua, perché non seppe mai risolvere la
contraddizione in termini tra discorso e pratica (il titolo
originale recita, infatti, Terrorismus und
terrorismus-Diskurs. Italien: die ambivalente Revolte).
Ma questo
libro è importante (e consigliatissimo) soprattutto perché
fa chiarezza intorno al significato della parola
“terrorismo”, di cui Hess offre una definizione articolata:
una serie di atti premeditati di violenza fisica,
diretta, compiuti in maniera discontinua e imprevedibile ma
sistematica, allo scopo di produrre un effetto psichico su
persone diverse dalle vittime fisicamente colpite nel quadro
di una strategia politica. È all’interno di questi
paletti che il “terrorismo” si manifesta in tutte le sue
diverse connotazioni: statale, para statale, nazionalistico,
socialrivoluzionario, categoria quest’ultima entro la quale
Hess raggruppa le formazioni eversive di estrema sinistra
operanti in Europa tra gli anni Settanta e Ottanta.
Un altro
grande merito di queste pagine è la rigorosa analisi
condotta da Hess sulle cause sociali che contribuirono a
determinare in Italia quel contesto rivoluzionario unico in
Europa, nella convinzione che qualsiasi discorso sul
terrorismo che pretenda di mettere a fuoco solo le azioni e
gli effetti del fenomeno senza analizzarne prima le premesse
e le cause del suo sorgere sia un discorso povero e
fortemente deficitario. Per capire le brigate rosse, dice
Hess, bisogna andare un po’ indietro con la memoria, forse
fino all’atto di nascita del Partito comunista italiano,
ripercorrendo le tradizioni scissioniste presenti da sempre
all’interno del più grande partito comunista d’occidente, i
retaggi del banditismo locale, il mito della
Resistenza
tradita, l’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta, la
violenza della neonata Repubblica italiana impegnata nella
ricostruzione post bellica. Fino, ovviamente, al biennio
rivoluzionario del ’68-’69, la centralità operaia, i
movimenti di massa, e tutto ciò che colse impreparata una
società, la nostra, in via di profondo rinnovamento.
Qualsiasi discorso sull’eversione di sinistra in Italia non
può prescindere, dice Hess, da una ricostruzione rigoroso di
questo retroterra storico.
L’ultima
parte del libro è poi dedicata all’analisi della lotta
armata (i suo gruppi, i suoi principali protagonisti, le sue
azioni) fino all’esaurimento dell’esperienza rivoluzionaria
verificatosi negli anni Ottanta.
Chi ha
scritto queste pagine non lo ha fatto pensando di poter
iscriversi tramite esso al “club dei vincitori”; chi lo ha
scritto l’ha fatto per offrire un contributo vero alla
comprensione e alla conoscenza di un pezzo importante della
nostra storia recente, accantonando quelle forzature
indulgenti ed edificanti che mai hanno collaborato alla
ricerca della verità storica.
Giuliano Boraso
libri@brigaterosse.org
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