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Un altro
libro di Giorgio Bocca, un altro contributo ormai
considerato un classico per l’analisi e la ricostruzione
storica del fenomeno eversivo italiano degli anni Settanta.
Osservatore
attentissimo della società italiana, ma anche storico della
Resistenza e del movimento partigiano, dalle colonne dell’Espresso
prima, e di Repubblica poi, Bocca segue passo passo
il manifestarsi dell’eversione nel Paese, di destra e di
sinistra, analizzandone le radici, il retroterra politico e
culturale, i programmi politici e le azioni militari, e
indicandone le ripercussioni su una società – quella
italiana – in fase di profondo e radicale rinnovamento.
Non solo le
Brigate rosse e lo stragismo neo-fascista, ma anche il
rivoluzionarismo velleitario di Feltrinelli e dei suoi Gap,
i Nuclei armati proletari e la loro attenzione ai temi delle
carceri e dell’emarginazione sociale, l’esplosione della
contestazione studentesca, il ’77, e la parabola di
autonomia operaia.
Fino
all’evento catartico del sequestro Moro, quasi contemporaneo
all’uscita del libro.
Bocca,
dicevano, scava in profondità, non si limita a una
ricostruzione cronachistica di fatti e avvenimenti, ma
risale alle origini del fenomeno eversivo, individuandone le
diverse matrici: ormai celebre, ad esempio, il
cattocomunismo di cui si serve – nel primissimo capitolo del
libro – per fare riferimento alla formazione culturale e
politica di quello che poi sarebbe passato alla storia come
il “nucleo storico” delle Brigate rosse. La forte componente
cattolica presente nella formazione di personaggi come
Renato Curcio e Margherita Cagol che si incontra con la
tradizione comunista del gruppo reggiano capeggiato da
Alberto Franceschini.
Una miscela
di suggestioni, progetti e bisogni che caratterizzerà anche
l’incontro di migliaia e migliaia di giovani che a cavallo
tra gli anni Sessanta e Settanta sperimentano la comune
messa in discussione dei postulati base della società
italiana.
E non solo.
Una critica radicale è rivolta anche all’interno delle
stesse culture di riferimento, quella cattolica e quella
comunista: basti pensare ai sommovimenti in corso nel
cattolicesimo italiano, o a tutto quello che iniziava allora
a nascere e a muoversi alla sinistra del grande Partito
comunista.
A più di un
quarto di secolo dalla sua prima uscita, Il terrorismo
italiano 1970/1978 è ancora oggi una lettura
indispensabile per chi voglia accostarsi allo studio
dell’eversione italiana proprio in virtù della sua capacità
di analisi e di conoscenza profonda dei caratteri
strutturali del fenomeno descritto; da quel lontano ’78 a
oggi i contributi storiografici sull’argomento si sono
sprecati, alimentando anno dopo anno una bibliografia a
tratti anche ridondante e non sempre originale.
Sul piano
della narrazione dei fatti e della cronaca degli eventi, il
libro di Bocca è oggi superato tanto che lo stesso
giornalista ha negli anni a seguire completato e integrato
la propria documentazione dei fatti con altri titoli; dove
invece questo libro continua a mantenere un valore e una
importanza di prim’ordine è proprio sul piano della
descrizione dei tratti profondi del fenomeno, le sue
origini, le sue matrici culturali, la sue essenza storica.
Da questo
punto di vista Giorgio Bocca continua a godere di una
solitudine piuttosto imbarazzante, ma al tempo stesso
piuttosto gratificante per l’interessato.
Giuliano Boraso
libri@brigaterosse.org
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