|
Difficilmente chi vorrà capirci qualcosa sugli anni di
piombo vissuti dal nostro paese potrà ignorare questo libro,
ancora una volta firmato da Giorgio Bocca, che ha un solo,
grande merito sufficiente però a renderlo tutt’ora (con
poche eccezioni) unico: il merito di far parlare i
protagonisti e di ripercorrere tramite i loro racconti, la
loro voce i dodici anni (1970-’82) che hanno sconvolto la
società italiana.
Si parte da
molto lontano, dal “big bang” del biennio ’68-’69, e si
prosegue passo passo, senza tralasciare nulla, con
l’ostinata, testarda volontà di capire che è propria del
partigiano piemontese che ha dedicato la propria vita al
giornalismo e alla storia. In questo libro però Bocca
sceglie di defilarsi e di lasciar parlare chi la lotta
armata l’ha fatta davvero, e ora ne porta tutto il carico di
responsabilità e di dramma interiore. A raccontare sono in
tanti: c’è tutto il gruppo storico delle Brigate rosse (da
Curcio a Moretti, da Semeria a Franceschini), impegnati a
ricostruire la storia del più grande movimento eversivo
dell’Europa occidentale attraverso tutte le tappe che ne
hanno contraddistinto il cammino: la nascita, le prime
azioni di guerriglia, le sconfitte e le vittorie, i
contrasti interni, fino alla capitolazione definitiva. Ci
sono poi gli esponenti di punta della cosiddetta “seconda
generazione”, pensiamo a Fenzi, a quelli della “Walter
Alasia”.
Ma non di
sole Brigate rosse si parla, dal momento che l’ambizioso
progetto di Noi terroristi intende ripercorrere le
gesta anche dei gruppi minori, primo tra tutti quello di
Prima Linea, il “mucchio selvaggio”, o il magma indistinto
di Autonomia operaia e del movimento del ’77. Un affresco
quindi il più possibile completo, a trecentosessanta gradi:
una miriade di fatti, di personaggi, di eventi (per lo più
tragici) tenuti isieme dal filo rosso del racconto e del
ricordo. Lo stesso filo roso che qualche anno più tardi sarà
il motore di un’altra operazione di memoria storica di
grande successo: anche Sergio Zavoli, con La notte della
Repubblica, sceglierà di far parlare i protagonisti e il
risultato – per lo più tradotto sugli schermi televisivi –
sarà ugualmente efficace, a testimonianza del fatto che se a
prevalere contro ogni tentazione inquisitoria è la semplice
volontà di conoscenza e di ricerca, il risultato in termini
di qualità e di affidabilità storiografica è assicurato.
Ancora oggi, a distanza di decenni dai fatti di cui si
parla, persiste in molti un senso di fastidio e di rifiuto
quando, in occasione di questo o quell’appuntamento
pubblico, a parlare sono i protagonisti di quei tragici
eventi; permane cioè in larghi settori dell’opinione
pubblica e in molti degli opinion leader che la orientano un
desiderio di rimozione collettiva che trova una grossolana
giustificazione nella regola non scritta in base alla quale
chi ha compiuto “il male” dev’essere ridotto al silenzio.
Fortunatamente, questo orientamento oscurantista non sempre
riesce a prevalere (nonostante, negli ultimi anni, si
registri da più arte un suo preoccupante incremento). Libri
come Noi terroristi, anziché finire dimenticati in
qualche libreria dell’usato perché oramai fuori catalogo,
dovrebbero trovare editori continuamente disposti ad
acquisirne i diritti perché è su queste pagine che si fonda
la memoria della nostra storia recente. Così facendo magari
avremmo potuto risparmiarci gli stucchevoli commenti
giornalistici che, in occasione delle recenti azioni targate
“nuove” Brigate rosse, si domandavano sgomenti: “Ma chi
sono? Da dove vengono? Cosa vogliono?”, come se stessimo
parlando di pericolosi, quanto ignoti, extraterrestri e non
di uomini e donne che rivendicavano nero su bianco
l’appartenenza a una storia e a un bagaglio di esperienze
politiche-ideologiche antecedente di neppure vent’anni. Fare
storia è difficile, soli in pochi ci riescono; un paese
maturo dovrebbe almeno preoccuparsi di tutelare e conservare
nel tempo i contributi di quanti riescono nell’ardua impresa
di conservare la memoria, anche la più scomoda, quella che
in molti vorrebbero volentieri cancellare.
Giuliano Boraso
libri@brigaterosse.org
|