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Diciamolo
subito: libri come questo non possono che incontrare il
nostro favore per tre motivi molto semplici e, crediamo,
altrettanto validi:
1.
perché contribuiscono a perfezionare e a
rendere più completa l’opera di scavo storiografico
attraverso l’analisi di episodi specifici e circostanziati,
che possono fungere da valido supporto e complemento alle
numerose “storie generali” del partito armato tuttora in
circolazione;
2.
perché contribuiscono, altresì, a evitare che
questi stessi episodi specifici (nel caso presente, il
barbaro sequestro-assassinio di Roberto Peci, fratello
dell’«infame» Patrizio) cadano nel pozzo nero dell’oblio
storico, che qui in Italia pare davvero essere senza fondo;
3.
perché questi libri, soprattutto, sono
scritti da giovani professionisti che non hanno vissuto
direttamente gli eventi che raccontano e che quindi possono,
crediamo, ripercorrerli con occhi e con stati d’animo
differenti (e forse meno emotivamente compromessi),
riuscendo probabilmente a fornire chiavi di lettura e punti
di vista originali rispetto a quelli fin qui emersi.
Operazione
Peci. Storia di un sequestro mediatico
è opera scritta da Giorgio Guidelli, giovane giornalista
professionista del quotidiano «Il Resto del Carlino», uno
che – nell’estate del 1981, quando gli ultimi mohicani
dell’eversione brigatista di stampo movimentista si
autoconvinsero che sequestrare e uccidere un povero Cristo
potesse produrre un passo avanti nella rivoluzione
proletaria – aveva cinque anni e non ci capiva niente di
quello che stava accadendo a quell’uomo con la barba lunga e
lo sguardo spaurito. Anche perché, e come dargli torto,
tutta la sua emotività in quei giorni era stata presa in
ostaggio da un'altra tragedia, quella di Alfredino, caduto
dentro il pozzo e mai più riemerso. Poi però, si sa, la
memoria fa brutti scherzi. Dopo tanti anni, improvvisamente
riemerge da qualche angolo oscuro della nostra psiche il
ricordo sbiadito di fatti appena conosciuti. L’autore
racconta nella prefazione che il bisogno di ripercorrere la
vicenda di Roberto Peci nasce nei giorni in cui tutti i
telegiornali nazionali, e non, trasmettono a ripetizione le
immagini delle torture inflitte dai soldati della democrazia
ai detenuti iracheni nelle prigioni della vergogna
occidentale. Ci piace anche questo recupero del passato
sentito come esigenza del presente, questo saper guardare e
interpretare i fatti di oggi mantenendo sempre un occhio di
riguardo per quello che è stato e, probabilmente, sarà.
Gran parte della ricostruzione
dell’affare Peci condotta dall’autore si basa sul memoriale
di uno dei protagonisti di quel truce episodio di lotta
armata, Roberto Buzzati, ex militante delle Br, divenuto poi
collaboratore di giustizia, tra i principali artefici della
ricostruzione in sede giudiziaria dell’episodio. Un
episodio, è bene dirlo per quanti non lo conoscessero,
assolutamente “eccezionale” per la storia del partito
armato: non tanto per le modalità con cui si manifesta (il
sequestro), né per il suo tragico esito (la morte
dell’ostaggio), quanto per la particolare concentrazione di
elementi altamente “drammatici” che lo caratterizza. Al dato
emotivo dovuto al grado di parentela del sequestrato con un
altro grande protagonista delle cronache lottarmatiste di
quei mesi si aggiunge l’elemento spettacolare ricercato e
voluto a tutti i costi dagli artefici dell’azione
(l’ossessione dei mass media, il tentativo di piegare i
mezzi di comunicazione di massa ai propri obiettivi) e, non
per ultimo, l’elemento più odioso, quello della crudeltà
patologica fine a sé stessa, della barbarie indiscriminata
sintomo di una degenerazione ormai fuori controllo. Il tutto
è reso ottimamente dall’indagine di Guidelli, sintetica
(forse troppo) e agile, ma al tempo stesso sufficientemente
accurata e dettagliata. Un solo dubbio: perché non rivelare
l’identità del «professor bazooka»?
Giuliano Boraso
libri@brigaterosse.org
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