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Homepage Libri Storie delle BR Piombo rosso

   
  Autore: Giorgio Galli
  Editore: Baldini Castoldi Dalai
  Collana:  
  Data pubblicazione: 2004
  ISBN: 88-8490-507-9
  Pagine: 457
   
   
  Giudizio:
   
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La storia completa della lotta armata in Italia dal 1970 a oggi. Il sottotitolo dell’ultimo libro di Giorgio Galli sul fenomeno del terrorismo rosso in Italia è di per sé molto ambizioso perché intende per la prima volta tratteggiare la parabola della violenza politica di sinistra fino ai recentissimi fatti di cronaca degli ultimi mesi; e farlo partendo dalle sue origini, riconducibili al biennio ’68-‘69. Cosa che del resto, già in precedenza Galli aveva fatto ne Il partito armato, uscito per la prima volta per i tipi della Rizzoli nel 1986 e poi ristampato e aggiornato per la Kaos edizioni nel 1993. Ad accomunare questi due titoli, oltre all’ampiezza del respiro dell’opera, è anche la tesi di fondo che accompagna e contraddistingue tutto il lavoro di Galli sul terrorismo di sinistra in Italia e sulle cause della sua “eccezionale” durata nel tempo, non paragonabile all’esperienza rivoluzionaria di nessun altro Paese europeo: il partito armato è sopravvissuto così a lungo in Italia, riuscendo a condizionare il dibattito politico per oltre un ventennio, perché – secondo l’autore – ha goduto per larghi tratti della sua storia di una sorta di “impunità” essendo considerato in qualche modo funzionale al mantenimento di un certo status quo negli equilibri politici del Paese. Detto in altri termini: le Brigate rosse, se fossero davvero state contrastate con decisione e determinazione dal mondo politico e dagli apparati di sicurezza, sarebbero tramontate prima ancora di nascere. Questo non è successo perché in quei frangenti in cui si poteva dare il colpo di grazia al fenomeno, questo è stato invece “tollerato” perché determinati settori del potere lo consideravano utile per il mantenimento degli equilibri politici in Italia: una Democrazia cristiana al potere, quindi, anche in virtù dell’emergenza nazionale e dei governi di unità che poteva avvalersi dell’assenso esterno di un Partito comunista in costante imbarazzo per quanto succedeva alla sua sinistra.

Lungo questa direttrice di fondo, Galli ripercorre la storia del partito armato soffermando la sua attenzione proprio su quei momenti che avrebbero potuto segnare la fine della minaccia eversiva: come, ad esempio, già nel 1972 ai tempi dei primi infiltrati, o nel 1974 dopo gli arresti di Curcio e Franceschini, o nell’immediato dopo-Moro, o ancora nei primi anni Ottanta, una volta arrestati anche Mario Moretti prima e Giovanni Senzani poi. In tutti questi frangenti i nostri apparati di sicurezza avrebbero potuto chiudere la partita, ma non l’hanno fatto per le ragioni prima indicate. Ecco perché nella narrazione di Giorgio Galli acquista una fondamentale importanza l’accento costantemente posto sui nostri apparati di sicurezza, con i servizi segreti in testa, considerati i veri artefici di questa tattica del “gatto col topo”: in Piombo rosso aleggia continuamente questa presenza misteriosa che regge le fila del gioco, secondo una tradizione dietrologica tanto cara alla storiografia italiana, soprattutto quando si affrontano i grandi episodi di violenza politica della storia recente del Paese.

E lo schema, dice Galli, si ripresenta anche con il ritorno della stella a cinque punte; anche oggi, come nel passato, il partito armato scegli di irrompere nella scena politica del Paese proprio in concomitanza di particolari momenti delicati nella dinamica economico-politica del Paese stesso. Proprio come accadeva in passato, con lo stesso tempismo, le Br uccidono prima D’Antona e pi Biagi quando ci si appresta a riformare il mercato del lavoro, quando si discute della modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, quando si vuole mettere in un angolo quel sindacato (la Cgil) che non sta ai patti e rivendica la propria autonomia e il proprio disaccordo dalle scelte del governo. Insomma, a Galli pare proprio che anche oggi qualcuno sia in grado di “usare” a proprio piacimento e secondo le proprie finalità quelle frange comunque autentiche e genuine di violenza politica che da sempre tentano di condizionare la vita politica italiana. Non si spiegherebbe altrimenti il perdurare unico al mondo del fenomeno eversivo di matrice brigatista.

 

Giuliano Boraso

libri@brigaterosse.org

 

Ultima modifica di questa pagina: sabato, 29 aprile 2006 18.54

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