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La
bibliografia che Giorgio Bocca ha dedicato al partito armato
nel corso della sua pluridecennale carriera di giornalista e
scrittore è davvero ampia e composta da alcuni titoli che
sono tutt’ora strumenti indispensabili per la comprensione e
lo studio del fenomeno: da Il terrorismo italiano
1970/1978 (uno dei primissimi scritti sul partito
armato, andato alle stampe nei mesi immediatamente
successivi l’omicidio di Aldo Moro) a
Noi terroristi,
nel quale la storia del partito armato viene ripercorsa
attraverso le testimonianze dirette dei suoi principali
protagonisti.
Senza
contare poi altri contributi “di contorno”, tra i quali ad
esempio la ricostruzione dell’inchiesta ai danni dei leader
dell’Autonomia operaia organizzata (7 aprile. Toni Negri
e la grande inquisizione) scritta a caldo (il libro esce
nel marzo del 1980) eppure così puntuale e per certi versi
profetica.
Con Gli
anni del terrorismo Bocca sembra aver voluto riassumere
in un unico volume tutto il lavoro fatto, arricchendolo e
corredandolo di una imponente mole di fotografie dal valore
storiografico non secondario rispetto alle fonti scritte.
In questo
libro dalle imponenti dimensioni, quasi una storia
illustrata degli anni di piombo, il lettore trova tutto: le
origini delle Brigate rosse, l’esperienza gappista di
Giangiacomo Feltrinelli e quella dei Nuclei armati
proletari, il ’77, l’attacco brigatista al cuore dello
Stato, il sequestro Moro, l’autonomia operaia e il caso 7
aprile, Prima Linea e le Brigate rosse anni ’80. E poi,
ancora, lo stragismo nero e le trame legate alla loggia
massonica P2 e agli spezzoni deviati dei nostri servizi di
sicurezza.
Una
narrazione a 360 gradi, asciutta e sferzante come nello
stile classico del giornalista piemontese, di cosa sono
stati gli anni Settanta e Ottanta nel Paese; il tutto
arricchito e reso unico dai contributi fotografici che
conferiscono a questo testo una importanza bibliografica di
primo piano.
Grazie alle
fotografie il lettore può dare finalmente una fisionomia e
un volto ai personaggi di cui vengono narrate gesta e
delitti; non è un aspetto di poco conto, anzi, si tratta di
un plusvalore di primissima importanza perché consente una
immedesimazione totale del lettore con i fatti ricostruiti e
narrati.
I
“terroristi” non sono più fantasmi ma persone in carne e
ossa: conosciamo i volti delle mitiche donne nappiste, le
facce dei giovani del mucchio selvaggio piellino, quelle dei
capi storici delle Br. E poi le vittime: la smorfia di
Montanelli, soccorso pochi minuti dopo essere stato
gambizzato, i corpi privi di vita di Guido Rossa, Walter
Tobagi, Emilio Alessandrini, Guido Galli.
E ancora:
le espressioni dei “cattivi maestri” del 7 aprile, gli occhi
di Marco Donat Cattin, lo sguardo di Giovanni Senzani.
Possiamo conoscere il look dei componenti dei servizi
d’ordine nei cortei del ’77, l’espressione tirata dei
sequestrati mentre reggono i famosi cartelli pieni zeppi di
slogan in brigatese e anche un fotogramma del video
animalesco con il quale venne filmata l’esecuzione di
Roberto Peci, fratello dell’“infame” Patrizio.
Insomma, un
patrimonio visivo di primissimo piano che ha pochi eguali
nella bibliografia lottarmatista, ancora più degno di lode
se si considera la difficoltà di reperimento di certi
materiali visivi per chiunque volesse cimentarsi nell’opera.
Il
risultato non può che essere uno: un titolo indispensabile,
completo, ricco di informazioni (ovviamente da approfondire,
data la sintesi della narrazione qui contenuta). E neppure
troppo difficile da reperire nelle librerie dell’usato,
anche se a prezzi piuttosto elevati.
Giuliano Boraso
libri@brigaterosse.org
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