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Homepage Libri Storie delle BR Brigate rosse. La minaccia del nuovo terrorismo

   
  Autore: Gianni Cipriani
  Editore: Sperling & Kupfer
  Collana: Saggi
  Data pubblicazione: 2004
  ISBN: 88-200-3661-4
  Pagine: 348
   
   
  Giudizio:
   
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Testo importante, questo di Gianni Cipriani, per colmare dal punto di vista storiografico il vuoto che riguarda la storia dell’eversione italiana che va dagli ultimi attentati firmati Brigate rosse (1983-1988) fino alla improvvisa ricomparsa della stella a cinque punte con l’assassinio di Massimo D’Antona del 20 maggio 1999.

Cipriani colma questo vuoto cominciando la sua narrazione dalla frammentazione brigatista degli anni Ottanta, ripercorrendo passo passo il dibattito interno all’Organizzazione che ne determinò la fine della leggendaria unità e concentrando inizialmente la sua attenzione sugli attentati compiuti all’interno di quella fase definita di “ritirata strategica” che va dal 1982 al 1988). In seguito poi alla disfatta culminata nell’autunno ’88 con gli arresti a decine tra le fila della terza generazione brigatista segue un decennio di relativo silenzio nell’area rivoluzionaria, occupata a riaggregare le forze nell’intento di riprendere la lotta armata contro le istituzioni dello Stato, nonostante un panorama politico e sociale completamente mutato rispetto a quello che vide il sorgere nel nostro Paese dell’esperienza lottarmatista. Fino all’improvvisa, ma non del tutto inspiegabile, ricomparsa della stella a cinque punte in via Salaria. E poi le successive indagini, l’assassinio di Marco Biagi e le recentissime svolte investigative che sembrano aver inferto un colpo mortale alla quarta generazione delle Brigate rosse.

Tra i meriti maggiori di questa rigorosa indagine condotta da Cipriani quello di ricostruire, con grande dovizia di particolari e con un imponente apparato documentale di supporto, il paziente cammino compiuto dalle ultime leve del sovversivismo comunista nel corso degli anni Novanta, la costanza con cui quell’esile filo rosso rivoluzionario è stato piano piano reso sempre più consistente e resistente, nella convinzione – fondamento teorico dell’irriducibilismo – che la lotta armata sia una “necessità storica” e che come tale non possa esaurirsi nell’ambito di una società come la nostra, governata da processi di disuguaglianza e di ingiustizia sociale molto accentuati. Se non si coglie questo fondamentale assunto alla base della logica brigatista non si riuscirà a collocare nel giusto contesto storico la ricomparsa, apparentemente così anacronistica, di una minaccia sovversiva.

Cipriani nel suo libro fortunatamente lo fa, al contrario di quanti in sede di analisi e di commento successivi ai delitti D’Antona e Biagi non hanno saputo andare oltre una inutile e sterile ripetizione di aggettivi privi di qualsiasi capacità di spiegare e di comprendere il fenomeno; non basta, come è continuamente fatto nelle cronache di quotidiani e televisioni, definire il “nuovo” terrorismo farneticante, folle, allucinante per comprenderne i motivi e per spiegare le ragioni per cui il nostro Paese non riesce a scrollarsi di dosso una volta per tutta il fantasma della violenza politica.

 

Giuliano Boraso

libri@brigaterosse.org

 

Ultima modifica di questa pagina: sabato, 29 aprile 2006 18.51

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