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Perché
inserire "Senza Tregua" - un testo di quasi 40 anni fa,
scritto dunque prima ancora dell'esplosione dei moti
"sessantotteschi" e con ancor più largo anticipo rispetto
all'apparizione dei primi nuclei armati comunisti nel nostro
paese - in una rassegna di testi legati alla sovversione di
sinistra? Quante bocche si storceranno (come del resto si
sono storte in passato) di fronte alla sovrapposizione
storica del fenomeno della lotta armata per il comunismo con
quello - ben più nobile - della resistenza al nazifascismo!
Ma quanta
libertà in più si respirerebbe rispetto ad oggi se quel velo
di odiosa ipocrisia che ammanta forse irrimediabilmente
larghi settori della sinistra radicale (o radical-chic)
venisse squarciato dal peso della viva testimonianza di chi
quella guerra "nobile" l'ha realmente combattuta, portando
con sé un doloroso strascico di lutti, sofferenze e fin anco
di odio. Un odio di classe, di quella che é hegelianamente
classe "in sé", la quale si ritrova ad essere classe "per
sé" nel reale momento del bisogno, quando il nero spettro
della dittatura e della tirannia ha scavato fino ad erodere
definitivamente gli ultimi residui di umanità in una società
aggiogata dal grande Moloch del Capitale.
É questa la
storia della Resistenza: una storia di uomini e di donne
come noi, uguali e diversi da noi, perché più coraggiosi,
forse più determinati, certamente più altruisti; non certo
degli eroi, perché le paure ed i dubbi - quelli sì - sono
gli stessi per ciascuno. Quella guerra, la guerra
Partigiana, poteva andare perduta, poteva risolversi con una
atroce sconfitta, così come perduta era andata la Guerra di
Spagna, che tanti vissero però come la "prova del fuoco",
l'assalto al Cielo che avrebbe prodotto una nuova
generazione di combattenti, di comunisti combattenti.
Esattamente
come comunisti combattenti saranno, 30 anni dopo, coloro i
quali tenteranno - non spetta a noi giudicare se più o meno
opportunamente - la realizzazione della Nuova Resistenza,
così diversa eppure così simile a quella dei loro padri;
perché criminali politici lo si diventa solamente
nell'accezione di chi detiene il potere. Del resto, i
"ragazzi di Salò" - quelli riabilitati da ex magistrati ed
ex cantautori di "sinistra" (sì, sempre loro, i "radical-chic"),
hanno sempre imputato ai Partigiani la viltà di avere scelto
di combattere contro la propria Patria, quando la "P" di
Patria campeggiava luminosa nella sigla che alla Resistenza
ha dato vita, e della quale l'ancor oggi lucidissimo
Giovanni Pesce (uno scomodo, un "rompicoglioni", forse, ma
certamente un uomo che ha vissuto combattendo per la vita,
pur a volte dando la morte) é stato uno dei grandi
animatori.
"Senza
Tregua" é un testo per tutti: per chi vuole riafferrare le
radici della nostra democrazia mai compiuta attraverso la
storia orale di chi ha potuto e voluto esserci; per chi
vuole capire quali sono i sentimenti che pervadono chi
sceglie di sacrificare la propria vita (o parte di essa) non
alla causa di una verità assoluta, ma di una scelta di parte
- dunque partigiana - nella convinzione che "quella" parte
contiene in sé il germe dal quale può emergere l'aspirazione
alla libertà per tutti. Ma, molto meglio di me, é lo stesso
Giovanni Pesce, nell'introduzione del libro, a spiegarci a
chi sono dedicate queste pagine, e qual é il senso più
profondo che le pervade: quello di Senza Tregua
"é un insegnamento che gli uomini, i giovani
che furono impegnati in drammatiche battaglie, hanno
consegnato ad altri uomini, ad altri giovani, oggi impegnati
nel lavoro o nello studio, perché sappiano lottare per le
libere istituzioni, la giustizia, la libertà, la
democrazia…tocca ai giovani continuare sulla strada maestra,
ai giovani continuare la Resistenza".
Qualcuno,
da allora, ci ha provato; qualcuno, tra costoro, ha scelto
di passare dalle "armi della critica" alla "critica delle
armi": ha perduto, talvolta togliendo la vita, in ogni caso
sempre immolando la propria. Ma a noi, che di certo non
siamo i vincitori, piuttosto che condannare spetta capire.
Forse
queste pagine ci aiuteranno.
Roberto De Rossi |