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Ecco un
testo da consigliare a chi non ha pretese di scoprire chissà
quali "verità" in merito alla vicenda del rapimento e della
morte di Aldo Moro, ma avverte piuttosto l'esigenza di
ripercorrere in maniera organica i fatti e le sensazioni
suscitate dagli stessi nei confronti dell'opinione pubblica
in quei 55 giorni che mutarono la storia del nostro Paese.
Intorno
agli eventi succedutisi tra il 16 Marzo (giorno del
rapimento del Presidente della DC e dell'esecuzione della
scorta) ed il 9 Maggio (data del ritrovamento del cadavere
di Moro) tanto si é detto, e probabilmente troppo si é
scritto; chiunque - dietrologi, sostenitori ex post
della fermezza o dell'indulgenza, protagonisti diretti ed
indiretti dei fatti, personaggi di contorno, storici e
presunti tali, sociologi e psicologi da operetta - ha potuto
dire la sua circa l'evento politico più sconvolgente
verificatosi in Italia dal dopoguerra ad oggi. Tra
congetture da fantapolitica e ricostruzioni "storiche"
funzionali alla "riabilitazione" delle une o delle altre
parti, ben poco può risultare chiaro a chi - abbastanza
giovane da non poter tornare con la memoria a quel contesto
storico - si pone l'obiettivo di capire, indagare per puro
interesse storiografico sugli eventi e sul perché
dell'esasperazione di un conflitto politico-sociale i cui
frutti hanno pesato e pesano ancor oggi come un macigno sul
nostro presente; già, perché ad un feroce "terrorismo" lo
Stato rispose con una violenza almeno altrettanto feroce, e
colse l'occasione per avviare, attraverso un drammatico giro
di vite, una ristrutturazione che fu produttiva e dunque
economica, ma che si ripercosse pesantemente sulla società e
sulla stessa cultura di quell'Italia così diversa da quella
attuale, fino ad annichilire per lungo tempo qualsivoglia
prospettiva di conflittualità e di ipotesi antagonistica
rispetto al vigente sistema di potere.
A Selva e
Marcucci, all'epoca del sequestro rispettivamente direttore
e redattore capo del GR2, va ascritto il merito di aver
pubblicato a pochi giorni dalla drammatica conclusione dei
fatti in questione un breve libro che pur non aggiungendo
nulla - ma senza aver neppure la pretesa di farlo -
all'analisi del fenomeno brigatista, riesce, attraverso una
cronaca serrata arricchita dai commenti appuntati "a caldo"
da Selva nei giorni del rapimento, ad immergere il lettore
nel vivo degli eventi, presentati indubbiamente da un punto
di vista "istituzionale", ma in uno spirito giornalistico
scevro di evidenti connotazioni e colorazioni "di parte"
(pur essendo conclamata l'appartenenza dei due cronisti
all'alveo della DC).
Il testo é
corredato, in appendice, da un sunto della cronaca dei
fatti, cui seguono una breve rassegna fotografica e la
riproposizione integrale dei 9 comunicati emessi dai
brigatisti (oltre al "falso" n.7) e di alcune significative
lettere scritte durante la prigionia dallo statista
democristiano.
Avrei
l'ardire di consigliare la lettura di questo semplice, ma
efficace testo a quei giovani che si propongono di conoscere
i fatti prima di giudicarli (prassi poco seguita, ahimè, nei
tempi odierni…), ma devo constatare che l'editoria si é
frettolosamente dimenticata del libro di Selva e Marcucci,
che i più fortunati possono avere l'occasione di
rintracciare soltanto in qualche polverosa bancarella.
Roberto De Rossi |