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Homepage Libri Fatti, episodi, circostanze "Operazione Peci"

   
  Autore: Giorgio Guidelli
   
   
  Editore: Edizioni Quattroventi
  Collana: Materiali
  Data pubblicazione: 2005
  ISBN: 88-392-0700-7
  Pagine: 82
   
   
  Giudizio:
   
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Diciamolo subito: libri come questo non possono che incontrare il nostro favore per tre motivi molto semplici e, crediamo, altrettanto validi:

 

1.  perché contribuiscono a perfezionare e a rendere più completa l’opera di scavo storiografico attraverso l’analisi di episodi specifici e circostanziati, che possono fungere da valido supporto e complemento alle numerose “storie generali” del partito armato tuttora in circolazione;

 

2.  perché contribuiscono, altresì, a evitare che questi stessi episodi specifici (nel caso presente, il barbaro sequestro-assassinio di Roberto Peci, fratello dell’«infame» Patrizio) cadano nel pozzo nero dell’oblio storico, che qui in Italia pare davvero essere senza fondo;

 

3.  perché questi libri, soprattutto, sono scritti da giovani professionisti che non hanno vissuto direttamente gli eventi che raccontano e che quindi possono, crediamo, ripercorrerli con occhi e con stati d’animo differenti (e forse meno emotivamente compromessi), riuscendo probabilmente a fornire chiavi di lettura e punti di vista originali rispetto a quelli fin qui emersi.

 

Operazione Peci. Storia di un sequestro mediatico è opera scritta da Giorgio Guidelli, giovane giornalista professionista del quotidiano «Il Resto del Carlino», uno che – nell’estate del 1981, quando gli ultimi mohicani dell’eversione brigatista di stampo movimentista si autoconvinsero che sequestrare e uccidere un povero Cristo potesse produrre un passo avanti nella rivoluzione proletaria – aveva cinque anni e non ci capiva niente di quello che stava accadendo a quell’uomo con la barba lunga e lo sguardo spaurito. Anche perché, e come dargli torto, tutta la sua emotività in quei giorni era stata presa in ostaggio da un'altra tragedia, quella di Alfredino, caduto dentro il pozzo e mai più riemerso. Poi però, si sa, la memoria fa brutti scherzi. Dopo tanti anni, improvvisamente riemerge da qualche angolo oscuro della nostra psiche il ricordo sbiadito di fatti appena conosciuti. L’autore racconta nella prefazione che il bisogno di ripercorrere la vicenda di Roberto Peci nasce nei giorni in cui tutti i telegiornali nazionali, e non, trasmettono a ripetizione le immagini delle torture inflitte dai soldati della democrazia ai detenuti iracheni nelle prigioni della vergogna occidentale. Ci piace anche questo recupero del passato sentito come esigenza del presente, questo saper guardare e interpretare i fatti di oggi mantenendo sempre un occhio di riguardo per quello che è stato e, probabilmente, sarà.

Gran parte della ricostruzione dell’affare Peci condotta dall’autore si basa sul memoriale di uno dei protagonisti di quel truce episodio di lotta armata, Roberto Buzzati, ex militante delle Br, divenuto poi collaboratore di giustizia, tra i principali artefici della ricostruzione in sede giudiziaria dell’episodio. Un episodio, è bene dirlo per quanti non lo conoscessero, assolutamente “eccezionale” per la storia del partito armato: non tanto per le modalità con cui si manifesta (il sequestro), né per il suo tragico esito (la morte dell’ostaggio), quanto per la particolare concentrazione di elementi altamente “drammatici” che lo caratterizza. Al dato emotivo dovuto al grado di parentela del sequestrato con un altro grande protagonista delle cronache lottarmatiste di quei mesi si aggiunge l’elemento spettacolare ricercato e voluto a tutti i costi dagli artefici dell’azione (l’ossessione dei mass media, il tentativo di piegare i mezzi di comunicazione di massa ai propri obiettivi) e, non per ultimo, l’elemento più odioso, quello della crudeltà patologica fine a sé stessa, della barbarie indiscriminata sintomo di una degenerazione ormai fuori controllo. Il tutto è reso ottimamente dall’indagine di Guidelli, sintetica (forse troppo) e agile, ma al tempo stesso sufficientemente accurata e dettagliata. Un solo dubbio: perché non rivelare l’identità del «professor bazooka»?

 

Giuliano Boraso

libri@brigaterosse.org

 

Ultima modifica di questa pagina: sabato, 11 novembre 2006 21.15

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