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La storia
completa della lotta armata in Italia dal 1970 a oggi.
Il sottotitolo dell’ultimo libro di Giorgio Galli sul
fenomeno del terrorismo rosso in Italia è di per sé molto
ambizioso perché intende per la prima volta tratteggiare la
parabola della violenza politica di sinistra fino ai
recentissimi fatti di cronaca degli ultimi mesi; e farlo
partendo dalle sue origini, riconducibili al biennio
’68-‘69. Cosa che del resto, già in precedenza Galli aveva
fatto ne Il partito armato, uscito per la prima volta
per i tipi della Rizzoli nel 1986 e poi ristampato e
aggiornato per la Kaos edizioni nel 1993. Ad accomunare
questi due titoli, oltre all’ampiezza del respiro
dell’opera, è anche la tesi di fondo che accompagna e
contraddistingue tutto il lavoro di Galli sul terrorismo di
sinistra in Italia e sulle cause della sua “eccezionale”
durata nel tempo, non paragonabile all’esperienza
rivoluzionaria di nessun altro Paese europeo: il partito
armato è sopravvissuto così a lungo in Italia, riuscendo a
condizionare il dibattito politico per oltre un ventennio,
perché – secondo l’autore – ha goduto per larghi tratti
della sua storia di una sorta di “impunità” essendo
considerato in qualche modo funzionale al mantenimento di un
certo status quo negli equilibri politici del Paese. Detto
in altri termini: le Brigate rosse, se fossero davvero state
contrastate con decisione e determinazione dal mondo
politico e dagli apparati di sicurezza, sarebbero tramontate
prima ancora di nascere. Questo non è successo perché in
quei frangenti in cui si poteva dare il colpo di grazia al
fenomeno, questo è stato invece “tollerato” perché
determinati settori del potere lo consideravano utile per il
mantenimento degli equilibri politici in Italia: una
Democrazia cristiana al potere, quindi, anche in virtù
dell’emergenza nazionale e dei governi di unità che poteva
avvalersi dell’assenso esterno di un Partito comunista in
costante imbarazzo per quanto succedeva alla sua sinistra.
Lungo
questa direttrice di fondo, Galli ripercorre la storia del
partito armato soffermando la sua attenzione proprio su quei
momenti che avrebbero potuto segnare la fine della minaccia
eversiva: come, ad esempio, già nel 1972 ai tempi dei primi
infiltrati, o nel 1974 dopo gli arresti di Curcio e
Franceschini, o nell’immediato dopo-Moro, o ancora nei primi
anni Ottanta, una volta arrestati anche Mario Moretti prima
e Giovanni Senzani poi. In tutti questi frangenti i nostri
apparati di sicurezza avrebbero potuto chiudere la partita,
ma non l’hanno fatto per le ragioni prima indicate. Ecco
perché nella narrazione di Giorgio Galli acquista una
fondamentale importanza l’accento costantemente posto sui
nostri apparati di sicurezza, con i servizi segreti in
testa, considerati i veri artefici di questa tattica del
“gatto col topo”: in Piombo rosso aleggia
continuamente questa presenza misteriosa che regge le fila
del gioco, secondo una tradizione dietrologica tanto cara
alla storiografia italiana, soprattutto quando si affrontano
i grandi episodi di violenza politica della storia recente
del Paese.
E lo
schema, dice Galli, si ripresenta anche con il ritorno della
stella a cinque punte; anche oggi, come nel passato, il
partito armato scegli di irrompere nella scena politica del
Paese proprio in concomitanza di particolari momenti
delicati nella dinamica economico-politica del Paese stesso.
Proprio come accadeva in passato, con lo stesso tempismo, le
Br uccidono prima D’Antona e pi Biagi quando ci si appresta
a riformare il mercato del lavoro, quando si discute della
modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori,
quando si vuole mettere in un angolo quel sindacato (la Cgil)
che non sta ai patti e rivendica la propria autonomia e il
proprio disaccordo dalle scelte del governo. Insomma, a
Galli pare proprio che anche oggi qualcuno sia in grado di
“usare” a proprio piacimento e secondo le proprie finalità
quelle frange comunque autentiche e genuine di violenza
politica che da sempre tentano di condizionare la vita
politica italiana. Non si spiegherebbe altrimenti il
perdurare unico al mondo del fenomeno eversivo di matrice
brigatista.
Giuliano Boraso
libri@brigaterosse.org
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