|
Prima di
tutto una precisazione: questo non è un libro sulle Brigate
rosse.
Questo
libro è il resoconto dell’esperienza del senatore Giovanni
Pellegrino in qualità di presidente della Commissione
parlamentare d’inchiesta sul terrorismo e sulle cause della
mancata individuazione dei responsabili delle stragi;
detto in altri termini, queste pagine raccolgono e
sintetizzano i risultati a cui è arrivato l’organo di cui si
è dotato il Parlamento italiano per cercare di venire a capo
dei misfatti che hanno contraddistinto quella lunga stagione
di sangue che va da Piazza Fontana al crollo del muro di
Berlino, passando per le stragi della prima metà degli anni
Settanta, la prima stagione del terrorismo rosso, l’affare
Moro, la stazione di Bologna, Ustica e le ultime imprese
della stella a cinque punte. Strategia della tensione e anni
di piombo, i grandi misteri della prima Repubblica, le
chiavi di lettura necessarie e indispensabili per tentare di
districarsi tra una mole impressionante di buchi neri,
omissioni, depistaggi, progetti di sovversione dell’ordine
democratico: tutto quello che ha segnato in maniera
indelebile la storia del recente del Paese viene qui riletto
e analizzato attraverso le domande di due giornalisti e le
risposte di un protagonista di primo piano di quella
difficilissima opera di ricostruzione della memoria e di
ricerca della verità tuttora in corso. E chissà per quant’altro
tempo ancora.
Il libro è
diviso i tre parti: nella prima Pellegrino traccia le linee
guida del contesto socio-politico all’interno del quale
collocare gli avvenimenti, nella seconda si affronta il tema
dello stragismo e della “strategia della tensione” mentre
nella terza l’argomento centrale è il “terrorismo rosso” di
cui Pellegrino fornisce una rilettura stimolante e ricca
input interpretativi spesso originali, mai frutto di
letture ideologiche e preconfezionate. Come quando –
riferendosi agli anni di piombo - Pellegrino parla di una
“guerra civile a bassa intensità” accogliendo e legittimando
così la tesi di quanti sostengono che durante gli anni
Settanta si combatté qualcosa di molto simile a guerra tra
due eserciti non convenzionali, o come quando il senatore
diessino individua nell’area del consenso brigatista il
grande tema di indagine di cui ci si dovrà occupare nel
futuro, riferendosi a quella vasta area di contiguità che fu
decisiva per la sopravvivenza negli anni del fenomeno
brigatista. Quella stessa area di contiguità in riferimento
alla quale Germano Maccari, il celeberrimo ing. Altobelli di
via Montalcini, rivolgendosi proprio ai banchi della
Commissione ebbe a dire: Voi non mi credereste se vi
dicessi quante persone che occupano oggi posti importanti
nella società, in quegli anni difficilissimi, facevano a
gara per invitarmi a cena, orgogliosi di avere tra loro un
capo guerrigliero. Così come molto interessante e ricca
di spunti è la lettura fornita dell’intero affaire
Moro, non un “sequestro in appalto” come sostenuto dai più
accaniti dietrologi, bensì un’azione di autentica matrice
brigatista nella quale però, a un certo punto, seppero
inserirsi altri attori, nazionali e internazionali,
intervenuti a vario titolo nella vicenda con l’obiettivo di
orientarne gli sviluppi a proprio favore, nell’ambito di una
contrapposizione non solo Est-Ovest, ma anche – e
soprattutto – Nord-Sud. Pellegrino, del resto, fin dalle
prime battute dell’intervista sottolinea come sia ormai
anacronista la lettura di quegli anni che fa esclusivo
riferimento alla contrapposizione tra i due blocchi che
animarono la guerra fredda, e quanto sia più opportuno
invece collocare le recenti vicende italiane nella logica
della contrapposizione Nord-Sud del mondo per il ruolo di
primissimo piano sempre rivestito dall’Italia nel panorama
politico-strategico del mediterraneo.
Segreto di
Stato
è un altro di quei titoli utilissimi per fornire un quadro
d’insieme delle vicende, un testo che fornisce dei paletti
importanti all’interno dei quali collocare e approfondire
gli episodi specifici della lotta armata.
Giuliano Boraso
libri@brigaterosse.org
|