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Homepage Libri Storie delle BR Il partito armato

   
  Autore: Giorgio Galli
   
   
  Editore: Kaos Edizioni
  Collana:  
  Data pubblicazione: 1993
  ISBN:

88-7953-022-4

  Pagine: 388
   
   
  Giudizio:
   
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Il partito armato, espressione con la quale Giorgio Galli accenna a tutta la galassia eversiva esplosa in Italia nel ventennio Settanta-Ottanta, fu un fenomeno autentico, non eterodiretto, generato da una confluenza di fattori di natura sociale e politica, primo tra tutti la mancanza nel nostro Paese dal dopoguerra in poi di una alternanza del potere politico, saldamente nelle mani della Democrazia cristiana dal ’45 fino all’inizio degli anni Novanta. Il partito armato ebbe però in Italia una estensione temporale che non può essere spiegata e giustificata solo in rimando al suo radicamento sociale, pur molto ampio; in realtà la sua sussistenza fu garantita dal fatto che esso divenne nel corso degli anni uno strumento inconsapevole nelle mani di quei settori dell’establishment impegnati a garantire il mantenimento di un equilibrio politico che prevedeva l’esclusione del Pci anche attraverso una certa “libertà di movimento” concessa a chi, Brigate rosse in testa, metteva a rischio la democrazia e l’ordine costituito. Di fronte al nemico pubblico numero 1 – il terrorismo – il mondo politico era in dovere di garantire legge e ordine (si vedano le “triste” leggi di emergenza) e, soprattutto, unità (si vedano i “tristi” governi di unità nazionale); per scongiurare il pericolo di un Pci mai così forte e pronto a rivendicare il diritto-dovere di porsi alla guida del Paese, le consorterie di potere conservatore e reazionario non esitarono a servirsi del partito armato per mantenere nel Paese una situazione di emergenza che, sola, poteva assicurare il mantenimento dello status quo.

Servizi di sicurezza e forze dell’ordine misero così in piedi e attuarono una strategia basata su momenti di repressione del fenomeno alternati a momenti di relativa “tolleranza” che permisero alle Br di diventare il movimento socialrivoluzionario più forte d’Occidente. Ecco perché, secondo Galli, anche la lotta all’eversione di sinistra rientra in quella strategia utilizzata dall’establishment per impedire al Pci l’accesso al governo: non un complesso organizzato o una macchina onnipotente, ma una serie di interventi empirici, taluni concertati e altri no, tra settori dell’establishment e settori dei servizi di sicurezza tennero i comunisti a metà del guado, coinvolti nella restaurazione moderata ma lontani dal governo e dai centri decisionali, mentre l’iniziativa del partito armato teneva desti i loro complessi di colpa (per l’avallo fornito alla versione leninista e stalinista del marxismo)  e faceva del terrorismo il problema cruciale del paese, per sconfiggere il quale occorreva riaggregare una maggioranza moderata che riportasse nella società “legge e ordine” (pag. 376).

Il libro di Giorgio Galli (uscito per la prima volta nel 1986 per i tipi della Rizzoli) è tutto in questa tesi, a metà strada tra dietrologia (i brigatisti burattini nella mani di qualche deus ex machina) e normalizzazione (il partito armato fu fenomeno vero e autentico, nessun mistero, nessun “buco nero” nella sua storia); tutte le circa quattrocento pagine utilizzate dall’autore per narrare le vicende del partito armato dai suoi albori alla sua sconfitta negli anni ’80 risentono di questa impostazione e sono orientate a dimostrarne l’assoluta inconfutabilità.

Al di là di questo però il libro di Galli è anche una imponente mole di dati, informazioni, notizie che ne fa un altro di quegli strumenti irrinunciabili per chi voglia capirne e saperne di più; se la tesi di fondo non vi convince poco male, il libro merita comunque di essere letto perché la bibliografia sull’argomento non comprende molte altre ricostruzioni storiche del fenomeno così complete e dettagliate. Se invece la tesi vi piace e la condividete, una volta terminata la lettura non vi resta che integrarla con la seconda parte di Piombo rosso, l’ultimo libro di Galli (2004) che completa la riflessione accennando anche alla recentissima ricomparsa della stella a cinque punte con gli omicidi di Massimo D’Antona e Marco Biagi (vedere la recensione in cima alla lista). 

 

Giuliano Boraso

libri@brigaterosse.org

 

Ultima modifica di questa pagina: sabato, 29 aprile 2006 18.55

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