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Da anni
Giovanni Fasanella con i suoi libri sta fornendo un
contributo prezioso alla ricostruzione storica della
infinita stagione eversiva italiana. Nella stessa direzione
volge anche la sua ultima fatica I silenzi degli
innocenti, scritto con Antonella Grippo. Un libro
coraggioso che dà la voce a chi normalmente non la ha, a chi
viene mal sopportato per la sua grave colpa: quella di
essere stato vittima, in prima persona o attraverso un
familiare, del terrorismo. Una condizione assurda ben
spiegata dalle parole di Maria Fida, la prima figlia di Aldo
Moro: “Le vittime devono entrare nella tomba insieme al
loro congiunto e non apparire mai più, come le vedove
indiane sulla pira funebre. Non devono piangere né tanto
meno parlare. È l’ingiustizia esponenziale, il massimo
dell’orrore.”
Le
testimonianze raccolte da Fasanella e dalla Grippo ci
permettono di fare un viaggio lungo trent’anni di storia
italiana, da Piazza Fontana al delitto D’Antona. Anche se
per Piazza Fontana gli autori non sono riusciti a parlare
con nessuna delle vittime, molte delle quali si sono
rifiutate di raccontare una strage, quella che il 12
dicembre 1969 causò 17 morti e decine di feriti, tanto viva
è ancora la rabbia nei confronti di uno Stato incapace di
identificare i colpevoli di quella carneficina.
E così si
parte dalle laceranti storie raccontate da chi era a Piazza
della Loggia a Brescia il 28 maggio 1974, fino alla
testimonianza di Olga D’Antona, moglie del giuslavorista
assassinato dalle BR nel 1999. Splendido per equilibrio e
intensità, il racconto di Benedetta Tobagi, figlia del
giornalista del Corriere della Sera, assassinato nel
1980 quando Benedetta aveva solo 3 anni. Benedetta ricorda:
“La vita di un bambino normalmente è cadenzata dalle
tappe scolastiche, l’asilo, le elementari, le medie. La mia
era scandita dal caso Tobagi. Il processo di primo grado,
poi l’appello, e tutta la triste successione di anniversari
di morte e commemorazioni pubbliche che mi angosciavano
terribilmente.”
L’enorme
rispetto che provo nei confronti delle vittime del
terrorismo mi ha obbligato a valutare le loro opinioni in
modo razionale e non pietistico. Personalmente mi hanno
lasciato perplesso le parole di Maurizio Coco, figlio del
procuratore della Repubblica, assassinato a Genova dalle BR
nel 1976, quando afferma che “i terroristi sono peggiori
dei mafiosi, perché almeno i mafiosi compiono azioni
spregevoli per potere e denaro senza nascondersi dietro
motivazioni inesistenti.” O posso avere dei dubbi sul
giudice Sossi, quando sostiene che “come in Inghilterra,
bisognerebbe tenere i terroristi in carcere finché piace
alla regina, e in certi casi arrivare a buttare via la
chiave.” Ma è lo stesso Sossi ad affermare con
convinzione che “si deve continuare a parlare di quegli
anni e a scavare. Senza lasciarsi intimorire dalle accuse di
dietrologia: i più giovani devono sapere.” Parole che
Fasanella ha fatto sue da molti anni.
I silenzi
degli innocenti
è dunque un libro forte che va al cuore del problema, quello
della ricerca della Verità, usando le parole di uomini e
donne che la nostra società ha deciso di mettere al bando.
Solo l’affermarsi della Verità potrebbe, almeno in parte,
risarcire il loro dolore. Nel libro viene rilanciata
un’ipotesi importante, quella che ha permesso al Sudafrica
di chiudere la grave pagina dell’apartheid: Impunità in
cambio di Verità. “Chi sa deve parlare, deve dire tutto,
senza reticenze, qualunque sia il suo ruolo: uomo di Stato,
ex terrorista, dirigente dei Servizi, parlamentare,
intellettuale, giornalista. E lo stato sia clemente,
neutralizzi gli effetti penali delle confessioni.”
Ipotesi
certamente suggestiva ma che potrebbe essere fatta propria
solo da una democrazia finalmente matura.
Valerio
Lucarelli
autore di
Buio Rivoluzione |