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Homepage Libri Contesti e contorni "Senza Tregua"

   
  Autore: Giovanni Pesce
   
   
  Editore: Feltrinelli
  Collana: Universale Economica Feltrinelli
  Data pubblicazione: 2003
  ISBN: 88-07-81344-0
  Pagine: 308
   
   
  Giudizio:
   
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Perché inserire "Senza Tregua" - un testo di quasi 40 anni fa, scritto dunque prima ancora dell'esplosione dei moti "sessantotteschi" e con ancor più largo anticipo rispetto all'apparizione dei primi nuclei armati comunisti nel nostro paese - in una rassegna di testi legati alla sovversione di sinistra? Quante bocche si storceranno (come del resto si sono storte in passato) di fronte alla sovrapposizione storica del fenomeno della lotta armata per il comunismo con quello - ben più nobile - della resistenza al nazifascismo!

Ma quanta libertà in più si respirerebbe rispetto ad oggi se quel velo di odiosa ipocrisia che ammanta forse irrimediabilmente larghi settori della sinistra radicale (o radical-chic) venisse squarciato dal peso della viva testimonianza di chi quella guerra "nobile" l'ha realmente combattuta, portando con sé un doloroso strascico di lutti, sofferenze e fin anco di odio. Un odio di classe, di quella che é hegelianamente classe "in sé", la quale si ritrova ad essere classe "per sé" nel reale momento del bisogno, quando il nero spettro della dittatura e della tirannia ha scavato fino ad erodere definitivamente gli ultimi residui di umanità in una società aggiogata dal grande Moloch del Capitale.

É questa la storia della Resistenza: una storia di uomini e di donne come noi, uguali e diversi da noi, perché più coraggiosi, forse più determinati, certamente più altruisti; non certo degli eroi, perché le paure ed i dubbi - quelli sì - sono gli stessi per ciascuno. Quella guerra, la guerra Partigiana, poteva andare perduta, poteva risolversi con una atroce sconfitta, così come perduta era andata la Guerra di Spagna, che tanti vissero però come la "prova del fuoco", l'assalto al Cielo che avrebbe prodotto una nuova generazione di combattenti, di comunisti combattenti.

Esattamente come comunisti combattenti saranno, 30 anni dopo, coloro i quali tenteranno - non spetta a noi giudicare se più o meno opportunamente - la realizzazione della Nuova Resistenza, così diversa eppure così simile a quella dei loro padri; perché criminali politici lo si diventa solamente nell'accezione di chi detiene il potere. Del resto, i "ragazzi di Salò" - quelli riabilitati da ex magistrati ed ex cantautori di "sinistra" (sì, sempre loro, i "radical-chic"), hanno sempre imputato ai Partigiani la viltà di avere scelto di combattere contro la propria Patria, quando la "P" di Patria campeggiava luminosa nella sigla che alla Resistenza ha dato vita, e della quale l'ancor oggi lucidissimo Giovanni Pesce (uno scomodo, un "rompicoglioni", forse, ma certamente un uomo che ha vissuto combattendo per la vita, pur a volte dando la morte) é stato uno dei grandi animatori.

"Senza Tregua" é un testo per tutti: per chi vuole riafferrare le radici della nostra democrazia mai compiuta attraverso la storia orale di chi ha potuto e voluto esserci; per chi vuole capire quali sono i sentimenti che pervadono chi sceglie di sacrificare la propria vita (o parte di essa) non alla causa di una verità assoluta, ma di una scelta di parte - dunque partigiana - nella convinzione che "quella" parte contiene in sé il germe dal quale può emergere l'aspirazione alla libertà per tutti. Ma, molto meglio di me, é lo stesso Giovanni Pesce, nell'introduzione del libro, a spiegarci a chi sono dedicate queste pagine, e qual é il senso più profondo che le pervade: quello di Senza Tregua "é un insegnamento che gli uomini, i giovani che furono impegnati in drammatiche battaglie, hanno consegnato ad altri uomini, ad altri giovani, oggi impegnati nel lavoro o nello studio, perché sappiano lottare per le libere istituzioni, la giustizia, la libertà, la democrazia…tocca ai giovani continuare sulla strada maestra, ai giovani continuare la Resistenza".

Qualcuno, da allora, ci ha provato; qualcuno, tra costoro, ha scelto di passare dalle "armi della critica" alla "critica delle armi": ha perduto, talvolta togliendo la vita, in ogni caso sempre immolando la propria. Ma a noi, che di certo non siamo i vincitori, piuttosto che condannare spetta capire.

Forse queste pagine ci aiuteranno.

 

Roberto De Rossi

 

Ultima modifica di questa pagina: martedì, 25 aprile 2006 23.12

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