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Homepage Libri Le testimonianze Noi terroristi

   
  Autore: Giorgio Bocca
   
   
   
  Editore: Garzanti
  Collana:  
  Data pubblicazione: 1985
  ISBN:  
  Pagine: 292
   
   
  Giudizio:
   

 

 

Difficilmente chi vorrà capirci qualcosa sugli anni di piombo vissuti dal nostro paese potrà ignorare questo libro, ancora una volta firmato da Giorgio Bocca, che ha un solo, grande merito sufficiente però a renderlo tutt’ora (con poche eccezioni) unico: il merito di far parlare i protagonisti e di ripercorrere tramite i loro racconti, la loro voce i dodici anni (1970-’82) che hanno sconvolto la società italiana.

Si parte da molto lontano, dal “big bang” del biennio ’68-’69, e si prosegue passo passo, senza tralasciare nulla, con l’ostinata, testarda volontà di capire che è propria del partigiano piemontese che ha dedicato la propria vita al giornalismo e alla storia. In questo libro però Bocca sceglie di defilarsi e di lasciar parlare chi la lotta armata l’ha fatta davvero, e ora ne porta tutto il carico di responsabilità e di dramma interiore. A raccontare sono in tanti: c’è tutto il gruppo storico delle Brigate rosse (da Curcio a Moretti, da Semeria a Franceschini), impegnati a ricostruire la storia del più grande movimento eversivo dell’Europa occidentale attraverso tutte le tappe che ne hanno contraddistinto il cammino: la nascita, le prime azioni di guerriglia, le sconfitte e le vittorie, i contrasti interni, fino alla capitolazione definitiva. Ci sono poi gli esponenti di punta della cosiddetta “seconda generazione”, pensiamo a Fenzi, a quelli della “Walter Alasia”.

Ma non di sole Brigate rosse si parla, dal momento che l’ambizioso progetto di Noi terroristi intende ripercorrere le gesta anche dei gruppi minori, primo tra tutti quello di Prima Linea, il “mucchio selvaggio”, o il magma indistinto di Autonomia operaia e del movimento del ’77. Un affresco quindi il più possibile completo, a trecentosessanta gradi: una miriade di fatti, di personaggi, di eventi (per lo più tragici) tenuti isieme dal filo rosso del racconto e del ricordo. Lo stesso filo roso che qualche anno più tardi sarà il motore di un’altra operazione di memoria storica di grande successo: anche Sergio Zavoli, con La notte della Repubblica, sceglierà di far parlare i protagonisti e il risultato – per lo più tradotto sugli schermi televisivi – sarà ugualmente efficace, a testimonianza del fatto che se a prevalere contro ogni tentazione inquisitoria è la semplice volontà di conoscenza e di ricerca, il risultato in termini di qualità e di affidabilità storiografica è assicurato. Ancora oggi, a distanza di decenni dai fatti di cui si parla, persiste in molti un senso di fastidio e di rifiuto quando, in occasione di questo o quell’appuntamento pubblico, a parlare sono i protagonisti di quei tragici eventi; permane cioè in larghi settori dell’opinione pubblica e in molti degli opinion leader che la orientano un desiderio di rimozione collettiva che trova una grossolana giustificazione nella regola non scritta in base alla quale chi ha compiuto “il male” dev’essere ridotto al silenzio.

Fortunatamente, questo orientamento oscurantista non sempre riesce a prevalere (nonostante, negli ultimi anni, si registri da più arte un suo preoccupante incremento). Libri come Noi terroristi, anziché finire dimenticati in qualche libreria dell’usato perché oramai fuori catalogo, dovrebbero trovare editori continuamente disposti ad acquisirne i diritti perché è su queste pagine che si fonda la memoria della nostra storia recente. Così facendo magari avremmo potuto risparmiarci gli stucchevoli commenti giornalistici che, in occasione delle recenti azioni targate “nuove” Brigate rosse, si domandavano sgomenti: “Ma chi sono? Da dove vengono? Cosa vogliono?”, come se stessimo parlando di pericolosi, quanto ignoti, extraterrestri e non di uomini e donne che rivendicavano nero su bianco l’appartenenza a una storia e  a un bagaglio di esperienze politiche-ideologiche antecedente di neppure vent’anni. Fare storia è difficile, soli in pochi ci riescono; un paese maturo dovrebbe almeno preoccuparsi di tutelare e conservare nel tempo i contributi di quanti riescono nell’ardua impresa di conservare la memoria, anche la più scomoda, quella che in molti vorrebbero volentieri cancellare.

 

Giuliano Boraso

libri@brigaterosse.org

 

Ultima modifica di questa pagina: lunedì, 27 marzo 2006 13.35

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